domenica 22 febbraio 2026

CORO LIRICO LA SPEZIA: Verso La Bohème del 23 maggio al Teatro Civico - FOCUS: "Mimì: un raggio di sole nel gelo di Parigi" di Ezia Di Capua


FOCUS: "Mimì: un raggio di sole nel gelo di Parigi" di Ezia Di Capua

Esiste un istante, nel silenzio della soffitta che domina i tetti di Parigi, in cui il tempo si ferma. È l’istante in cui una candela si spegne e una mano, nel buio, ne incontra un’altra. Lì, tra il freddo del quartiere Latino e il calore di un incontro fatale, nasce Mimì.Presentare Mimì al pubblico del nostro Teatro Civico non significa solo descrivere una protagonista, ma svelare un mistero. Chi è davvero questa creatura che si introduce timidamente nella vita di Rodolfo?

Il dualismo: Lucia e Mimì
«Sì, mi chiamano Mimì, ma il mio nome è Lucia». In questa celebre ammissione risiede l'essenza del personaggio. Lucia è la realtà: la fioraia che vive di stenti, le cui dita sono logorate dal lavoro e dalla tisi. Mimì è invece l’ideale: è il sogno di una donna che vive di «cose che han nome poesia». Puccini le cuce addosso un’anima strumentale fatta di archi trasparenti e legni dolcissimi, che non sono solo accompagnamento, ma il respiro stesso della sua fragilità.

Un’analisi oltre lo spartito
Se osserviamo la partitura con occhio critico, notiamo che Mimì non è una vittima passiva. È lei che sceglie di bussare a quella porta; è lei che, nel terzo quadro, sotto la neve della Barriera d’Enfer, trova la forza di dire «Addio, senza rancor», offrendo una lezione di dignità umana superiore a quella dell’impulsivo Rodolfo. Musicalmente, il suo tema non è mai statico: nasce timido nel primo quadro, si espande in un lirismo struggente nel terzo, fino a farsi scarno, quasi nudo, nell'agonia finale.

La Bohème: un organismo vivente
L'opera non è una semplice successione di arie, ma un flusso continuo. Dal punto di vista strumentale, Puccini rompe le forme chiuse del passato. L'orchestra diventa un narratore onnisciente che anticipa il destino dei personaggi. Il contrasto è la chiave di volta: la gioia rumorosa e travolgente del Quartiere Latino, dove il nostro Coro Lirico darà vita al turbine di Parigi, rende ancora più lancinante la solitudine finale dei due amanti.

Ecco le versioni storiche più iconiche 

  • Mirella Freni (Film di Franco Zeffirelli, 1965): Questa è spesso citata come la versione definitiva. Diretta da Herbert von Karajan, la Freni incarna perfettamente la fragilità e la dolcezza del personaggio. Puoi trovare diverse clip di questa produzione storica del Teatro alla Scala.

  • Maria Callas (1954): Per un'interpretazione più drammatica e introspettiva, la registrazione di Maria Callas con la Philharmonia Orchestra diretta da Tullio Serafin è un punto di riferimento assoluto per la capacità di sfumare ogni singola parola del testo.

  • Renata Tebaldi (Anni '50): Se ami la pura bellezza vocale e un timbro vellutato, la versione di Renata Tebaldi con l'Orchestra di Santa Cecilia è imprescindibile per la nobiltà del fraseggio.

  • Angela Gheorghiu (1999): Per una versione più moderna ma fedele alla tradizione, la registrazione di Angela Gheorghiu diretta da Riccardo Chailly offre un'interpretazione tecnicamente impeccabile e molto sentita. 

  • Testo di Ezia Di Capua Vice Presidente Ass.ne Coro Lirico La Spezia

  • TI POTREBBE INTERESSARE: https://salacargia.blogspot.com/2026/01/ezia-di-capua-vi-racconto-come-puccini.html


  • PROMOZIONE D'ARTE CULTURA E SPETTACOLO
    2011 -2016 
    a cura di Ezia Di Capua
    Per info 3488964150



venerdì 20 febbraio 2026

NICOLA NEONATO: L'arte monumentale tra Resistenza e Classicismo Analisi critica di Ezia Di Capua

