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giovedì 2 luglio 2026

SALA CARGIA': NICOLA NEONATO e ANNA MARIA INGLESE “Elegia a due voci: Il segno ribelle e la sua Musa” Recensione a cura di Ezia Di Capua

 

NICOLA NEONATO e ANNA MARIA INGLESE “Elegia a due voci: Il segno ribelle e la sua Musa”

Sala CarGià 03-13 luglio 2026 - Curatrice della mostra Ezia Di Capua

Indagine critica su un sodalizio d'arte e di vita

di Ezia Di Capua

L’universo creativo che si schiude in questa rassegna non è soltanto la celebrazione di un percorso individuale, ma la rivelazione di un ecosistema intellettuale. Al centro si staglia la figura di Nicola Neonato (1912-2006), il "Pollaiolo" della Resistenza, la cui opera è un’ontologia della forma: un’indagine serrata sulla verità della materia attraverso un segno grafico che non ammette incertezze. Tuttavia, la sua estetica, così radicata nel vigore plastico e nella severità delle terre, trova il suo completamento necessario nel dialogo silenzioso con Anna Maria Inglese.

In Neonato, la pittura e la scultura agiscono come strumenti di resistenza civile e memoria storica. Il suo realismo descrittivo non è mai banale copia del vero, ma una sintesi monumentale dove l'uomo — sia esso partigiano, pescatore o figura sacra — riacquista una dignità scultorea. È un’arte "di terra", dominata da bruni e toni sordi, che trova il suo Testamento Artistico nel complesso di Zoagli, dove il bronzo si fa soglia e l'affresco si fa spazio sacro.

Accanto a questa forza centripeta, l’opera di Anna Maria Inglese agisce come una rifrazione luminosa. Artista dalla sensibilità analitica e finissima, la Inglese non è stata soltanto la musa che ha prestato il volto a ritratti di rara intensità introspettiva, ma una voce autonoma capace di filtrare l'irruenza plastica di Nicola. Se Neonato incide e scolpisce la realtà, la Inglese la osserva e la interiorizza, introducendo nel sodalizio una componente lirica che ingentilisce il rigore del compagno senza snaturarlo.

In questa mostra, il dialogo tra i due artisti si manifesta come un gioco di specchi: alla "Forza" del Pollaiolo risponde la "Luce" della Inglese. Insieme, hanno saputo costruire una visione del mondo in cui il rigore del mestiere si fonde con la poesia dello sguardo, lasciandoci un’eredità che è, al contempo, monumento storico e diario sentimentale.

"Il percorso critico di Nicola Neonato ha trovato nel tempo tappe fondamentali che ne hanno sancito l'importanza nel canone del Novecento. Tra queste, è doveroso citare l'importante rassegna curata dal critico d'arte Franco Ragazzi a Rapallo, un'esposizione che ha avuto il merito di storicizzare con rigore la figura del Maestro. La mostra odierna in Sala Cargià si pone in continuità con quegli studi, arricchendo la narrazione con l'inedito focus sul sodalizio artistico con Anna Maria Inglese."

Ezia Di Capua – Direttrice di Sala Culturale CarGià


Profili Biografici

Nicola Neonato (1912 – 2006)

Nato a Borzonasca (GE), si forma nel solco della grande tradizione figurativa italiana. Durante la Resistenza ligure, il suo talento nel disegno gli vale tra i partigiani il soprannome di "Pollaiolo". La sua carriera è segnata da una coerenza stilistica assoluta: dal realismo crudo degli anni della guerra alla maturità delle grandi commissioni pubbliche. Maestro della scultura in bronzo e dell'affresco, ha lasciato segni indelebili nel tessuto civile e religioso, culminando nel monumentale lavoro per la Chiesa di San Martino a Zoagli (portale bronzeo, altare e cicli affrescati), considerato il suo testamento artistico. La sua opera è caratterizzata da un tratto sicuro, una tavolozza di terre e una profonda precisione storica.

Anna Maria Inglese (1929 – 2020)

Artista e intellettuale, Anna Maria Inglese ha rappresentato una figura centrale nel panorama artistico ligure del secondo Novecento. Formatasi in un ambiente di alta sensibilità estetica, ha sviluppato un linguaggio pittorico e grafico basato sulla finezza del segno e sulla capacità di introspezione psicologica. Compagna di vita e di ideali di Nicola Neonato, ne ha condiviso lo studio e il fervore creativo, mantenendo però un’identità stilistica distinta, caratterizzata da una ricerca sulla luce e sulla forma più mediata e poetica. Oltre alla sua produzione autonoma, la sua presenza è stata fondamentale come stimolo critico e intellettuale nella realizzazione delle opere maggiori del marito.



Autor Profile

Ezia Di Capua Miniaturista, Pittrice, illustratrice, scrittrice, critico di arti visive. Scenografa teatrale. Operatore culturale, Storica dell'arte e critica, Curatrice di arte contemporanea e Gallerista

Art Blogger: ideatrice di © Sala CarGià Blog http://salacargia.blogspot.com, sito web vetrina di arte, cultura e spettacolo.

Direttrice e curatrice di Sala CarGia' – Galleria d'arte - spazio espositivo a San Terenzo. Operatore culturale, Ideatrice e conduttrice di tutti gli eventi artistici e culturali realizzati per Sala Culturale CarGia' dal 2010 al 2026 nel Golfo dei Poeti

Scrittrice nel 2011 pubblica il libro “ La Misura Dell'Amore” ed. Cinque Terre

2016 – 2026 Vice Presidente dell'Ass.ne Coro Lirico La Spezia

2012-2026 Curatrice progettuale, organizzativa, responsabile della promozione artistica, comunicazione e immagine relativa a concerti lirici e messa in scena teatrale, in Italia di tredici Opere Liriche e relative repliche,

Curatrice del progetto internazionale ideato per stabilire lo scambio culturale Italia/Giappone per realizzare la messa in scena dell'Opera lirica “L'elisir D'amore” di G. Donizetti nei teatri di Tokyo e Osaka con cast nazionale, internazionale e orchestra.

