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domenica 18 ottobre 2015

U.C.A.I. LA SPEZIA : "SCULTURA"

Sala Culturale CarGià -  Promozione Artistica 2015
Sezione - Mostre d'Arte - Scultura

mercoledì 16 aprile 2014

EZIA DI CAPUA commenta una sua opera dedicata alla Passione di Gesù

Ezia Di Capua” 
La Corona di Spine e il Cristo con la Croce “ 
Dal Vangelo 
secondo Matteo. 27, 26-30


Pilato, dopo aver fatto flagellare Gesù lo consegnò perché fosse crocifisso. Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. 
Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. 
Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: « Salve, re dei Giudei! ». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo.


Un messaggio artistico volto ad indagare il connubio tra uomo, natura e Divino.
I contenuti drammatici dell’opera:
” La Corona di Spine e il Cristo con la Croce “ 
cedono il passo alla raffinatezza e all’equilibrio che le governa, svelando la ” mano” dell’artista che li ha eseguiti Ezia Di Capua:

Sono interessata ad orientare la percezione, dell’opera affinché possa essere stimata con una più ampia visione anche prospettica…e, per la  particolarità della sua natura è necessario che io precisi i seguenti dettagli  storici. 
Ho rispettato l'integrità originale della Corona di Spine realizzata,circa quindici anni fa con i rami dell’unica Acacia Spinosa reperibile nel nostro territorio, Il Golfo dei Poeti e, portata dalla Terra Santa come si narra, dai Templari. Il luogo in cui si trova la pianta è stato tenuto in altissimo segreto e non mi è stato tramandato ma, la Corona è stata per certo intrecciata, insieme al suo segreto da mia madre ed esposta nella chiesa Natività di Maria di San Terenzo, per oltre un decennio in occasione, della Santa Pasqua.
E’ stato quindi mio,dopo la morte di mia madre Carla Gallerini,il compito di reinterpretare il significato drammatico della Corona di Spine e compiere ricerche sulla sua genesi prima ancora che il mio processo creativo prendesse inizio.
L'indagine compiuta a partire dall’analisi della Corona, si è estesa poi a cose, oggetti e materiali provenienti dalla Terra Santa e di proprietà della mia famiglia che, in fase di progetto ho scelto per dare un senso compiuto e nuovo e universale al mio studio compositivo, nel tentativo teso ad allacciare un raccordo tra la natura e l'intervento umano che definisce un continuum spesso non considerato ma, di certo essenziale in questo mio particolare percorso creativo dedicato alla morte di Gesù descritta nei quattro Vangeli.  
L'arte,il flusso artistico, in questo caso si è manifestato nell’idea di modellare il Cristo con un composto di mia personale ideazione e creazione che ha avuto come componente di base un ramo di olivo portato a metà del xx secolo dalla Palestina da Ezio, mio nonno materno. Ho polverizzato parte del ramo e l’ho unito ad oli essenziali profumati e benedetti provenienti dalla Terra Santa insieme a terra e sabbia raccolti negli stessi luoghi sacri. Per legare il composto ho usato resine e  collanti naturali. L’opera è diventata così conseguenza di un processo di pensiero,anche filosofico, atto di fede, memoria di pellegrinaggio, insieme di un amore familiare unito in un messaggio di amore universale  e,  non solo quindi semplicemente il risultato del lavoro dell'artista.
Il Cristo in posizione centrale, posto su fondo realizzato con le tecniche in uso in antica iconografia sacra e quindi in oro, segna il rigore della composizione, e catalizza l’energia che sprigiona tutta l’opera.
In sintesi il significato espresso ora, va ben  oltre ad un aspetto stretto al  divenire, oltre a una lettura intrinseca del messaggio religioso e storico, oltre alla pietas,oltre la memoria familiare, è anche una coraggiosa e sentita ricerca personale che osa rendere esplicito il desiderio di avvicinarsi al Divino attraverso un atto di creazione compiuto tramite la rigenerazione di materiali naturali storicamente legati a quei luoghi ove  Nostro Signore ha vissuto sino alla Sua Passione
I tre grossi chiodi d’epoca conficcati tra le spine, orientati a ricordare le modalità della crocifissione definiscono con tragica violenza l’opera che supera se stessa trasmettendo un' intensa forza mistica che la muta in.... preziosa Reliquia” .


