martedì 27 settembre 2016

ALBERTO PALOSCIA, REGISTA DI CAVALLERIA RUSTICANA AL TEATRO PALMARIA - Intervista a cura di Ezia Di Capua

Sala Culturale CarGià - Promozione Artistica 2016
Sezione - CORO LIRICO LA SPEZIA

ALBERTO PALOSCIA
ALBERTO PALOSCIA: La sua carriera  è intensa la sua città natale è Firenze. Ricercatore e musicologo, collabora regolarmente alle pubblicazioni del Teatro Comunale di Firenze e del Maggio Musicale Fiorentino. Si occupa di organizzazione musicale; ha ricoperto la carica di Consulente Artistico del Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano. Viene insignito del prestigioso Premio Internazionale Luigi Illica, regista di moltissime opere, docente di una masterclass di interpretazione e di arte scenica sull’opera verista presso la Sicilia Opera Academy di Catania. Dal maggio 2012 è docente di un seminario dedicato all’organizzazione e alla gestione di eventi musicali presso l’università di Firenze. Viene insignito del Premio Antonio Bacchelli a Livorno e del Premio Circeo Lirica Nella sua veste di direttore artistico del Teatro di Livorno favorisce importanti coproduzioni e scambi internazionali.
Riapre il restaurato Teatro Goldoni di Livorno, nel gennaio 2004, alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi, con “Cavalleria rusticana” di P. Mascagni.
Alberto Paloscia, sarà regista di “Cavalleria Rusticana” che andrà in scena sabato 01 Ottobre, al Teatro Palmaria della Spezia, mi ha concesso in esclusiva per Sala Culturale CarGià l’intervista di seguito pubblicata che verrà estesa solo parzialmente ai quotidiani on line.
Lo ringrazio moltissimo, grata e onorata per la sua amicizia, cortesia e disponibilità, contraccambiando stima e simpatia  lo saluto caramente anche a nome di tutti i lettori.
Ezia Di Capua

Rinnovo il mio grazie innanzitutto  per la disponibilità a realizzare questa intervista.
Di solito  chiedo agli intervistati di raccontarmi dei loro studi e dei loro esordi, ma in questo caso devo proprio fare un'eccezione, perché a nessuno altro avrei potuto fare la domanda che segue:

Uno dei tuoi grandi traguardi professionali è la riapertura con Cavalleria Rusticana di P. Mascagni, del restaurato Teatro Goldoni di Livorno, nel gennaio 2004, alla presenza del compianto Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi scomparso purtroppo in questi giorni. Cosa può raccontarci dell’evento?

E' stata per me un'esperienza assolutamente unica. Il Treatro Goldoni di Livorno, uno dei teatri storici più antichi e prestigiosi della Toscana, luogo d'elezione delle opere di Mascagni, tornava a rivivere dopo oltre vent'anni di chiusura e dopo un lungo periodo di lavori di ristrutturazione e di restauro. La Cavalleria di riapertura fu affidata a un grande direttore mascagnano, nonché mio amico personale, il M° Massimo De Bernart, che fu anche direttore musicale dell'Opera Giocosa di Savona, prematuramente scomparso. Massimo era gravemente ammalato, ma portò a termine il suo compito con grande energia e con una lettura memorabile del capolavoro di Mascagni, lasciando un segno indelebile nel pubblico livornese. Ricordo con grande commozione anche il Presidente Ciampi, che da livornese doc e grande appassionato della musica di Pietro Mascagni – nel 1935, proprio al Goldoni,  ancora in calzoncini corti, aveva assistito alla prima livornese dell'ultima fatica teatrale del musicista labronico, con l'Autore sul podio – salì sul palcoscenico alla fine dell'opera per abbracciare tutti i componenti del cast. Aveva le lacrime agli occhi: finalmemte riapriva il Teatro della sua città!