Cantante - registro vocale soprano – Corista soprano lirico 1976-2026. Oltre cento i concerti al suo attivo. E' nell'organico del Coro Lirico della Spezia - Soprano solista ruoli: Annina in La Traviata Di G. Verdi, Suor Dolcina in Suor Angelica di G. Puccini, Mamma Lucia in Cavalleria Rusticana di P. Mascagni

Ricercatrice archeologica indipendente, appassionata di semiologia, da anni conduce studi e osservazioni del territorio nella Lunigiana storica e Appennino Tosco Emiliano, a riguardo sta scrivendo un libro.


SALA CARGIA' – GALLERIA D'ARTE

VIA ANGELO TROGU,54

SAN TERENZO

CURATORE EZIA DI CAPUA 348 8964150






EZIA DI CAPUA ricorda la pittrice Cettina Nardiello: la sensibilità e il calore dell'arte Naif

Cettina Nardiello - pittrice Naif


 Ci ha lasciati la pittrice Cettina Nardiello, un’artista che nel 2011 aveva saputo emozionare il pubblico del nostro territorio con la sua splendida mostra personale presso la Sala CarGià di San Terenzo.  
Vogliamo ricordarla oggi attraverso la sua arte, pura e vibrante, che ha lasciato un segno profondo nella provincia della Spezia e non solo.

Opera di Cettina Nardiello
Cettina è stata un’artista autodidatta nel senso più nobile del termine: ha osservato a lungo la natura circostante e ha guardato ai pittori a lei più congeniali e vicini al suo sentire. Fondamentale nel suo percorso è stata la frequentazione, di cui serbava un gradito e affettuoso ricordo, delle Officine Botteghe d’Arte di Renzo Borella, sotto la guida della bravissima insegnante Franca Puliti. Da lì ha preso il via la sua memorabile carriera.

Pittrice completa, Cettina prediligeva il genere Naif. La sua straordinaria dote era quella di saper rendere semplice la rappresentazione artistica, riuscendo a farla sembrare più facile di quanto in realtà non fosse. Sapeva coinvolgere chi guardava le sue opere .

In questa apparente semplicità risiedeva il suo più grande successo: la capacità di attrarre il pubblico nel suo mondo pittorico, facendo sì che il suo messaggio venisse raccolto da chiunque. Con il suo stile inconfondibile, fatto di colori caldi e intensi, e con i suoi personaggi e atmosfere campestri sospesi tra fantasia, segno e genuinità, Cettina ha vinto premi in prestigiosi concorsi anche a carattere nazionale, oltre che nel territorio spezzino (tra cui si ricordano il concorso Marzaiolo a Rosignano Solvay e l'Ottica Venturini). Iscritta storica e attiva dell'Associazione San Martino di Durasca

Opera di Cettina Nardiello
Per diverse edizioni è stata una colonna portante dell'Extempore a Nicola di Ortonovo, attirando sempre l'attenzione e i consensi della critica e del pubblico grazie alla scelta dei suoi personaggi e a quel colore vero, vitale, capace di toccare la sensibilità profonda dell'osservatore.

Impossibile non ricordare, inoltre, il suo straordinario contributo al progetto corale “17 artisti per un presepe”, caratterizzato da figure a grandezza naturale intagliate su tavola. In quell'occasione, Cettina Nardiello realizzò un caratteristico pastore in perfetto stile naif: una figura scalza, avvolta in un grande mantello rosso e con un cappello tipico. L'opera fu tra le più ammirate dell'intero presepe artistico, proprio per la sua struttura e per quel colore caldo e suadente che tanto caratterizzava la sua mano.

La scomparsa di Cettina lascia un vuoto nel panorama artistico locale, ma le sue opere e la sua straordinaria capacità di comunicare la bellezza con semplicità rimarranno per sempre nei nostri cuori.

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Ezia Di Capua Direttrice di Sala Culturale CarGià - Galleria D'Arte

lunedì 22 giugno 2026

IN SALA CARGIA' Nicola Neonato e Anna Maria Inglese con "Elegia a due voci": il tributo all'artista partigiano del Presidente Comitato ANPI di La Spezia insieme alle sezioni del territorio


COMUNICATO STAMPA La XVI Stagione "In Arte", dedicata alla memoria di Carla e Giacomo Gallerini (2010-2026), raggiunge il suo apice con un evento espositivo di profonda caratura critica e umana. Dal 3 luglio prossimo, Sala Cargià di San Terenzo aprirà le porte a una doppia mostra commemorativa d’eccezione: un dialogo inedito tra il maestro Nicola Neonato (1912-2006) e la sua Musa e compagna di vita, Anna Maria Inglese. La mostra, intitolata "Elegia a due voci: il segno ribelle e la sua Musa" nasce da un meticoloso lavoro di ricerca e approfondimento storico-critico condotto da Ezia Di Capua, che ha permesso di ricostruire l'evoluzione del 'segno ribelle' di Neonato..." La mostra fortemente voluta dalla nipote degli artisti Elena Melosci, si propone come un viaggio nell'intimità intellettuale di una delle coppie più significative del Novecento ligure.“ 

La mostra, dichiara Ezia Di Capua, assume una profonda rilevanza storica e civile grazie alla straordinaria partecipazione dei vertici e delle sezioni locali dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia. L'evento vedrà l'atteso intervento di Paolo Pucci, Presidente del Comitato Provinciale ANPI La Spezia, che illustrerà il legame indissolubile tra l'espressione artistica del secondo Novecento e i valori della Resistenza radicati nel territorio spezzino. La figura di Nicola Neonato, unanimemente riconosciuto come l'artista partigiano, soprannominato “ Il Pollaiolo” ha saputo tradurre in pittura e scultura l'imperativo morale della lotta di Liberazione. La sua produzione, mossa da quel "segno ribelle" che dà il titolo all'esposizione, trova un completamento lirico nell'opera della moglie e pittrice Anna Maria Inglese, sua costante Musa ispiratrice. L'unione delle loro voci artistiche rappresenta non solo un percorso estetico di altissimo livello, ma un vero e proprio monumento visivo alla memoria democratica.