NICOLA NEONATO - Stele commemorativa - Battaglia di Portuso 

Prosegue il mio percorso di approfondimento dedicato alla figura di Nicola Neonato, un percorso critico necessario e propedeutico all'apertura della mostra intitotolata  "Elegia a due voci: il segno ribelle e la sua Musa" che sarà ospitata presso la Sala CarGiàQueste riflessioni nascono dalla volontà di sviscerare la complessità di un artista che ha saputo fondere l'epica popolare con una visione creativa rigorosamente individuale. Analizzare oggi il suo operato — a partire dalla potenza scultorea della Stele del Pertuso fino alla produzione pittorica che presenteremo — significa preparare lo sguardo a cogliere l'essenza di un uomo che ha dominato la materia senza compromessi. Questo lavoro di preparazione culminerà nel Vernissage del 03 luglio alle ore 18:30, un appuntamento centrale della XVI Stagione in Arte dedicato a Carla e Giacomo Gallerini, dove finalmente la pittura di Neonato parlerà al pubblico negli spazi di San Terenzo.

L'opera scultorea di Nicola Neonato si configura come un imponente palinsesto di memoria collettiva, dove il rigore dello studio classico incontra la ferita aperta della storia contemporanea. La sua produzione plastica non è mera celebrazione, ma una trasfigurazione dell’evento bellico attraverso un linguaggio universale, capace di elevare il sacrificio partigiano a mito civile.

La cifra stilistica di Neonato si fonda su una plasticità vibrante e corporea, evidente nei monumenti dedicati alla lotta di liberazione tra Liguria e Alto Piemonte. Nelle opere dedicate alla Benedicta, l'artista mette in scena una dialettica tragica tra il dinamismo del martirio e la staticità della morte. Se la prima stele è una composizione convulsa che cattura l’istante della fucilazione, la seconda si chiude in un silenzio di ossa e scheletri, rendendo tangibile l'assenza attraverso un realismo crudo e sintetico. In questo contesto, la scultura assolve a una funzione catartica, rielaborando il trauma storico attraverso una forma solida e perenne.

Questa tensione tra epica e popolo trova la sua massima espressione nella Stele del Pertuso a Cantalupo Ligure. Neonato recupera la struttura della colonna traiana, ma ne ribalta il significato politico: non è più il trionfo del singolo sovrano a essere celebrato, bensì il movimento corale di una popolazione intera. I tredici metri di altezza dell'opera non servono a intimidire, ma a dare una scala monumentale al coraggio della Brigata Pinan Cichero e della gente comune. È un racconto elicoidale dove la fatica e l'orgoglio si fondono nella pietra, trasformando il monumento in un'entità viva nel paesaggio delle valli.

Quando ci troviamo al cospetto dell’imponente stele del Pertuso, a Cantalupo Ligure, restiamo colpiti da un paradosso architettonico che invita alla riflessione. Questa colonna di tredici metri, eretta per onorare la brigata Pinan Cichero e il sacrificio delle popolazioni locali, ruba il linguaggio visivo al potere imperiale per restituirlo, finalmente, al popolo. L’analogia con la Colonna Traiana ci appare immediata, ma il nostro sguardo critico non può che soffermarsi sul ribaltamento di significato: dove a Roma si narravano le conquiste di un imperatore, qui lo sviluppo elicoidale celebra il coraggio di chi non ha titolo, se non quello inciso con solennità tra i nomi dei caduti alla base. È un’opera "infiammata", figlia di un orgoglio popolare che trasuda dalla pietra scolpita; un’opera dove persino la firma dell’artista, quasi illeggibile in basso a destra, sembra voler fare un passo indietro per non oscurare la grandezza dell’impresa collettiva.

Ci interroga profondamente la genesi tecnica di un tale colosso. Conoscendo la natura di Neonato — un artista che abbiamo sempre considerato un solitario, capace di dominare la materia senza assistenti per non contaminare il proprio spirito creativo — troviamo quasi incredibile la realizzazione di una struttura così complessa in questi luoghi. Eppure, la stele è lì a dimostrare come la sua dedizione individuale abbia saputo farsi interprete perfetta di un sentimento comune, trasformando il sacrificio delle valli in un’epica verticale che sfida la storia dei potenti.

La scultura di Neonato, tuttavia, non rimane prigioniera del passato. Nel monumento a Fëdor Poletajev, l'artista introduce una sensibilità nuova: alla durezza degli elmetti della Wehrmacht si contrappone l'avanzata di una figura femminile accompagnata da bambini. È il momento in cui l'opera si fa speranza pedagogica, un tema che ritorna nella stele per Roberto Berthoud a Serravalle Scrivia. In queste composizioni, lo spazio visivo è gerarchico: alla base la cronaca tragica dei fatti (fucili, torture), al culmine la nobiltà del volto umano, restituendo dignità individuale all'eroe.