Nella luce della tua carriera prestigiosa hai firmato la regia di moltissime opere e più volte la regia di Cavalleria Rusticana, in questa prossima messa in scena dell’opera al Teatro Palmaria della Spezia sabato 01 ottobre, vorrai certamente lasciare la tua impronta interpretativa, in che modo?
Penso che la Cavalleria di La Spezia sia la quinta produzione del capolavoro mascagnano sulla quale metto la mia firma, sempre in stretta sinergia con il drammaturgo Serglio Licursi, con cui collaboro dal 1994, anno del mio debutto come regista d'opera. Questa Cavalleria svilupperà l'idea già esplorata in altre precedenti versioni: quella di liberare un titolo spesso confuso con il verismo più esteriore dalle incrostazioni di certe edizioni old fashion e di restituirle il respiro di una grande tragedia mediterraneo, dove le grandi passioni dei personaggi – in particolare quello di Santuzza, autentico 'cuore' dell'opera – portano inesorabilmente alla catastrofe finale – la morte di Turiddu, autentico rito sacrificale  - con la scansione propria di una “sacra rappresentazione”: non dimentichiamo che la vicenda di Cavalleria si svolge nelle festività pasquali, nelle quali si celebrano il Sacrificio e la Resurrezione di Cristo. Ritengo che Cavalleria rusticana racchiuda in sé tanto il respiro della tragedia greca quanto la ritualità del dramma religioso.

Con quale opera ti senti di avere maggiori affinità?
Nella mia attività di regista ho spaziato da Haydn a Mozart, da Bellini a Donizetti, da Verdi a Puccini,  Mascagni e Leoncavallo. Naturalmente il repertorio in cui mi trovo a mio agio è quello verista, con cui ho un forte legame anche come studioso e musicologo. L'opera che mi ha dato più soddisfazione è stata forse Madama Butterfly di Puccini, non ti nascondo comunque che amerei affrontare altri due titoli che mi sono particolarmente cari: La fanciulla del West di Puccini e Adriana Lecouvreur di Cilèa. Altri sogni nel cassetto: i titoli shakespeariani di Verdi, avendo già affrontato con successo Otello, avrei desiderio di mettere in scena Macbeth e Falstaff

Nella tua veste di Direttore artistico del Teatro di Livorno favorisci importanti coproduzioni e scambi 
internazionali. Puoi parlarcene più approfonditamente?
Lavorare nel nome di Mascagni, che il 'filo conduttore' delle stagioni del mio teatro, significa intrecciare rapporti con teatri stranieri: Mascagni, poco eseguito in Italia, è molto amato all'estero – soprattutto in Germania, Austria, nei paesi dell'Est europeo e in America Latina -, dove era conosciuto e apprezzato anche nella sua veste di direttore d'orchestra. Quando parlo di Mascagni all'estero, parlo non solo di un grande musicista che ha avuto il ruolo di fondatore del melodramma cosiddetto “verista” - lo stesso ruolo che ha avuto Giovanni Verga in letteratura – ma di un uomo di teatro di respiro europeo, che ha saputo immergersi, dopo la partenza 'naturalistica' di Cavalleria, nelle più diverse temperie della cultura del suo tempo: simbolismo, esotismo, decadentismo ed espressionismo. Mascagni, in poche parole, viene visto fuori dal suo paese come un'emblema della cultura italiano. Dopo l'importante coproduzione di Guglielmo Ratcliffcon l'Opera di Bonn nel 1995, con la regia di Giancarlo Del Monaco, figlio del grande tenore Mario, sto proseguendo, grazie al sostegno e all'entusiasmo del nuovo direttore generale del Teatro Goldoni, Marco Leone, nella diffusione ddell'opera di Mascagni all'estero: sto  lavorando a concrete ipotesi di coproduzioni con teatri del Giappone, dell'Inghilterra, della Serbia e della Macedonia. Non sono mancate coproduzioni anche con opere non mascagnane: vorrei ricordare lo storico Flauto Magico  del 1999 con la regia di Lindsay Kemp realizzato in sinergia con i teatri di Santander, Bilbao e Santiago di Compostela e La Gioconda di Ponchielli allestita in coproduzione con l'Opera Nazionale di Atene nel 2005.