A testimonianza di quanto questo patrimonio ideale sia ancora vivo e condiviso, l'inaugurazione si trasformerà in un momento di fondamentale coesione per la provincia. Accanto al Presidente provinciale Paolo Pucci, presenzieranno infatti in modo corale le rappresentanze delle sezioni ANPI di Lerici, Arcola, Ceparana e Migliarina. Una partecipazione allargata che sottolinea la volontà comune delle diverse comunità locali di presidiare la memoria storica attraverso il linguaggio universale dell'arte, offrendo alle nuove generazioni un'occasione unica di riflessione sui valori fondanti della nostra Repubblica”.

L'evento ha il patrocinio del Comune di Lerici e  della Pro Loco San Terenzo
Il Sindaco di Lerici Marco Russo e le Autorità locali sono invitate a partecipare


Testo di Ezia Di Capua Direttrice di Sala CarGià e Curatrice della Mostra

Info e Orari
Vernissage: Venerdì 3 luglio, ore 18:15
Apertura: Tutti i giorni dalle ore 9:00-12:00 ; 18:00 alle 20:00
Luogo: Sala Cargià, San Terenzo (SP) – via Angelo Trogu,54
Genere: Doppia personale commemorativa di Pittura
Curatela: Ezia Di Capua
Info: 3488964150

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 a cura di Ezia Di Capua
2011-2026
PER INFO 348 8964150




lunedì 15 giugno 2026

EZIA DI CAPUA INTERVISTA CALOGERO SCRIVANO - in mostra in Sala CarGia' dal 25 Luglio al 4 Agosto

Calogero Scrivano

 
La XVI Edizione della Stagione in Arte "Carla Gallerini" si arricchisce di un appuntamento imperdibile: la mostra intitolata "Il Bimbo sul muretto", personale di pittura dell'artista Calogero Scrivano che, aprirà ufficialmente la mostra al pubblico il prossimo sabato 25 luglio alle ore 18:00 in Sala CarGià via Angelo Trogu, 54 a San Terenzo di Lerici .

L'esposizione, a cura di Ezia Di Capua, promette di raccontare un viaggio visivo davvero straordinario. Nelle sue opere, l'autore riesce a far dialogare due mondi apparentemente lontani: da un lato l'Impressionismo, per la sensibilità romantica e il calore emotivo; dall'altro l'Iperrealismo, per il rigore tecnico e la precisione quasi fotografica.

Conosciamo meglio Calogero Scrivano l'uomo e l'artista attraverso questa intervista rilasciata in esclusiva a Ezia Di Capua curatrice della mostra per la pubblicazione in Sala CarGià Blog.


L' INTERVISTA DIETRO AL CAVALLETTO

1. La Luce e il Colore: Tu affermi che luce e colore "diventano musica" per i tuoi occhi. In che modo, nella tua pratica iperrealista, riesci a infondere questa "magia" romantica senza sacrificare la fedeltà alla rappresentazione della realtà? In tutta questa magia spiegaci che valore dai al disegno che diventa opera realizzata a matita?

Ritengo che l’lperrealismo non sia fotocopia fredda di una immagine ma la scelta della MIA realtà da mostrare e come illuminarla. Questa consapevolezza mi è esplosa dentro dopo aver letto commenti del tipo “E’ meglio di una fotografia”: quindi nella realtà che dipingo tento di realizzare quella luce che crea il mio stato d’animo, a volte con leggeri colpi di luce laterale, o con chiari scuri che volutamente illuminano i dettagli, oppure dipingendo un soggetto come emanasse luce dall’interno. Il disegno è sempre stato per me l’elemento di base, indispensabile in ogni disciplina, come la danza o la musica. Una sorta di ‘spartito’ mentale.

2. Il Manifesto "Il Bimbo sul Muretto": Il titolo della tua personale richiama esplicitamente l'innocenza e la curiosità dell'infanzia, l'atto di osservare il mondo da un punto privilegiato. Qual è il messaggio che questo "Il Bimbo sul Muretto" porta con sé nell'oggi e quale opera della mostra incarna meglio questo tema?

Il messaggio è incoraggiamento a guardare ancora il mondo con gli occhi di quel bambino. Penso ci vorrebbero molti bambini sul muretto che disegnino con passione, anche se con una matita spezzata. Quel’ bambino era solo, sì, ma non soffriva di solitudine perché l‘Arte era fedele compagna. Ciò che potremmo essere tutti noi, ancora oggi.

3. Finestre sull'Anima: Tu vedi i tuoi dipinti come "finestre sull'anima". Potresti spiegarci il processo con cui un'emozione o un pensiero interiore viene tradotto in un soggetto oggettivo e realistico su tela?

Non è semplice spiegarlo, l’emozione ed i pensieri si associano alle interpretazioni basate su esperienze specifiche. Il MIO contesto di vita. Mi occorrono esempi fisici e simboli. Per capirci, se voglio descrivere la fragilità, dipingerò un guscio d’uovo con micro fratture e crepe. Per illustrare la solitudine, realizzerò un vasto campo con in lontananza un solo albero od un uccello in primo piano. Il tormento interiore lo associo alle onde spumeggianti di un mare in tempesta.

4. Il Processo in Evoluzione: Tu ritieni che l'opera non sia "mai finita, ma un processo in continua evoluzione". Questo come si traduce concretamente nel tempo che dedichi ai dettagli o nella possibilità di ritornare su un lavoro?