Il vertice etico di questa traiettoria è rappresentato nella Cappella Cattolica nel campo di Dachau. Intervenire in uno dei luoghi simbolo dell’annientamento umano è stata, per Neonato, la conferma di una capacità unica di infondere una spiritualità resistente. Qui negli affreschi commissionati intorno agli anni sessanta seppur nel tempo scomparsi ancora di certo parlano del dolore dei prigionieri. Ma, è la scultura dedicata all' Appello del Mattino a Dachau che si spoglia di ogni velleità decorativa per farsi segno puro e preghiera silenziosa. La solidità delle forme serve a dare stabilità al ricordo, impedendo che l'orrore svanisca nella nebbia del tempo.

In definitiva, l'eredità di Nicola Neonato si distingue per la sintesi perfetta tra la grande tradizione scultorea italiana e un'urgenza etica senza compromessi. La sua opera resta come testimonianza viva di un Novecento civile, radicato nel territorio ma capace di parlare un linguaggio artistico universale.

Testo di Ezia Di Capua

"Tutti i testi critici e storici e l'archivio di Sala Culturale CarGià Blog sono di proprietà intellettuale di Ezia Di Capua/Sala CarGià e non possono essere riprodotti senza autorizzazione e link diretto alla fonte". Per info 348 8964150

Autor Profile  - Ezia Di Capua: Direttore Artistico, Critico d'Arti Visive e Storica dell'Arte.Operatore culturale e Curatrice di arte contemporanea, dal 2010 è la mente e l'anima di Sala CarGià – Galleria d’Arte a San Terenzo, di cui è Direttrice. In oltre quindici anni di attività nel Golfo dei Poeti, ha ideato e condotto innumerevoli eventi artistici, affermandosi come figura di riferimento per la promozione culturale del territorio. È l'ideatrice del © Sala CarGià Blog, magazine online di arte, cultura e spettacolo. La sua poliedrica formazione spazia dalle arti plastiche alla scenografia teatrale (recentemente ha firmato le scene per La Bohème e La Traviata 2025), fino alla scrittura: nel 2011 ha pubblicato il volume “La Misura Dell'Amore”. Dal 2013 ricopre ruoli di primo piano nella produzione operistica e nella comunicazione artistica, curando progetti internazionali di scambio culturale, tra cui la messa in scena de “L’Elisir d’Amore” a Tokyo e Osaka. Esperta di semiologia e ricercatrice indipendente, affianca alla critica d'arte una profonda attività di studio e osservazione della Lunigiana storica. 

TI POTREBBE INTERESSARE:

NICOLA NEONATO: https://salacargia.blogspot.com/2026/01/ezia-di-capua-analizza-lartista-nicola.html

NICOLA NEONATO: https://salacargia.blogspot.com/search?updated-max=2026-02-09T19:33:00%2B01:00&max-results=4

NICOLA NEONATOhttps://salacargia.blogspot.com/2026/02/nicola-neonato-larte-monumentale-tra.html

ESPERIENZA DI LETTURA - clicca qui:




PROMOZIONE d'ARTE CULTURA E PETTACOLO 2011-206
a cura di Ezia Di Capua








domenica 15 febbraio 2026

I PITTORI DI SALA CARGIA' AL CARNEVALE DI SAN TERENZO: FRANCA BOLOGNA, MALIA PESCARA DI DIANA, ANNARITA RAVECCA - foto di Luca Bini

 

Annarita Ravecca

Franca Bologna

Malia Pescara di Diana

"Cari artisti, il vostro contributo a San Terenzo ha trasformato il nostro Carnevale in un’esplosione di bellezza che va ben oltre la festa. Grazie per aver donato a Sala CarGià non solo il vostro talento, ma un tratto della vostra anima. Avete saputo tradurre l’allegria del momento in pennellate di pura emozione, dimostrando che l’arte è l’unico linguaggio capace di far vibrare il cuore a grandi e piccini."      

Con stima Ezia Di Capua
 PERCORSO DI LETTURA

SALA CULTURALE CARGIA' 
PROMOZIONE D'ARTE CULTURA e SPETTACOLO
2011 - 2026



sabato 14 febbraio 2026

FABRIZIO PATERLINI, pianista: L’Architetto del Silenzio e delle Visioni Poetiche

                                                                   Fabrizio Paterlini

Esistono musicisti che riempiono lo spazio e musicisti che, al contrario, lo creano. Fabrizio Paterlini appartiene a questa seconda, rara categoria. Le sue composizioni non sono semplici brani pianistici, ma visioni poetiche fatte di musica, finestre aperte su mondi interiori che attendono solo di essere esplorati. La storia artistica di Paterlini è segnata da una "ritirata verso l'anima". Dopo un decennio trascorso a esplorare i linguaggi del rock, del pop e del jazz negli anni '90, l'artista mantovano ha compiuto una scelta radicale e coraggiosa: spogliare la sua musica di ogni sovrastruttura per tornare al pianoforte.

