martedì 26 marzo 2013

SALA CARGIA': INCONTRO CON LA SCRITTURA DI THEA MARIA PARODI RONCON


Sala Culturale CarGia’ amplifica il progetto di Promozione Arte e Cultura 2013 riservando uno spazio alla presentazione di libri.

Ezia Di Capua

  
               Mi presento…. di Thea Maria Parodi Roncon

“ Il mio esordio letterario inizia nel ’65 con la collaborazione ad alcune riviste di formazione e contenuto politici ed io stessa esordisco come “poeta politico”. Passeranno degli anni prima di utilizzare le memorie, indagando in un passato che continua ad essere inesorabilmente presente. Questa consapevolezza avverrà più tardi, all’indomani della morte di Marianna, mia madre. Da allora ha avuto inizio una ricerca continua, una presa di coscienza, un’analisi spesso difficile e contrastata, tenuto conto dell’umana debolezza di indulgere con eccessiva benevolenza sui propri errori ed omissioni. Ho dedicato tutta la vita allo studio ed alla lettura. Mio padre, che era un appassionato di Classici, mi insegnò ad amare Dante e Virgilio, ad apprezzare i Francesi e a considerare i Greci maestri di ogni conoscenza. Pur avendo una laurea in Lettere e Filosofia, quello che ho imparato nella vita è stato il risultato dell’esperienza e di una mia personale ricerca. I miei interessi sono sempre stati vari e numerosi.
Mi sono interessata di teatro, di fotografia, di pittura, di piante e di animali;
però la maggior parte del mio tempo l’ho dedicata alla scrittura e  a cercare Dio.
Sia in una cosa che nell’altra ritengo di essere ancora in una fase dilettantistica.
Purtroppo l’avvicendarsi sempre più rapido delle stagioni mi ricorda che ad ogni alba segue un inevitabile tramonto e che esistono inderogabili scadenze, alle quali non ci si può sottrarre. La scrittura è la mia unica garanzia di sopravvivenza.”

 Thea M. Parodi Roncon

 “ARIANNA DALLE TROPPE MORTI”, romanzo storico di Thea M. Parodi Roncon
NOTA INTRODUTTIVA DELL’AUTRICE

Il nome di Arianna è legato a due motivi che costituiscono il principio e la fine del suo mito: il filo, simbolo della salvezza, e il labirinto, metafora del dubbio e
della morte.
Per noi il labirinto – già la parola indica simbolicamente un percorso accidentato e oscuro nel quale chi si addentra non è sicuro di uscirne, prigioniero delle sue stesse incertezze e paure – indica un luogo in cui le forze del Bene e del Male s’incontrano per la lotta finale, senza esclusione di colpi, lotta che porterà alla vittoria o alla sconfitta di una delle due parti. Il labirinto è dunque un cammino spirituale che l’anima intraprende nell’incertezza ma anche nella forza della propria fede, cioè nella speranza dell’aiuto divino. Arianna è il dio che, indicando all’eroe prescelto Teseo il modo di uscire vivo e vittorioso dal labirinto, gli offre la possibilità di sconfiggere il Male e raggiungere l’uscita, cioè la libertà del Bene. Questa scelta indica due opposte soluzioni: da una parte la morte di Asterio, il guardiano del labirinto, dall’altra la fede in una promessa d’amore.
Tuttavia il nome di Arianna travalica questi due motivi. C’è una ragnatela politica alle sue spalle, una resa di conti senza appello. Arianna non è solo il labirinto, è soprattutto Creta, l’isola che dominava il Mediterraneo nei traffici commerciali e alla quale le altre isole e comunità della Grecia dovevano offrire tributi e garanzie di fedeltà e sudditanza. Dalle sue coste frastagliate ed impervie partivano ordini che raggiungevano l’Oriente e l’Occidente, cioè i punti estremi della terra conosciuta. A Creta le due civiltà si fondono: la prima rappresentata dai colori sgargianti e dalle schiere chiassose del dio Dioniso, che nell’isola impianta la vite e inaugura il culto di sua madre Semele, la Dea Luna; la seconda rappresentata dalla grandiosa armonia olimpica: a Creta è nato Zeus, il padre degli dèi dell’Occidente.
Due culture coesistono dunque a Creta, ombelico del mondo, centro di una raffinata civiltà che ha avuto il suo massimo splendore all’epoca dei Palazzi, nella reggia di Cnosso e di Minosse, re dell’isola e padre di Arianna, la “splendente”, sacerdotessa della Luna e sposa di Dioniso.
Arianna sarà destinata dal Fato ad essere il perno intorno al quale ruotano queste opposte tendenze e nello stesso tempo la causa della loro disgregazione: tradirà il padre, tradirà soprattutto Creta e le sue leggi. In lei che muore, muore tutta la civiltà minoica.
 Arianna è metafora della decadenza, le sue cinque morti, narrate dal mito, sono il simbolo di un’era che finisce, epifania di riti religiosi e politici che in Arianna e nelle molteplici forme della sua morte trovano espressione e voce.