Se il dipinto è ancora in mio possesso, a distanza di molti mesi, a volte anche anni, osservandolo con una nuova e maggiore apertura mentale, sento a volte il bisogno di apportare una modesta variazione o quel semplice tocco che rispecchi la mia emozione del momento. La saggezza orientale mi ha insegnato che “l’acqua si purifica scorrendo, e l’uomo andando avanti”. Questa filosofia l’ho fatta mia.

5. Integrità Artistica: Dopo aver attraversato momenti difficili, hai sentito il bisogno di dipingere ciò che ti appassiona "senza curarti delle tendenze o delle mode". Quanto è cruciale per la tua espressione mantenere questa integrità artistica e quanto è difficile oggi farlo?

L’Arte contemporanea è aperta ed in questo senso consente ogni libera interpretazione ed espressione. Pare che tutto sia arte e, mentre ciò scandalizza i fruitori più conservatori, questa libertà espressiva non mi disturba e non influenza né condiziona le mie scelte. Non mi è difficile restare aderente alle correnti artistiche che prediligo (impressionismo, Realismo, Iperrealismo) perchè esse sono radicate solidamente e profondamente nella mia anima, mi appagano e mi consentono perenni fonti di ispirazione.

6. L'Arte come Missione: Affermi che la pittura è la tua "missione per rendere più bella la vita". In un mondo sempre più complesso e frenetico, come ritieni che la tua arte possa effettivamente assolvere a questa funzione e fare la differenza per l'osservatore?

In un mondo che corre l’Arte fa l’opposto, non è decorazione, non arreda pareti ma arreda l’anima ed obbliga a fermarsi ed osservare il dipinto finchè nella mente i colori cominciano a pulsare, danzando armoniosamente ridando il diritto alla lentezza, all’attenzione profonda, un po' come gustarsi un tè ignorando lo smartphone. La ritengo una Missione perché può trasformare il caos interiore in momenti di serenità, qualcosa che si può guardare senza subirla ma con ammirazione attiva.

7. Il Ritorno alle Radici: Esporre a San Terenzo, nella prestigiosa Sala CarGià e nell'ambito della Stagione "Carla Gallerini", assume per te un significato particolare in relazione al tuo bisogno di "riconnettersi con la passione per la rappresentazione della realtà"?

Ritengo un onore ed un grande privilegio esporre in questa prestigiosa location. La Galleria CarGià è un eccellente esempio di come si debba lavorare, ricercare e scegliere, ed a volte educare. Un gran lavoro di curatela dedicato non solo alle opere ma anche agli Artisti. Si vede che c’è una chiara visione dietro l’allestimento. Qui mi sento sicuro, ho fiducia, so di essere in mano a professionisti.

8. Dalla Luce all'Essenza della Realtà: Tu descrivi il tuo stile come un'evoluzione dall'Impressionismo a una vena marcatamente Iperrealista. Quali sono state le sfide e le scoperte maggiori in questa transizione e come si conciliano queste due sensibilità apparentemente distanti?

E’ stata una evoluzione lenta e progressiva, dalla “sensazione della luce“ sono passato alla “fisica della luce”. Dalla precedente pennellata libera e colore soggettivo sono passato al disegno solido e definito. Mi sono avvalso inizialmente di una griglia e studiato una prospettiva perfetta. Sono passato da macchie di colore che galleggiavano a soggetti con “ossatura” sotto, una sorta di intelaiatura. Con l’impressionismo mi limito a ‘suggerire’, con l’iperrealismo ho imparato a ‘descrivere’ con maggior attenzione ai dettagli e particolari.

9. Hai un sassolino nella scarpa?

Avevo un sassolino, doloroso, che ho tolto seguendo l’esempio di Michelangelo che, si narra, fu criticato da un inviato del Papa il quale affermò che il Mosè sul quale il maestro stava lavorando, aveva il naso troppo grosso. Michelangelo, senza scomporsi, salì sulla scala e con scalpello, martello ed un po' di polvere di marmo nella mano (che lentamente lasciò cadere) finse di apportare la modifica. “Adesso va bene!” disse il rappresentante del Papa. Un gallerista screditava regolarmente i miei lavori definendoli “mediocri ed insufficienti”, finchè un giorno gli mostrai alcune foto dei miei nuovi dipinti, inserendovi però anche la fotografia di un capolavoro di Claude Monet. Il critico osservò con sufficienza anche questo ed esclamò: ”mediocre ed insufficiente”. Lo guardai negli occhi sorridendo, gli strinsi la mano e lo salutai definitivamente.

Testo Intervista a cura di Ezia Di Capua . Direttrice di Sala CarGià Galleria D'Arte

Intervista concessa in esclusiva a Ezia Di Capua per Sala CarGia' Galleria d'arte per la pubblicazione integrale nel BLOG © Sala CarGià Blog http://salacargia.blogspot.com, e parziale pubblicazione su quotidiani online e organi di stampa - ogni diritto è riservato.

 


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lunedì 18 maggio 2026

Elegia a due voci: In Sala CarGià il segno ribelle di Nicola Neonato e la luce di Anna Maria Inglese . INVITO PERSONALE

SALA CARGIA' GALLERIA D'ARTE
VI INVITA

"Questa mostra non è solo una retrospettiva, ma un atto di giustizia verso una storia d’amore e d’arte," dichiara la curatrice Ezia Di Capua. "Inserire Anna Maria Inglese accanto a Nicola Neonato significa restituire al pubblico l’integrità del processo creativo del Maestro. Nicola Neonato, soprannominato il "Pollaiolo" in quanto pittore e scultore durante gli anni della Resistenza, viene celebrato attraverso un percorso che spazia tra disegni e dipinti anche di cronaca bellica. La vera novità di questa curatela è però l’inserimento ragionato delle opere di Anna Maria Inglese. Artista dalla sensibilità finissima, la Inglese non è stata solo una compagna, ma una forza poetica capace di influenzare profondamente l’estetica di Neonato, offrendo una luce introspettiva che bilancia la forza monumentale del Maestro.