Questa decisione, maturata all'alba del nuovo millennio, ha segnato la nascita di un linguaggio unico. Come lui stesso ha dichiarato, il piano è lo strumento che meglio esprime il suo mondo interiore, e i risultati non hanno tardato a confermarlo.

Il debutto nel 2007 con Viaggi in Aeromobile ha tracciato la rotta: una musica che vola leggera sopra la realtà quotidiana. Ma è con i lavori successivi che la critica e il pubblico hanno riconosciuto in lui un luminare al pari di Satie o Einaudi.

La sua discografia è un diario di bordo delle stagioni umane:

  • La sperimentazione: Progetti come Autumn Stories (2012), nati da una sfida creativa settimanale, dimostrano una fertilità artistica straordinaria.

  • L’eleganza del frammento: Album come Fragments Found e The Art of the Piano cristallizzano l'idea che la bellezza risieda nel dettaglio, nella nota sospesa, nella melodia che sembra sussurrata.

In un'epoca di saturazione sonora, la musica di Paterlini è un atto di resistenza gentile. La sua capacità di unire la solida formazione classica (maturata all'Accademia Campiani) con una sensibilità contemporanea lo rende un ponte tra passato e futuro.

Ascoltare Fabrizio Paterlini significa accettare l'invito a rallentare. La sua è una poesia senza parole dove ogni ascoltatore può scrivere i propri versi. Non è solo "musica rilassante", è un'indagine filosofica sulla memoria e sul sentimento, condotta con la grazia di chi sa che, a volte, un solo tasto premuto al momento giusto vale più di mille orchestre.

La musica di Paterlini non si limita ad accompagnare l'ascoltatore; lo attraversa. Le sue melodie possiedono la rara capacità di dare voce a ciò che è indicibile: quella malinconia dolce che proviamo davanti a un tramonto o quella serenità fragile dei nuovi inizi.
Ascoltarlo è un esercizio di introspezione. Paterlini non impone un sentimento, ma offre una cornice sicura in cui l'ascoltatore può proiettare i propri ricordi. Ogni nota è un respiro, ogni pausa è un invito a guardarsi dentro, trasformando la solitudine in un momento di profonda connessione con se stessi.

Testo di Ezia Di Capua

Fabrizio Paterlini - Viaggi in aeremobile

"Tutti i testi critici e storici e l'archivio di Sala Culturale CarGià Blog sono di proprietà intellettuale di Ezia Di Capua/Sala CarGià e non possono essere riprodotti senza autorizzazione e link diretto alla fonte". Per info 348 8964150

Autor Profile  - Ezia Di Capua: Direttore Artistico, Critico d'Arti Visive e Storica dell'Arte.Operatore culturale e Curatrice di arte contemporanea, dal 2010 è la mente e l'anima di Sala CarGià – Galleria d’Arte a San Terenzo, di cui è Direttrice. In oltre quindici anni di attività nel Golfo dei Poeti, ha ideato e condotto innumerevoli eventi artistici, affermandosi come figura di riferimento per la promozione culturale del territorio. È l'ideatrice del © Sala CarGià Blog, magazine online di arte, cultura e spettacolo. La sua poliedrica formazione spazia dalle arti plastiche alla scenografia teatrale (recentemente ha firmato le scene per La Bohème e La Traviata 2025), fino alla scrittura: nel 2011 ha pubblicato il volume “La Misura Dell'Amore”. Dal 2013 ricopre ruoli di primo piano nella produzione operistica e nella comunicazione artistica, curando progetti internazionali di scambio culturale, tra cui la messa in scena de “L’Elisir d’Amore” a Tokyo e Osaka. Esperta di semiologia e ricercatrice indipendente, affianca alla critica d'arte una profonda attività di studio e osservazione della Lunigiana storica. 