Ezia Di Capua 



Oggetto:
Re: SALA CARGIA' NEWS
18/04/2014
15:27
Da:
Valerio Cremolini
A:
<EziaDiCapua@libero.it>

Carissima Ezia,
                        ho letto con sentita partecipazione la "genesi" del tuo impegnativo lavoro esposto nella rassegna pasquale dell'Ucai. Purtroppo, molto spesso, le collettive scontano una attenzione superficiale. Si coglie l'insieme e, imperdonabilmente, ciascuna opera viene considerata, non di rado, una delle tante. So bene, che così non è. Ciò è significativamente confermato da quanto scrivi su "La corona di spine  e il Cristo con la croce", dimostrando l'abbondante ricchezza di contenuti che la caratterizzano e che tu, con una scrittura chiara e scorrevole, proponi dettagliatamente. Si avverte la sincera e convinta condivisione del tema elaborato, che richiama il drammatico epilogo della "Via crucis" sopportata da Gesù, tanto sconfortato da sentirsi abbandonato dal Padre e rassegnato alla fine.
Peraltro, la dovizia di particolari che segnali nella tua densa nota smentiscono, mi assumo una forte responsabilità, un pensiero del filosofo Martin Heidegger, per il quale "gli artisti autentici sono quelli che forniscono meno spiegazioni". Quelle che tu hai fornito le trovo personalmente molto utili e non ridimensionano per nulla l'autenticità della tua opera, che vanta una progettualità tutt'altro che frettolosa e superficiale. Sono poche parole, assolutamente non di circostanza, con le quali ti esprimo stima e viva amicizia. Buona Pasqua e te e famiglia. Valerio


martedì 11 ottobre 2011

STEFANIA GAMBARDELLA REALIZZA IL BUSTO IN BRONZO DEDICATO A GIACOMO GALLERINI.