Dall’urgenza della lotta partigiana ai ritratti familiari, fino al celebre "Testamento Artistico" di Zoagli, l'esposizione rivela come il sodalizio tra i due abbia nutrito capolavori assoluti come il Portale Bronzeo e i grandi cicli affrescati “.

Ezia Di Capua - Direttrice di Sala CarGià e Curatrice della Mostra

L'evento gode del patrocinio del Comune di Lerici, della Pro Loco San Terenzo 

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lunedì 20 aprile 2026

"ANIMA" – spettacolo celebrativo per i vent'anni di RL Dance Studio - Riflessioni di Ezia Di Capua.


"L'arte è lo strumento più potente per creare connessioni reali."
 ANIMA, lo spettacolo celebrativo per i vent'anni di RL Dance Studio

Quando la danza diventa un abbraccio collettivo. 
Ci sono serate che restano scalfite nella memoria non solo per la bellezza estetica, ma per la forza del messaggio che riescono a trasmettere. ANIMA, lo spettacolo celebrativo per i vent'anni di RL Dance Studio, è stato esattamente questo: un’esplosione di vita, un rito collettivo che ha trasformato il Palasport Mariotti in un luogo dell'anima.

Dire che è stato "uno spettacolo di danza" sarebbe riduttivo. Le coreografie di Niccolò Di Stani sono state un capolavoro di dinamismo e precisione, capaci di dare forma visibile a emozioni invisibili. Ogni movimento dei ballerini non era solo tecnica, ma un grido di identità, un racconto di crescita e appartenenza che ha letteralmente ipnotizzato il pubblico.

Il valore aggiunto di questa produzione è stata la presenza magnetica di Paolo Ruffini. Il suo monologo si è incastonato perfettamente nella narrazione, portando quella dose di umanità, ironia e profondità a cui l'artista ci ha abituati. Ruffini ha saputo dare voce al tema centrale della serata: il bisogno autentico di essere "visti" e riconosciuti in un mondo spesso troppo veloce e distratto.

Ma il vero cuore pulsante dell'evento è stata l'energia di Monica Cidale e di tutta la famiglia della RL Dance Studio. Celebrare vent'anni in questo modo significa aver seminato bene: sul palco non c'erano solo allievi, ma persone consapevoli, unite da un linguaggio comune che va oltre il passo di danza.

ANIMA ci ha ricordato che l'arte è ancora lo strumento più potente che abbiamo per combattere la solitudine e creare connessioni reali. Uno spettacolo intenso, vibrante e profondamente umano.

In una società che spesso ci vuole invisibili, ANIMA ci ha urlato che esistere significa essere visti e ascoltati. È stata una serata indimenticabile, capace di riconciliarci con il senso più profondo dell’arte e di ricordarci che essa rimane lo strumento più potente per combattere la solitudine e creare connessioni reali. Uno spettacolo intenso, vibrante e profondamente umano, che non si è concluso con l’ultimo applauso, ma che continuerà a risuonare a lungo nel cuore di chiunque abbia avuto il privilegio di essere presente.

Testo di Ezia Di Capua -  #RLDanceStudio  

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giovedì 16 aprile 2026

La Bohème Teatro Civico della Spezia 23 maggio ore 21 – Manifesto d'autore firmato Ezia Di Capua

VIVATICKET https://www.vivaticket.com/it/ticket/la-boheme/298966

La storia del manifesto d’opera d’autore è un viaggio affascinante che affonda le radici in un’epoca in cui la pubblicità non era ancora un algoritmo, ma un atto creativo purissimo, capace di trasformare i muri delle città in una pinacoteca a cielo aperto. Guardando all’eredità delle Officine Grafiche Ricordi e ai maestri come Hohenstein o Metlicovitz, nel mio percorso di curatela artistica per il Coro Lirico La Spezia, ho inteso il manifesto non come sussidio informativo, ma come estensione semantica dell’opera. La locandina diventa il luogo di una "critica in immagine", dove la miniatura — mia cifra stilistica d'elezione — incontra la monumentalità del melodramma, con la ferma volontà di restituire a questo supporto la sua dignità di opera d’arte totale. Realizzare i manifesti per titoli come Il Barbiere di Siviglia o La Traviata non è stato per me un semplice esercizio di grafica, ma una ricerca di alta qualità estetica volta a creare un ponte tra lo spartito e lo sguardo dello spettatore.

In questa mia "Mimì" per La Bohème, ho voluto che il disegno diventasse soglia dell'anima, rifuggendo la freddezza del digitale per abbracciare la vibrazione del pastello, l'unico medium capace di assecondare e tracciare ogni singolo respiro della protagonista. La figura emerge con una bellezza malinconica e una delicatezza preraffaellita, dove il movimento armonioso del corpo dialoga con uno sfondo parigino appena accennato, etereo come un ricordo. La centralità dell'opera risiede nelle mani: una, colta in un gesto di estrema cura mentre regge fiori e indica il il tamburello da ricamo, dove i fiori ricamati sembrano prendere vita come simbolo di una primavera interiore che sfida il gelo del destino; l’altra, agile, gioca con il fiocco della cuffietta rosa, altro simbolo cruciale dell’opera. Proprio questa mano agile, gioca con il fiocco della cuffietta rosa, simbolo cruciale dell’opera e pegno d'amoree,  questo gesto, nella sua estrema delicatezza, parla allo spettatore della 'gelida manina' pucciniana, ma ne rivela anche il lato più autentico: quel tono squisitamente femminile e lievemente civettuolo che appartiene a Mimì. È il gioco della giovinezza che resiste al destino, una grazia innata che trasforma un semplice nastro in un atto di seduzione garbata e vitale. Ogni dettaglio, dalla precisione delle forbici da ricamo ai rocchetti di filo e all'ago, non è un mero ornamento, ma una metafora della trama stessa dell'esistenza che si consuma filo dopo filo. È una scelta di resistenza estetica che cerca la verità emotiva nel segno pittorico, offrendo al pubblico non un semplice annuncio, ma un frammento di bellezza immortale che anticipa il pianto e il riso del dramma.