PROGETTO DI PROMOZIONE D' ARTE CULTURA e SPETTACCOLO
a cura di Ezia Di Capua
2011-2026




martedì 10 febbraio 2026

2010 L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI LERICI RINGRAZIA LA REGINA DEL CARNEVALE CARLA GALLERINI - FOTO CARRI ALLEGORICI FIRMATI CARLA GALLERINI

2010 Anno speciale per Carla. Le viene consegnata dal Sindaco Emanuele Fresco, nel Comune di Lerici, una preziosa targa sulla quale si legge: “49° Carnevale di SanTerenzo 2010” L’Amministrazione comunale di Lerici ringrazia la Regina del Carnevale Carla Gallerini














 PERCORSO DI LETTURA 








lunedì 9 febbraio 2026

SAN TERENZO: SALA CARGIA' VI INVITA A DIPINGERE IL CARNEVALE CON IL GABBIANO GUERRIERO DI SERGIO TACCHINI e IL LANCIO DI PALLONCINI PER CARLA GALLERINI


 Cari amici, cari pittori, Sala CarGià 

Vi invita a dipingere il  Carnevale di San Terenzo. 
Dipingerete in P.zza della libertà

Lancio dei palloncini in memoria di Carla Gallerini Regina del Carnevale

Partecipazione gratuita 

Vi aspetto numerosi !!! 

Telefonatemi o contattatemi su whatsapp per confermare Vs adesione

Un abbraccio... con 💓 Ezia 348 8964150

Il Gabbiano guerriero contro l'inquinamento globale: è questo il tema della sfilata, novità assoluta 2026, che domenica 15 febbraio alle 14,30 alle 17 coinvolgerà grandi e piccini aggiungendosi alla tradizionale parata di carri allegorici organizzata come di consueto da ASCOS (Associazione commercianti di San Terenzo) con musica, sfilate e il premio per la mascherina più bella 2026. 

La giornata di festa avrà il suo avvio con lo spettacolo musicale allestito in piazza Brusacà, mentre la sfilata delle maschere dell'artista Walter Tacchini prenderà il via alle 14,30 dalla Venere Azzurra, coordinata da "Kivanis La Spezia, Lunigiana Storica", un'associazione internazionale che ha il focus sulle attività dei bambini: "Un onore per noi aver coordinato l'attività del maestro Walter Tacchini cui spetta la progettazione e la direzione artistica dell'evento – spiega il presidente del club Federico Maffei - che ha a sua volta coinvolto 400 bambini delle scuole elementari e medie della Spezia e provincia nella realizzazione delle maschere simboliche, mettendoli al corrente che il mondo ha problemi, in particolare l'inquinamento del suo ecosistema e facendo realizzare con le loro mani le sagome che saranno utilizzate nella sfilata". Il club Kivanis opera alla Spezia e in Lunigiana da circa 3 anni: "Già realizzate diverse iniziative per raccogliere fondi contro la bulimia e l'anoressia e in genere per i disturbi di comportamento alimentari – spiega Maffei – tra le attività in programma nel 2026 la donazione di 4 defibrillatori con piastra pediatrica alle palestre scolastiche sprovviste in provincia".

La collaborazione con Tacchini è nata l'anno scorso, ma per una serie di motivi l'evento è slittato al 2026: "È stato un impegno notevole anche dal lato economico ma la collaborazione del maestro Tacchini ha dato un valore unico a livello culturale e artistico che sarà sicuramente apprezzato da grandi e piccoli". 

Il messaggio del Gabbiano guerriero parla di ribellione: "Stanco del peggioramento delle condizioni ambientali decide di diventare un guerriero chiedendo aiuto alle altre specie animali, tutti uniti nella consapevolezza che l'inquinamento causato dall'uomo va fermato e combattuto per il bene della Terra e di chi abita".

Nella sfilata saranno presenti, dietro le splendide maschere e i costumi realizzati da Tacchini, dai bambini e dagli artisti di Liguria vintage, il "Gruppo del Male", il gruppo del Gabbiano e dei suoi amici che sarà appannaggio dei bambini. Al termine del corteo gli oltre  200 partecipanti alla sfilata del Guerriero daranno vita ad un breve spettacolo in Piazza Brusacà dove, dalle 15.30, DJ Caccia animerà le mascherine con musica e balli. Inoltre dalle 14.30 alle ore 16.30, sarà possibile, al desk dedicato in via Mantegazza, iscriversi all'atteso Concorso della Mascherina più Bella, la cui premiazione si terrà alle 16.30 sempre in piazza Brusacà.

