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| NICOLA NEONATO - Stele commemorativa - Battaglia di Portuso |
Prosegue
il mio percorso di approfondimento dedicato alla figura di Nicola
Neonato,
un percorso critico necessario e propedeutico all'apertura della
mostra intitotolata "Elegia
a due voci: il segno ribelle e la sua Musa"
che sarà ospitata presso la Sala
CarGià. Queste
riflessioni nascono dalla volontà di sviscerare la complessità di
un artista che ha saputo fondere l'epica popolare con una visione
creativa rigorosamente individuale. Analizzare oggi il suo operato —
a partire dalla potenza scultorea della Stele del Pertuso fino alla
produzione pittorica che presenteremo — significa preparare lo
sguardo a cogliere l'essenza di un uomo che ha dominato la materia
senza compromessi. Questo
lavoro di preparazione culminerà nel Vernissage
del 03 luglio alle ore 18:30,
un appuntamento centrale della XVI
Stagione in Arte dedicato
a Carla
e Giacomo Gallerini,
dove finalmente la pittura di Neonato parlerà al pubblico negli
spazi di San Terenzo.
L'opera
scultorea di Nicola
Neonato si
configura come un imponente palinsesto di memoria collettiva, dove il
rigore dello studio classico incontra la ferita aperta della storia
contemporanea. La sua produzione plastica non è mera celebrazione,
ma una trasfigurazione dell’evento bellico attraverso un linguaggio
universale, capace di elevare il sacrificio partigiano a mito civile.
La
cifra stilistica di Neonato si fonda su una plasticità
vibrante e corporea,
evidente nei monumenti dedicati alla lotta di liberazione tra Liguria
e Alto Piemonte. Nelle opere dedicate alla Benedicta,
l'artista mette in scena una dialettica tragica tra il dinamismo del
martirio e la staticità della morte. Se la prima stele è una
composizione convulsa che cattura l’istante della fucilazione, la
seconda si chiude in un silenzio di ossa e scheletri, rendendo
tangibile l'assenza attraverso un realismo crudo e sintetico. In
questo contesto, la scultura assolve a una funzione catartica,
rielaborando il trauma storico attraverso una forma solida e perenne.
Questa
tensione tra epica e popolo trova la sua massima espressione
nella Stele
del Pertuso a
Cantalupo Ligure. Neonato recupera la struttura della colonna
traiana, ma ne ribalta il significato politico: non è più il
trionfo del singolo sovrano a essere celebrato, bensì il movimento
corale di una popolazione intera. I tredici metri di altezza
dell'opera non servono a intimidire, ma a dare una scala monumentale
al coraggio della Brigata Pinan Cichero e della gente comune. È un
racconto elicoidale dove la fatica e l'orgoglio si fondono nella
pietra, trasformando il monumento in un'entità viva nel paesaggio
delle valli.
Quando
ci troviamo al cospetto dell’imponente stele del Pertuso, a
Cantalupo Ligure, restiamo colpiti da un paradosso architettonico che
invita alla riflessione. Questa colonna di tredici metri, eretta per
onorare la brigata Pinan Cichero e il sacrificio delle popolazioni
locali, ruba il linguaggio visivo al potere imperiale per
restituirlo, finalmente, al popolo. L’analogia con la Colonna
Traiana ci appare immediata, ma il nostro sguardo critico non può
che soffermarsi sul ribaltamento di significato: dove a Roma si
narravano le conquiste di un imperatore, qui lo sviluppo elicoidale
celebra il coraggio di chi non ha titolo, se non quello inciso con
solennità tra i nomi dei caduti alla base. È un’opera
"infiammata", figlia di un orgoglio popolare che trasuda
dalla pietra scolpita; un’opera dove persino la firma dell’artista,
quasi illeggibile in basso a destra, sembra voler fare un passo
indietro per non oscurare la grandezza dell’impresa collettiva.
Ci
interroga profondamente la genesi tecnica di un tale colosso.
Conoscendo la natura di Neonato — un artista che abbiamo sempre
considerato un solitario, capace di dominare la materia senza
assistenti per non contaminare il proprio spirito creativo —
troviamo quasi incredibile la realizzazione di una struttura così
complessa in questi luoghi. Eppure, la stele è lì a dimostrare come
la sua dedizione individuale abbia saputo farsi interprete perfetta
di un sentimento comune, trasformando il sacrificio delle valli in
un’epica verticale che sfida la storia dei potenti.
La
scultura di Neonato, tuttavia, non rimane prigioniera del passato.
Nel monumento a Fëdor
Poletajev,
l'artista introduce una sensibilità nuova: alla durezza degli
elmetti della Wehrmacht si contrappone l'avanzata di una figura
femminile accompagnata da bambini. È il momento in cui l'opera si
fa speranza
pedagogica,
un tema che ritorna nella stele per Roberto
Berthoud a
Serravalle Scrivia. In queste composizioni, lo spazio visivo è
gerarchico: alla base la cronaca tragica dei fatti (fucili, torture),
al culmine la nobiltà del volto umano, restituendo dignità
individuale all'eroe.
Il
vertice etico di questa traiettoria è rappresentato nella Cappella
Cattolica nel campo di Dachau.
Intervenire in uno dei luoghi simbolo dell’annientamento umano è
stata, per Neonato, la conferma di una capacità unica di infondere una spiritualità resistente. Qui negli affreschi commissionati intorno agli anni sessanta seppur nel tempo scomparsi ancora di certo parlano del dolore dei prigionieri. Ma, è la scultura dedicata all' Appello del Mattino a Dachau che si
spoglia di ogni velleità decorativa per farsi segno puro e preghiera
silenziosa. La solidità delle forme serve a dare stabilità al
ricordo, impedendo che l'orrore svanisca nella nebbia del tempo.
In
definitiva, l'eredità di Nicola Neonato si distingue per la sintesi
perfetta tra la grande tradizione scultorea italiana e un'urgenza
etica senza compromessi. La sua opera resta come testimonianza viva
di un Novecento
civile,
radicato nel territorio ma capace di parlare un linguaggio artistico
universale.
Testo
di Ezia Di Capua
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Autor
Profile - Ezia Di Capua: Direttore
Artistico, Critico d'Arti Visive e Storica dell'Arte.Operatore
culturale e Curatrice di arte contemporanea, dal 2010 è la mente e
l'anima di Sala CarGià – Galleria d’Arte a San
Terenzo, di cui è Direttrice. In oltre quindici anni di attività
nel Golfo dei Poeti, ha ideato e condotto innumerevoli eventi
artistici, affermandosi come figura di riferimento per la promozione
culturale del territorio. È l'ideatrice del © Sala CarGià
Blog, magazine online di arte, cultura e spettacolo. La sua
poliedrica formazione spazia dalle arti plastiche alla scenografia
teatrale (recentemente ha firmato le scene per La Bohème e La
Traviata 2025), fino alla scrittura: nel 2011 ha pubblicato il
volume “La Misura Dell'Amore”. Dal 2013 ricopre ruoli di
primo piano nella produzione operistica e nella comunicazione
artistica, curando progetti internazionali di scambio culturale, tra
cui la messa in scena de “L’Elisir d’Amore” a Tokyo
e Osaka. Esperta di semiologia e ricercatrice indipendente, affianca
alla critica d'arte una profonda attività di studio e osservazione
della Lunigiana storica.
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PROMOZIONE d'ARTE CULTURA E PETTACOLO 2011-206 a cura di Ezia Di Capua |