© Opera manifesto e testi a cura di Ezia Di Capua – Tutti i diritti riservati.


sabato 28 marzo 2026

"IL BAMBOLOTTO DELLA REGINA" di Gabriella Mignani - Ed. Helicon - Recensione di Ezia Di Capua

PRESENTAZIONE DEL LIBRO " Il Bambolotto della Regina" a cura di Ezia Di Capua
 SALA CARGIA 7 LUGLIO 2026 ORE 18,15

 L'enigma dell'umano ne "Il bambolotto della regina"

Nella sua raccolta di racconti "Il bambolotto della regina", Gabriella Mignani tesse un raffinato collage di esistenze, un mosaico di situazioni di coppia e sociali che rifuggono la cronaca per farsi archetipo. La sua scrittura, armonica e avvolgente, sembra abitare un tempo universale, dove il particolare diventa specchio di una condizione umana condivisa, capace di parlare a ogni epoca. Questa prosa possiede una nitidezza quasi tattile, capace di costruire luoghi e stati d'animo con una precisione che ricorda la capacità di Katherine Mansfield di catturare l'epifania di un istante, quella rivelazione psicologica che emerge dal più piccolo dettaglio quotidiano. Eppure, sotto la superficie di una narrazione fluida, pulsa un messaggio spesso criptato: un'aura di mistero che avvolge i fatti, un'eco metafisica che evoca le atmosfere di Dino Buzzati, dove l'ordinario appare sempre sul punto di svelare un segreto indecifrabile e affascinante.

Questa precisione descrittiva trova il suo ancoraggio più forte nell'ambientazione spezzina, dove la città non è un semplice sfondo, ma un vero genius loci che riflette gli stati d’animo dei protagonisti. In particolare, il racconto che apre la raccolta ci riporta a una Spezia desolata e semideserta durante l'emergenza Covid: qui, l'unico protagonista maschile che parla in prima persona trasforma la cronaca del lockdown in una riflessione universale sulla solitudine e sull'attesa. Eppure, in questa desolazione, la Mignani non cede mai all'autocompiacimento del dolore, restando fedele alla convinzione che, nonostante tutto, “le barche comunque arriveranno in porto”, offrendo così uno spiraglio di speranza inattesa.

Ciò che più colpisce nel ritmo della narrazione è il distacco netto e improvviso delle chiusure. Se il racconto procede con eleganza, la fine arriva spesso senza preavviso; l'autrice non accompagna il lettore verso un finale consolatorio, ma sceglie un congedo fermo che recide ogni possibile proseguimento. Questa tecnica, che richiama il minimalismo essenziale di Raymond Carver, genera una sottile e persistente nostalgia: i personaggi sfumano d'un tratto, proprio nel momento in cui la loro vita sembrava essersi fatta più densa, lasciando in chi legge il desiderio sospeso di non vederli svanire così velocemente tra le righe.

Il percorso narrativo trova il suo culmine naturale ne "Il bambolotto della Regina", un capitolo che agisce come un potente spartiacque simbolico. Inserendo la data della morte della Regina Elisabetta II nel 2022, l'autrice non si limita a un riferimento cronologico, ma sancisce la fine di un’epoca storica e di un tempo collettivo ormai concluso. Quel momento diventa il perno attorno a cui ruota la riflessione sul distacco, trasformando la fine di un regno nel simbolo di un passaggio universale e definitivo.

Una vera chiave di volta che segue il viaggio in Inghilterra di due amiche. Il contrasto tra loro è fortissimo: una affronta il peso di una maternità messa in discussione e poi accolta, mentre l’altra, lontana da un amore incerto, sceglie di acquistare un bambolotto. In quel gesto sembra consumarsi un travaso di significati: l’oggetto diventa il simulacro di un’innocenza da preservare, il custode silenzioso di un bivio esistenziale condiviso nel silenzio. Mentre la vita delle due donne scorre, l'oggetto rimane immobile, proprio come la figura della Regina a cui rimanda, simbolo di stabilità in un mondo che muta. Il suo ritrovamento, a distanza di decenni, agisce come una violenta epifania: ritrovare il "bambolotto" significa per la protagonista scontrarsi con la versione di se stessa di allora, con quel segreto mai del tutto svelato e con la consapevolezza che siamo tutti, in fondo, come quel simulacro: oggetti nelle mani del destino o delle nostre stesse scelte, che attendono solo di essere riscoperti per rivelare, finalmente, il senso del proprio viaggio.

"In definitiva, l'opera di  Gabriella Mignani non è una semplice sequenza di storie, ma un invito a rallentare per osservare con cura le crepe della nostra quotidianità. È un libro che non si esaurisce all'ultima pagina, ma continua a risuonare nell’anima, spingendo il lettore a interrogarsi su quali siano i propri 'bambolotti' dimenticati e su quali segreti custodiscano ancora le nostre esistenze. Un’opera che, partendo dal particolare, si fa universale, confermando il talento di un’autrice capace di toccare le corde più intime del vissuto."