 PERCORSO DI LETTURA



domenica 8 febbraio 2026

Nicola Neonato e la Materia del Divino Gli affreschi nella Chiesa di Sant' Ambrogio a Zoagli: 200 Metri Quadri di Cielo - Studio a cura di Ezia Di Capua

Chiesa di Sant'Ambrogio in Zoagli 
Affreschi e altare di Nicola Neonato 1981- 1987

Introduzione alla Mostra: "Elegia a due voci: il segno ribelle e la sua Musa"

Dal 3 al 10 luglio, la Sala CarGià (Via A. Trogu, San Terenzo) apre le porte all'universo artistico di Nicola Neonato. La mostra, curata da Ezia Di Capua con il Patrocinio del Comune di Lerici, rappresenta un momento di alto valore culturale all'interno della XVI Stagione d’Arte Cultura e Spettacolo dedicata a Carla e Giacomo Gallerini. Per comprendere appieno la caratura delle opere esposte, è necessario volgere lo sguardo al capolavoro che ha consacrato Neonato tra i grandi del Novecento: l'intervento nella Chiesa di Sant'Ambrogio a Zoagli. Il saggio che segue analizza la portata estetica e tecnica di quell'opera totale, offrendo gli strumenti critici per interpretare il segno e la visione dell'artista  e meglio comprendere le opere presenti in mostra.

L'intervento di Nicola Neonato all'interno della Chiesa di Sant' Ambrogio a Zoagli rappresenta uno degli esiti più significativi e monumentali dell'arte sacra ligure del XX secolo. L'artista non si limita a decorare, ma progetta una vera e propria "opera totale" che fonde pittura e scultura in un dialogo serrato tra tradizione e modernità post-conciliare.

Di seguito un approfondimento critico che analizza la portata estetica e tecnica del suo lavoro.

L'Impatto Monumentale: La Navata Centrale

Il fulcro dell'intervento è l'imponente affresco della volta, una superficie di 200 metri quadrati che si impone allo sguardo del fedele con una densità narrativa impressionante. Neonato popola questo spazio con oltre 300 personaggi, creando un microcosmo teologico in movimento.

  • Dinamismo compositivo: A differenza della staticità accademica, Neonato utilizza una spazialità vorticosa. Le figure non sono semplici icone isolate, ma sono intrecciate in un fluire che guida l'occhio verso l'alto, enfatizzando la verticalità della navata.

  • Umanità e Trascendenza: La scelta di inserire una tale moltitudine di figure suggerisce una visione della Chiesa come "Popolo di Dio". Ogni volto e corpo è trattato con una vigoria plastica che risente della sua formazione da scultore: il segno è inciso, i volumi sono solidi, quasi "scolpiti" nel colore.

Il Ciclo Cristologico nell'Abside

Nel catino dell'abside, l'artista si confronta con il cuore della liturgia attraverso le Scene di vita di Gesù. Qui lo stile si fa più intimo e focalizzato.

  • Luce e Colore: Neonato utilizza il colore non solo in funzione descrittiva, ma simbolica. Le scene cristologiche sono immerse in un'atmosfera che cerca di mediare tra la solennità del dogma e la vicinanza umana del Cristo, evitando facili sentimentalismi a favore di un'espressività cruda e diretta.

L'Innovazione Scultorea: Il Dialogo tra i Materiali

Il contributo di Neonato a Zoagli non si ferma alla bidimensionalità della parete. Il nuovo altare in bronzo costituisce una rottura e, al contempo, un completamento dello spazio sacro.

  • Confronto Storico: Posto davanti all'antico altare marmoreo del XVIII secolo, il bronzo di Neonato crea un contrasto materico potente. Mentre il marmo settecentesco parla il linguaggio della stasi e della sontuosità barocca, il bronzo di Neonato vibra di una luce mutevole e di una lavorazione tormentata, tipica della scultura contemporanea.

  • Significato Liturgico: Questo spostamento verso il popolo (secondo le riforme del Concilio Vaticano II) è sottolineato dalla forza espressiva del metallo, che conferisce all'altare un'aura di modernità ancestrale, quasi come fosse un elemento primordiale posto al centro del tempio.

  • Il ciclo di Zoagli è un’opera corale dove il sacro viene riportato a una dimensione carnale e vicina.

    1. Il Trionfo della Verità e della Fede
    Nelle volte, Neonato mette in scena la lotta eterna dello spirito. Le figure sono incastonate in una struttura architettonica rigorosa, quasi scultorea. Le scene non sono semplici illustrazioni bibliche, ma rappresentazioni di stati d'animo. I volti dei Santi e dei profeti non guardano verso un punto astratto, ma sembrano scrutare l'anima del fedele, portando in sé il "segno scavato" tipico della tecnica di Neonato, che incide la figura come se stesse lavorando il bronzo.