Giacomo Gallerini
E’ Stefania Gambardella la scultrice scelta dalla Gallerini  nel 2010 per eseguire il busto in bronzo che deve ritrarre il suo caro fratello Giacomo.
Non è stato affatto un caso che la scelta ricadesse proprio  sulla Gambardella che, scultrice attenta scrupolosa e perfezionista attrae l’attenzione di chi osserva le sue opere perché in ognuna di esse, ogni particolare è curato con sofisticata perizia; anche il più piccolo dettaglio non è mai lasciato al caso. In ogni sua opera si respira ricerca, meditazione e ispirazione.
Interessante  visitare il  laboratorio dell’artista sito in San Terenzo, luogo riservatissimo dove nascono e crescono le opere di Stefania Gambardella, colmo di sculture preziose negli eleganti volumi che, silenziose  si impongono con la loro presenza  e sembrano intente ad ascoltare  quasi animate da vita  propria. Qua e là  progetti, disegni, opere  da ultimare, strumenti di lavoro, ogni cosa ha un ordine proprio e tutte  contribuiscono a dare espressione all’insieme.
Meravigliose, le morbide patinature che paiono  vesti nobili delle sculture, color avorio o ambrate  custodi orgogliose del loro segreto  accrescono la meraviglia negli occhi, dell’osservatore, e ci lasciano in dono un sorriso stupito e compiaciuto da tanta delicatezza e bellezza che palpita di saperi antichi, di conoscenze tramandate, di arte cresciuta nelle antiche botteghe e di storia  universale dell’arte.
Il busto in bronzo raffigurante Giacomo Gallerini è stato esposto  in  Sala CarGià, Ezia Di Capua ha curato l’allestimento della mostra.
Il  lavoro commissionato da Carla Gallerini si è risolto prevalentemente presso lo studio della scultrice.
Preliminarmente si è avuto l’attento esame delle fattezze e sembianze del soggetto da rappresentare, esame cui ha fatto seguito, a necessario corredo, nutrita documentazione fotografica. Indi si è dato corso alla vera e propria esecuzione del busto, ricorrendo all’utilizzo di materiale argilloso, del tipo “maiolica”.
Ovviamente, nel prosieguo del lavoro, si è più volte raffrontato, quanto si stava ottenendo, con il soggetto, sino all’ottenimento di un “placet” del risultato raggiunto da parte della committenza.
Ha poi fatto seguito l’accurata ricerca di una valida fonderia che traducesse in “bronzo” quanto predisposto in “argilla”.
In fonderia, come primo ulteriore passo realizzativo, l’opera è stata ricoperta di silicone per fare una forma in negativo, sostenuta da una controforma in gesso.
Su questo negativo si è ottenuto un positivo in cera, stesa a più mani con un pennello, fino ad ottenere lo spessore deciso per il bronzo.
Dopodichè, asportata la controforma di gesso e la forma in silicone, si è ottenuto il modello in cera.
Riempito quest’ultimo di “loto” (materiale ottenuto con terracotta macinata mescolata a gesso sciolto in acqua) e, corredatolo di opportuni canali di sfiato, lo si è interamente ricoperto sempre con uno strato di loto. Il tutto è stato poi cotto, per la fusione della cera e suo scolo.
Realizzata successivamente una “scatolatura” di protezione con lamine metalliche e terra ben compressa, si è proceduto alla fusione vera e propria, con colatura del bronzo fuso dall’alto attraverso un orifizio all’uopo opportunamente predisposto.
Disarmata la “scatolatura”, il busto bronzeo è stato perfezionato con l’intervento manuale di ceselli.
A completamento e finitura si è eseguita una particolare patinatura dell’opera, per raggiungere il definitivo aspetto voluto.
Stefania Gambardella è nata a Firenze nel 1968, ha studiato e conseguito la maturità presso il Liceo Artistico Cavour della stessa città ed ha frequentato per oltre un decennio, lo studio della scultrice Amalia Ciardi Duprè, prima come allieva, poi come assistente e collaboratrice.
Nel 1986 viene prescelta dagli Istituti d’Arte di Firenze, quale esecutrice di una deposizione intitolata
“Lamento sul Cristo Morto”, da offrire in dono a S.S. Giovanni Paolo II, in visita alla città. Nel 1992-1993 cura il totale allestimento della Cappella di Santa Maria Riparatrice nel centro storico di Firenze, per la quale  realizza le decorazioni interne ed esterne con vetrate artistiche policrome, un trompe l’oeil ed un altorilievo in terracotta. Nel 1996 è anche allieva del maestro e formatore Carlo Reggioli, con il quale si specializza nel campo della formatura.Dal 1996 al 1998 è docente dei corsi presso la scuola di Iconografia Sacra di Firenze in: “Scultura in terracotta”, “Cemento fuso”, “Formatura”Dal 1999 organizza ed effettua corsi di scultura in terracotta (bassorilievo, altorilievo e tuttotondo).
Nel 2002 cura il restauro  della  lunetta raffigurante  la  Madonna con Bambino e SS. Antonio e Bernardino all’interno del chiostro della chiesa di San Francesco in piazza Savonarola a Firenze.
Nel 2007 realizza un bassorilievo raffigurante la Madonna dell’Arena, che dona alla Chiesa di San Terenzo nel corso di una cerimonia durante la quale la scultura viene benedetta dal Vescovo di La Spezia – Sarzana – Brugnato, Mons. Bassano Staffieri.
Nel 2010/2011 realizza la Pala d’Altare in terracotta patinata (2 mt x 2 mt) per la chiesa di S. Pietro apostolo in Pozzuolo - Lerici (SP), benedetta dal nuovo Vescovo Diocesano, Mons.re Francesco Moraglia.
Collabora con vari architetti, curando le finiture di interni ed esterni, con bassorilievi su tematiche di interesse figurativo ed architettonico, sculture a tuttotondo e vetrate colorate.
La scultrice Stefania Gambardella ha al suo attivo numerose esposizioni sia personali che collettive, ha frequentato il conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze conseguendo il Diploma di Compimento Inferiore di pianoforte nell’A.A. 1986/87.


Ezia Di Capua
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