L'Autrice: Gabriella Mignani

Gabriella Mignani è una giornalista e scrittrice che ha fatto dell’osservazione della realtà il fulcro della sua cifra stilistica. Con una lunga esperienza nel mondo dell’informazione, ha sviluppato uno sguardo acuto e mai scontato sulle dinamiche sociali e relazionali della contemporaneità. La sua scrittura si distingue per una rara capacità di sintesi e per una sensibilità visiva che trasforma la parola in immagine. Nelle sue opere, Mignani esplora spesso i territori del "non detto" e le zone d’ombra dei legami umani, muovendosi con eleganza tra il realismo dei fatti e la profondità psicologica dei personaggi. Con Il bambolotto della regina, l'autrice conferma la sua vocazione per il racconto breve, inteso come frammento di verità universale capace di scuotere e far riflettere il lettore moderno. Mignani è un’autrice di profonda sensibilità, capace di tradurre la realtà in una prosa poetica e coinvolgente. Con la sua raccolta di poesie "Cambio di stagione", ha ottenuto importanti riconoscimenti di critica, vincendo nel 2021 il Primo Premio "Mario Tobino". La forza della sua scrittura è stata ulteriormente confermata da un prestigioso traguardo internazionale: uno dei racconti di questa raccolta è stato selezionato per il Giubileo degli Artisti 2025 a Roma, inserendo ufficialmente l'opera di Gabriella Mignani nel cuore delle celebrazioni culturali dell'Anno Santo.

Ezia Di Capua

Autor Profile - Ezia Di Capua 

Critico d’Arti Visive, Ezia Di Capua estende la sua analisi estetica alla letteratura, curando con sensibilità recensioni di romanzi e raccolte poetiche. Operatore culturale e Curatrice di arte contemporanea, dal 2010 è la mente e l'anima di Sala CarGià – Galleria d’Arte a San Terenzo, di cui è Direttrice. Pittrice, vincitrice di molti concorsi. In oltre quindici anni di attività nel Golfo dei Poeti, ha ideato e condotto innumerevoli eventi artistici, affermandosi come figura di riferimento per la promozione culturale del territorio. Proprio per il suo costante impegno nella diffusione della cultura, nel 2020 è stata insignita di un premio dal Sindaco di Lerici, Leonardo Paoletti. Il riconoscimento le è stato consegnato sul palco del Teatro Astoria in occasione del Concerto Lirico di Capodanno, evento di grande successo da lei stessa organizzato per conto del Coro Lirico La Spezia, con la partecipazione di solisti e orchestra. È l'ideatrice del © Sala CarGià Blog, magazine online di arte, cultura e spettacolo. dove ha aperto le seguitissime rubriche "Interviste dietro al cavalletto" e "Interviste dietro al sipario", spazi dedicati al dialogo profondo con gli artisti e i protagonisti della scena. La sua poliedrica formazione spazia dalle arti plastiche e pittoriche alla scenografia teatrale (recentemente ha firmato le scene dipinte per La Bohème e La Traviata 2025), fino alla scrittura: nel 2011 ha pubblicato il volume “La Misura Dell'Amore”. Dal 2018 Vice Presidente dell'Ass.ne Coro Lirico La Spezia - Dal 2013 ricopre ruoli di primo piano nella produzione operistica e nella comunicazione artistica, curando recensioni d'Opera lirica e progetti internazionali di scambio culturale, tra cui la messa in scena de “L’Elisir d’Amore” a Tokyo e Osaka. Esperta di semiologia e ricercatrice indipendente, affianca alla critica d'arte una profonda attività di studio e osservazione della Lunigiana storica e preistorica a cui sta dedicando la scrittura di un libro .  

PROMOZIONE D'ARTE,CULTURA E SPETTACOLO 2010-2026
a cura di Ezia Di Capua

martedì 17 marzo 2026

Ezia Di Capua intervista Anastasiia Leonova - (Musetta) per la nuova produzione di "La Bohème" del Coro Lirico La Spezia"

Anastasiia Leonova - soprano

LE INTERVISTE DIETRO AL SIPARIO a cura di Ezia Di Capua

Ezia Di Capua intervista Anastasiia Leonova - Musetta. per la nuova produzione di La Bohème del Coro Lirico La Spezia"

Il prossimo 23 maggio, il palcoscenico del Teatro Civico della Spezia tornerà a vibrare con le passioni, i sogni e i tormenti parigini della Bohème di Giacomo Puccini. Si tratta di una produzione  integrale in quattro atti con orchestra firmata dall'Associazione Coro Lirico La Spezia  a dodici anni dalla memorabile messa in scena del 2014 proprio nel medesimo teatro. A rendere questa edizione ancora più speciale è la presenza di talenti internazionali, tra cui spicca Anastasiia Leonova nel ruolo di Musetta. Soprano lirico di origine russa, Anastasiia ha iniziato lo studio del pianoforte a soli cinque anni a San Pietroburgo, debuttando come solista a dodici. La sua carriera, che spazia dal repertorio barocco alla musica contemporanea, l'ha vista collaborare con maestri leggendari come Mariss Jansons e Semen Bychkov. Ma il legame con la nostra città è viscerale: è proprio qui, al Conservatorio "G. Puccini", che ha coronato i suoi studi con il massimo dei voti e la lode. La sua Musetta promette di essere un connubio perfetto tra rigore tecnico e magnetismo scenico.

L'INTERVISTA

1. Dodici anni dopo il successo del 2014, il Coro Lirico La Spezia riporta la Bohème "a casa". Qual è l'emozione di confrontarsi con questo capolavoro proprio sul palco del Civico?

Tornare a La Spezia con la Bohème è un’emozione fortissima. Il Teatro Civico è un teatro speciale per me, dove ho cantato ai tempi dello studio al Conservatorio G. Puccini e dove ho avuto l’onore di esibirmi in diverse produzioni. Portare questo capolavoro “a casa” è un modo per ringraziare la città che mi ha dato tanto e per condividere con il pubblico spezzino la magia di questa storia.

2. Una produzione integrale in quattro atti con orchestra richiede una disciplina ferrea. Come ti prepari e quali sono le sfide più grandi nel coordinare coro, solisti e musicisti per un titolo così complesso?