    2. La Luce che nasce dalla Materia
    Ciò che colpisce nell'analisi cromatica è l'assenza di una luce esterna. In Sant'Ambrogio, la luminosità sembra sprigionarsi dai corpi stessi. Questo effetto trasfigura la pesantezza delle figure: i mantelli, che sembrano scolpiti nella roccia, vibrano di una luce interiore che trasforma il dramma della materia in una pace luminosa.

    3. Il Dialogo tra il Cielo e la Terra
    Gli affreschi raccontano la riconciliazione. Zoagli, città colpita duramente dai bombardamenti, trova in questi dipinti la sua ricostruzione morale. Neonato popola lo spazio sacro con figure che hanno la solidità dei pescatori e dei contadini liguri. Il divino non cala dall'alto come un miracolo inspiegabile, ma germoglia dalla terra, dalla dignità del lavoro e della sofferenza umana.

    Verso Sala CarGià: Dal Muro all'Anima

    Se a Zoagli Neonato parla alla collettività con la voce del tuono, le opere che vedremo il 3 luglio a San Terenzo parlano al singolo con la voce del silenzio. Comprendere l'intensità monumentale degli affreschi è fondamentale per apprezzare la "sintesi estrema" delle opere in mostra: lo stesso spirito che ha animato le grandi volte di Sant’Ambrogio si ritrova oggi, intatto e vibrante, nel tratto intimo e potente di un artista che ha saputo rendere eterna l'inquietudine dell'uomo.

Valutazione Critica Finale Nicola Neonato a Zoagli compie un'operazione di sintesi stilistica. La sua capacità di passare dal pennello allo scalpello o alla fusione in bronzo gli permette di controllare l'intero apparato visivo della chiesa. Il suo stile può essere definito come un Espressionismo Sacro: non cerca la bellezza decorativa fine a se stessa, ma la forza comunicativa del messaggio religioso. I suoi "200 metri quadri di cielo" non  sono una fuga dalla realtà, ma una rappresentazione densa e complessa dell'incontro tra l'umano e il divino, rendendo la Chiesa di Sant' Ambrogio un punto di riferimento imprescindibile per lo studio dell'arte sacra novecentesca in Liguria.

Testo di Ezia Di Capua

"Tutti i testi critici e storici e l'archivio di Sala Culturale CarGià Blog sono di proprietà intellettuale di Ezia Di Capua/Sala CarGià e non possono essere riprodotti senza autorizzazione e link diretto alla fonte". Per info 348 8964150

Autor Profile  - Ezia Di Capua: Direttore Artistico, Critico d'Arti Visive e Storica dell'Arte.Operatore culturale e Curatrice di arte contemporanea, dal 2010 è la mente e l'anima di Sala CarGià – Galleria d’Arte a San Terenzo, di cui è Direttrice. In oltre quindici anni di attività nel Golfo dei Poeti, ha ideato e condotto innumerevoli eventi artistici, affermandosi come figura di riferimento per la promozione culturale del territorio. È l'ideatrice del © Sala CarGià Blog, magazine online di arte, cultura e spettacolo. La sua poliedrica formazione spazia dalle arti plastiche alla scenografia teatrale (recentemente ha firmato le scene per La Bohème e La Traviata 2025), fino alla scrittura: nel 2011 ha pubblicato il volume “La Misura Dell'Amore”. Dal 2013 ricopre ruoli di primo piano nella produzione operistica e nella comunicazione artistica, curando progetti internazionali di scambio culturale, tra cui la messa in scena de “L’Elisir d’Amore” a Tokyo e Osaka. Esperta di semiologia e ricercatrice indipendente, affianca alla critica d'arte una profonda attività di studio e osservazione della Lunigiana storica. 

TI POTREBBE INTERESSARE:

NICOLA NEONATO: https://salacargia.blogspot.com/2026/01/ezia-di-capua-analizza-lartista-nicola.html

ESPERIENZA DI LETTURA - clicca qui:



 

mercoledì 4 febbraio 2026

San Terenzo tra ‘800 e ‘900 Prende Vita attraverso l'intelligenza artificiale - video del fotografo Eraldo Call


 video del fotografo  Eraldo Call,

 pioniere dell'intelligenza artificiale applicata alla fotografia storica.