Hai ricevuto molti premi  nazionali e internazionali  ma, nulla accade per caso, quanta passione e dedizione ti spingono verso successi sempre più ambiziosi?
Soprattutto la passione e l'amore per il mio lavoro. Frequento la musica e il teatro d'opera fin da giovanissimo essendo cresciuto in una famiglia di appassionati e sono sempre stato guidato, fin quando ho iniziato a lavorare in teatro, ormai oltre trent'anni fa, dall'Amore per un'arte meravigliosa e in grado di elevare l'umanità, grazie alle emozioni che riesce a trasmetterei : la Musica, appunto. Forse è questa mia caparbia volontà di servire la musica e il teatro che mi ha valso i premi e i riconoscimenti alla mia carriera.

 Hai qualche aneddoto simpatico della tua carriera da raccontarci?
Ne avrei moltissimi, divertenti anche meno divertenti, perchè la vita in Teatro è bella e appagante, ma anche irta di problemi e di difficoltà. Più che di aneddoti vorrei ricordare le grandi personalità che mi hanno 'iniziato' alla musica e hanno contribuito alla mia crescita e alla mia maturazione professionale: in particolare i direttori d'orchestra Riccardo Muti, Gianandrea Gavazzeni e Bruno Bartoletti, il compositore e regista Sylvano Bussotti, il direttore artistico Luciano Alberti, con cui ho lavorato per molti anni nella mia gavetta al Maggio Musicale Fiorentino e il grande compositore Luciano Berio.

Docente di una masterclass di interpretazione e di arte scenica sull’opera verista presso la Sicilia Opera Academy di Catania, quali sono le soddisfazioni e le difficoltà maggiori in questa professione?
Credo molto nell'attività didattica e nella formazione di giovani cantanti, a Livorno da parecchi anni sto curando un'accademia di alto perfezionamento sull'opera di Mascagni e sul verismo in musica, che da quest'anno si chiama “Verismo Opera Studio” e della quale è stata allieva la bravissima Cristina Martufi, la nostra interprete di Santuzza. Nella mia veste di docente e nelle master che tengo spesso assieme a Setrgio Licursi cerco di fare avvicinare i giovani cantanti ai loro personaggi con maggiore naturalezza e libertà, seguendo la psicologia dei vari ruoli, ma soprattutto assecondando le tensioni della musica. E' un lavoro bellissimo, che mi ha dato enormi soddisfazioni. Le maggiori difficoltà? Quello di far capire ai ragazzi, spesso condizionati da vecchi condiziionamenti scolastici, che l'opera è una forma di spettacolo moderna, non imbalsamata, che il cantante deve essere anche un attore e che il melodramma deve essere trasmesso alle giovane generazioni con la stessa freschezza e vitalità con cui vengono affrontate altri generi, quali il cinema, il teatro di prosa e il musical.

Cosa ha significato essere regista  nei maggiori teatri internazionali?
Ha influito anche sul modo di concepire l'opera?
All'estero ho avuto occasione di lavorare in Spagna, in Germania, in Turchia, in Giappone e in Corea. I miei contatti mi hanno insegnato che all'estero l'opera è considerata una grande forma di spettacolo, sia dalla politica che dalle istituzioni, nonché una delle espressioni più alte e genuine della cultura italiana. Frequentando i teatri della Germania ho appreso che il teatro dell'opera può essere 'riletto' in una visione più moderna, più vicina alle problematiche del nostro tempo: questo ha radicato in me la convinzione che, senza tradire ciò che gli Autori hanno scritto e soprattutto senza violentare la musica – cosa che oggi avviene spesso, anche in Italia -, è indispensabile trasmettere il pubblico i grandi capolavori del passato – penso soprattutto a Mozart, Verdi, Wagner, Puccini, Strauss – con un linguaggio più vicino alla sensibilità dei nostri giorni, per avvicinare soprattutto il pubblico delle giovani generazioni. In Europa, in Giappone e in Corea, paesi dove il teatro d'opera è concepito proprio come un servizio culturale per la polis, le sale sono sempre gremite e sono frequentate da un pubblico la cui media anagrafica è sempre più bassa.

Da dove credi che abbiano origine i limiti nella ricezione dell'opera da parte delle nuove generazioni?
Dalla vecchia convinzione che l'opera lirica sia una forma di spettacolo antiquata e imbalsamata. Quando ero giovanissimo era molto difficile che un ragazzino della mia età frequentasse spettacoli lirici, io sono stato molto fortunato perchè la mia famiglia e i miei insegnanti mi hanno inculcato questa passione. Oggi i giovani, grazie al lavoro effettuato dalle scuole e dai teatri con le prove e le recite aperte al pubblico scolastico, sono molto favoriti e spesso diventano veri e  propri appassionati. A questo ha giovato anche la diffusione dell'opera lirica in streaming in  televisione, al cinema e sul web.