(Biblioteca di Arcola - La Spezia - 8 febbraio 2013) di Donatella Zanello
 In occasione dell’incontro presso la Sala multimediale della biblioteca civica di Arcola, Thea ha portato la maggior parte dei suoi libri, esclusa la produzione poetica.
Si tratta di meravigliosi romanzi e racconti, i cui protagonisti sono la memoria, il tempo, la natura, le passioni umane, la solitudine dorata di uno spirito libero ed indomabile.
La scrittura di questa autrice è straordinariamente fluida, brillante, ha la forza e la lucentezza del diamante, si abbatte come una spada scintillante, seziona come un bisturi, incide, spezza, risale alle origini del bene e del male con forza tumultuosa. Thea è persona di grande cultura, docente e scrittrice molto profonda. Inizia a parlare dell’argomento principale: la scrittura, il linguaggio come mezzo non solo di comunicazione ma anche di  separazione, a dimostrare che ogni cosa può trasformarsi nel suo contrario. La parola non solo  unisce ma anche divide. Dubbi e tradimenti nascono dal rivelarsi attraverso le parole.  Parlare è rivelarsi, rendere complici gli altri della propria intimità. Tuttavia l’interlocutore potrà rivoltarsi contro le parole rivelate e le parole diverranno elemento di debolezza e di sconfitta. Spesso il silenzio salvaguarda i rapporti umani più delle parole. Le parole hanno un peso. Le parole sono pericolose.
Il problema del linguaggio come mezzo di comunicazione ma anche di incomunicabilità è legato al codice della comunicazione per cui ad ogni domanda deve corrispondere una risposta e quando ciò non avviene la comunicazione è scorretta e pericolosa. Le parole sono importanti perché sono la base di tutti i rapporti umani. Per questo motivo è fondamentale per ognuno di noi poter trovare gli interlocutori giusti, cioè interlocutori che abbiano il nostro stesso codice linguistico. Altrimenti la comunicazione sarà impropria oppure impossibile e dannosa.
L’alternativa più importante alla comunicazione tra interlocutori è il diario. Una seconda alternativa è il linguaggio rivolto ad un amico od interlocutore immaginario.
Thea dichiara che alla base dei suoi romanzi c’è sempre la memoria. La memoria è il nutrimento, il terreno fertile della sua scrittura.
Un secondo elemento fondamentale nell’opera di Thea è il  paesaggio.
Il paesaggio è protagonista nei suoi romanzi e racconti, rappresenta e rispecchia lo stato d’animo dei personaggi in una vasta sequenza di sensazioni ed emozioni che si rincorrono: le nebbie, il fiume, il lago, la verde campagna, il bosco, la montagna, le colline, le strade sterrate e le paludi sorvolate dalle folaghe, i rami trascinati dalle correnti, le giuncaie, i cortili…tutto riconduce alla dimensione stupita ed innocente dell’infanzia, tutto grida alla nostalgia del passato in cui l’assenza, regina dei giorni, costruì un muro di solitudine. La natura è grandezza e sogno.
Un altro tema fondamentale che l’autrice affronta nei suoi scritti è la depressione,  malattia psichica con sintomi clinici che è caratteristica negativa della cultura occidentale, laddove si è interrotta la connessione con il creato, l’armonia primitiva con i ritmi della natura. Thea cita Erich Fromm, appartenente alla Scuola di Francoforte insieme ad Adamo e Mancuse: “La grande illusione che il progresso tecnologico portasse benessere attraverso la soddisfazione dei desideri è fallita.” L’uomo contemporaneo deve evitare