La trasformazione di una fotografia in video tramite l'intelligenza artificiale rappresenta il superamento definitivo del concetto di "istante decisivo". Se storicamente la fotografia catturava un frammento di tempo immutabile, l'IA generativa rompe questo sigillo, permettendo all'immagine di espandersi temporalmente

EDC

domenica 25 gennaio 2026

Ezia Di Capua: Vi racconto come Puccini ha trasformato la sua povertà in La Bohème

Giacomo Puccini

Dietro le quinte di un capolavoro:

Volevo portarvi con me in un viaggio speciale tra storia e sentimenti. In attesa di incontrarci al Teatro Civico il prossimo 23 maggio, dove metteremo in scena La Bohème, ho pensato di raccontarvi come è nato questo capolavoro e cercare di capire l'uomo che l'ha scritta: Giacomo Puccini. Spero che questi aneddoti vi aiutino a entrare nel clima della soffitta parigina insieme a me.

Tutti conosciamo le note struggenti di "Che gelida manina", ma ho scoperto che quella soffitta parigina Puccini l'aveva abitata davvero. Prima di diventare il compositore celebre che tutti amiamo, Giacomo era un giovane studente con misere disponibilità economiche a Milano.

Mentre scriveva La Bohème, Puccini non stava solo componendo: stava ricordando. Nei suoi anni milanesi divideva una stanza con il fratello e l'amico Pietro Mascagni. Nel suo diario di allora raccontava di pasti saltati e di come dovesse "impegnare" il cappotto per pagare l'affitto. Questa verità biografica è ciò che cerco di sottolineare come memoria di vita vissuta.

Anche l'anima dei quattro amici — Rodolfo, Marcello, Schaunard e Colline — è nata dalla realtà. A Torre del Lago, Puccini aveva fondato il vero "Club della Bohème": tra una battuta di caccia e un bicchiere di vino in una capanna di legno, viveva con lo stesso spirito goliardico dei suoi personaggi.

Il "calvario" del libretto e lo scontro con Leoncavallo -  Mi affascina sempre pensare alla determinazione di quest'uomo. Sapevate che litigò furiosamente con Ruggero Leoncavallo? Entrambi volevano scrivere un'opera sullo stesso soggetto. Puccini fu tranchant: "Egli scriva, io scriverò. Il pubblico giudicherà". E il tempo gli ha dato ragione.

Ma la vera sfida fu con i suoi librettisti, Illica e Giacosa. Puccini era un perfezionista maniacale: li tormentò per tre anni, facendo riscrivere versi decine di volte. Voleva un linguaggio immediato, moderno, che passasse in un istante dalla gioia del Quartiere Latino al gelo della morte. Voleva che la parola fosse schiava dell'emozione, proprio come cercheremo di fare noi sul palco.

La Mimì di Puccini - Puccini non cercava eroine distanti, ma donne vere. La sua interprete ideale era Rosina Storchio, una soprano capace di sfumare le note come sospiri. Sebbene alla prima di Torino nel 1896 cantò Cesira Ferrani (di cui possiamo ancora ascoltare rare registrazioni), il Maestro cercava sempre quella fragilità che rende Mimì così umana. È a quella verità, fatta di sguardi e piccoli gesti, che guardo mentre prepariamo lo spettacolo.

Sapevate che a dirigere la prima assoluta fu un giovanissimo Arturo Toscanini? Esiste una sua registrazione del 1946 che è per me straordinariamente preziosa e, 'unico legame audio diretto con la volontà di Puccini. La registrazione di Arturo Toscanini del 1946 con la NBC Symphony Orchestra è considerata una pietra miliare assoluta, poiché Toscanini è l'unico direttore ad aver registrato quest'opera dopo averne diretto la prima assoluta (Torino, 1896). 

  • Opera Completa (Audio): Puoi trovare l'intera opera caricata in un unico video qui. Puoi ascoltare questa versione storica, che vede Licia Albanese come Mimì e Jan Peerce come Rodolfo, 

  • Testo di Ezia Di Capua Vice Presidente Associazione Coro Lirico La Spezia

  • "Tutti i testi e quanto in archivio di Sala Culturale CarGià Blog è di proprietà intellettuale di Ezia Di Capua/Sala CarGià e non puo' essere riprodotto senza autorizzazione e link diretto alla fonte"Per info 348 8964150

    • Broadcast Originale NBC (3 e 10 Febbraio 1946): Una versione che include i due momenti della trasmissione radiofonica originale 

Il Coro Lirico La Spezia ti aspetta al Teatro Civico per la sua 7ª produzione: la straordinaria rappresentazione de "La Bohème" di Giacomo Puccini! Vieni a emozionarti con la storia d'amore più celebre di sempre,




PERCORSO DI LETTURA


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...