Quali sono il principale pregio e il peggior difetto di Alberto Paloscia?
Il maggior pregio è quello di amare profondamente il proprio lavoro, al di là di interessi personali ed economici e di affrontarlo, dopo tanti anni, con lo stesso irrefrenabile entusiasmo. Tutte le volte che assisto a un'opera o la metto in scena, provo sempre l'emozione della prima volta. Il mio difetto: è quello di essere troppo libero, di non farmi condizionare nelle mie scelte artistiche e di non venire a compromessi.  Questo ha favorito molta stima nei miei confronti, ma ha creato anche qualche motivo di acredine e di inimicizia. Un sassolino nella scarpa da togliermi: quando ho iniziato a lavorare in teatro, qualche decennio fa, alla loro guida c'erano direttori artistici esperti e competenti; oggi, in qualche teatro importante, ci sono i raccomandati della politica che spesso non capiscono di voci e di casting e il più delle volte affidano tutto alle agenzie liriche; le quali sono un supporto necessario al nostro lavoro e alla promozione dei cantanti, ma che non devono mai sostituirsi al ruolo del direttore artistico.

Vuoi lanciare un messaggio ai giovani?
Il teatro d'opera è bellissimo e affascinante e il melodramma è la forma di spettacolo più completa, unendo la voce e il gesto alla musica, all'orchestra, alla scenografia; è una forma di teatro totale come diceva Wagner. I giovani devono frequentarlo e imparare ad amarlo. Vorrei anche dire ai giovani cantanti di non disperare della situazione di crisi econonica e istituzionale che i teatri d'opera stanno attraversando, di perseverare nello studio e nel loro lavoro e di puntare sulla gavetta nei piccoli teatri per farsi le ossa. Un'esperienza come quella di La Spezia deve essere vista come un esempio per la crescita e la formazione di un cantante che si misura con un grande capolavoro come Cavalleria di Mascagni. Sono orgoglioso di avere fatto debuttare a Livorno artisti che poi hanno fatto una grande carriera: penso ai soprani Fiorenza Cedolins, Svetla Vassileva, Paoletta Marrocu, ai baritoni Gazale, Vitelli, Guelfi e Mastromarino, tanto per citare qualche nome. Quindi bisogna guardare al futuro con entusiasmo e spirito costruttivo, al di là del momento storico che stiamo vivendo.

La Spezia 27 Settembre 2016
Ezia Di Capua – Curatore Associazione Coro Lirico La Spezia

Immagini e quanto utile per la promozione artistica sarà pubblicato nel Blog di Sala CarGià, contenitore, archivio e testimonianza storica dell’arte e della cultura in transito nel Golfo dei Poeti: http://salacargia.blogspot.it.

INTERVISTA PUBBLICATA ON LINE A CURA DI EZIA DI CAPUA clicca sul link per leggere
LA GAZZETTA DELLA SPEZIA
http://www.gazzettadellaspezia.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=59098:sabato-1-ottobre-al-teatro-palmaria-cavalleria-rusticana,-intervista-al-regista-alberto-paloscia&Itemid=10004
CRONACA4
http://laspezia.cronaca4.it/2016/09/27/alberto-paloscia-regista-cavalleria-rusticana-al-teatro-palmaria/43343/
LA NAZIONE articolo di MARCO MAGI
MARTEDI 27 SETTEMBRE 2016

LA NAZIONE
MARTEDI 27 SETTEMBRE 2016

TEATRO PALMARIA  - LA SPEZIA
Cavalleria rusticana - Melodramma in un atto
Musica di Pietro Mascagni
Libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci
Regia Alberto Paloscia

SABATO  01 OTTOBRE 2016  alle ORE 21,15
INGRESSO Euro 15,00
per info:
0187 757075 – Teatro Civico
0187 734253 - Biso


1 commento:

Angelina Magnotta ha detto...

Evviva! Bravissima, come sempre

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