di diventare ingranaggio della immensa macchina tecnologica. Il distacco dal mondo naturale provoca alienazione, fragilità e depressione. Il mondo virtuale si sovrappone erroneamente alla realtà quando cerca di sostituirla, è efficace quando cerca di rappresentarla e salvaguardarla. Il ritorno alla natura è salvifico e necessario per l’uomo moderno, tormentato da pressioni sociali intollerabili. La natura è in armonia con il tempo mentre l’uomo non lo è più, nel tentativo folle di annullare le categorie temporali, incapace di accettare l’alternarsi delle stagioni, anche quelle della propria esistenza.
Il tempo nella scrittura di Thea è una categoria indefinita, è un tempo astratto, psicologico, simbolico dello stato d’animo e ad esso legato, tempo dilatato dalla memoria e dal divampare delle passioni.
Thea espone infine la carrellata delle sue opere: alcuni romanzi sono nettamente autobiografici: “Gli apprendisti” , “Appunti di signora con gatto bianco”;
 Dietro la porta chiusa e “Il linguaggio dell’ombra” trattano del fenomeno della depressione e più in particolare di una forma depressiva definita  come “sindrome da lutto”. Questo tema ricorre anche nell’”Identikit dell’io smarrito”. “Volo ciecoè la narrazione di una strana leggenda di paese che ripercorre gli schemi della tragedia classica. In tre volumi di racconti Thea narra molteplici episodi sia autobiografici che di pura invenzione e fantasia.
Infine, due sono i bei romanzi mitologici, che nascono dal mito classico con struttura sintattica perfettamente appropriata alla dignità dell’argomento, caratterizzati da profondità di ricerca filosofica e psicologica e da una meravigliosa ricchezza lessicale: “Ipotesi su Klitemnestra” e “Arianna dalle troppe morti”.
Carmen Claps, studiosa di letteratura e principale curatrice attraverso le sue prefazioni degli scritti di Thea Maria Parodi Roncon, ha parlato diffusamente e dettagliatamente delle singole storie e dei personaggi presenti sia nei romanzi che nei racconti, anticipando nella giusta misura alcuni dettagli delle trame, senza nulla togliere a chi si appresta alla lettura di questa meritevole autrice ed anzi aumentando la curiosità e l’impazienza del lettore di conoscere questa instancabile narratrice di storie eleganti,
illuminanti e malinconiche, vere e verisimili, fantasiose e potenti, a suggerire una cultura rinnovata e salvifica del bello scrivere.

Thea Maria Parodi Roncon, laureata in Lettere e Filosofia, insegnante di Letteratura americana, vive a Castelnuovo Magra. Esordio nel 1965 con poesia politica su importanti riviste letterarie. Ha pubblicato numerosi testi di poesia ed ha al suo attivo una notevole produzione letteraria.
In data 8 febbraio 2013 Thea  ha presentato presso la Biblioteca Civica di Arcola la propria produzione letteraria, relativamente alla parte narrativa (romanzi e racconti)con introduzione di Carmen Claps.
Di seguito trascrivo il testo di presentazione redatto dall’autrice, la sintesi dell’incontro tenutosi presso la Sala multimediale della Biblioteca di Arcola in data 8 Febbraio 2013 e la nota introduttiva dell’autrice al romanzo storico “Arianna dalle troppe morti”(quest’ultimo scritto si ricollega idealmente alla nota introduttiva “Riflessione sul mito del labirinto attraverso le varie culture”da me proposta nella silloge “Labirinti”).

Donatella Zanello





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