Prepararsi per una produzione integrale in quattro atti con l’orchestra richiede una disciplina enorme, sia a livello personale che con l’ensemble. La coordinazione tra coro, solisti e musicisti sarà sicuramente fondamentale. Le sfide più grandi penso siano legate alla complessità della partitura pucciniana che impone da un lato una grande attenzione ai dettagli e dall’altro il riuscire a trasmettere con semplicità e naturalezza un vastissimo catalogo di emozioni assai diverse tra loro.

3. Anastasiia, per te si tratta di un debutto assoluto in questa produzione storica dell'Associazione. Cosa significa per te interpretare Musetta proprio nel teatro della città che ha visto fiorire il tuo talento accademico con la lode?

Debuttare per questa produzione dell’Associazione del Coro Lirico della Spezia è, per me, un sogno che si avvera. Interpretare Musetta nel teatro cittadino è un onore immenso. Sono grata all’Associazione per avermi dato questa opportunità e sono determinata a dare il massimo per rendere omaggio a questo capolavoro. È un momento molto importante per me, sia a livello professionale che personale, e non vedo l’ora di condividerlo con il pubblico.

4. Musetta è un personaggio eclettico: brillante ma capace di estrema generosità. Data la tua esperienza che spazia dalla musica medievale a quella contemporanea, come hai lavorato sulla psicologia e sulla vocalità di questo ruolo pucciniano?

Musetta è un personaggio sicuramente affascinante, con una personalità complessa e contraddittoria. La sua brillantezza e la sua generosità la rendono un ruolo stimolante e ricco di sfumature. La mia esperienza spero mi aiuti ad approfondire la psicologia di Musetta e a sviluppare quindi una vocalità adatta al suo carattere. Sto lavorando sulla sua vivacità e sulla sua sensualità, provando a far emergere la sua energia e la sua profonda emotività.

5. La scrittura di Puccini è celebre per la sua capacità di "dipingere" i sentimenti con precisione quasi cinematografica. Dal tuo punto di vista, qual è il segreto della partitura della Bohème che continua a commuovere il pubblico dopo oltre un secolo?

Credo che il segreto della partitura della Bohème risieda nella sua capacità di evocare emozioni profonde e allo stesso tempo universali. Puccini è davvero un maestro nel dipingere i sentimenti con la musica, creando melodie e armonie che toccano il cuore dello spettatore. La Bohème racconta una storia di amore, di povertà e di amicizia, temi che oggi come allora attraggono il pubblico. La musica di Puccini è infatti, allo stesso tempo semplice e complessa, capace di esprimere una vasta gamma di emozioni con grande efficacia.

6. Spesso l’opera viene percepita come un genere d’élite, ma la Bohème racconta la vita vera: la povertà, l’amicizia, il primo amore. Che messaggio vuoi lanciare agli spezzini perché il 23 maggio il Teatro Civico sia pieno di calore e partecipazione?

La Bohème è un’opera che parla di vita vera, di esperienze comuni a tutti noi. Racconta la povertà, l’amicizia, il primo amore, sentimenti che appartengono a ciascuno di noi. Vorrei invitare gli spezzini a venire al Teatro Civico il 23 maggio perché possano vivere insieme a noi questa splendida e triste storia e condividere con noi questa straordinaria musica. La Bohème è un’opera per tutti, un’opera che unisce e commuove, e sono sicura che il 23 maggio tutti gli artisti coinvolti regaleranno grandi emozioni.

  1. Hai "sassolino nella scarpa"

    Non è proprio un sassolino nella scarpa ma un desiderio: trasmettere al pubblico il personaggio di Musetta senza fraintendimenti o dubbi, avvicinandomi quanto più possibile al dettami di Puccini, desiderio che ora vale per Musetta ma che in generale provo ogni volta che devo interpretare un ruolo, ed in particolar modo per un debutto.


Testo di Ezia Di Capua – Vice Presidente dell'Ass.ne Coro Lirico La Spezia

Intervista concessa in esclusiva a Ezia Di Capua per Sala CarGia' Galleria d'arte per la pubblicazione integrale nel BLOG © Sala CarGià Blog http://salacargia.blogspot.com, e parziale pubblicazione su quotidiani online e organi di stampa - ogni diritto è riservato.

PROFILO DELL'ARTISTA: ANASTASIIA LEONOVA (MUSETTA)

Anastasiia Leonova è un soprano lirico con oltre quindici anni di esperienza internazionale. Nata a San Pietroburgo, inizia il suo viaggio musicale a soli cinque anni studiando pianoforte. A dodici anni debutta già come solista con il Coro di bambini della Radio e TV di San Pietroburgo sotto la guida del M° Stanislav Gribkov. La sua formazione d’eccellenza prosegue al Conservatorio Statale Rimskij-Korsakov di San Pietroburgo e si completa in Italia presso il Conservatorio "G. Puccini" della Spezia, dove ottiene il diploma accademico con il massimo dei voti e la lode sotto la guida della M° Elena Bakanova. Il suo repertorio è straordinariamente versatile: spazia dai canti medievali alla musica contemporanea, passando per il barocco (Charpentier, Vivaldi, Bach) e il grande operismo (Mozart, Rossini, Čaikovskij). Ha calcato palcoscenici prestigiosi come la Filarmonica di San Pietroburgo, il Teatro dell'Ermitage e ha collaborato con direttori di fama mondiale del calibro di Mariss Jansons e Semen Bychkov. Vincitrice del 2° premio assoluto al "1° Concorso Internazionale Città di Sarzana" (2017), Anastasiia è oggi un'artista poliedrica che alterna l'attività operistica a quella cameristica e concertistica tra l'Italia e l'estero.

INFO E BIGLIETTERIA

  • Opera: La Bohème di G. Puccini (Integrale - 4 Atti)

  • Produzione: Associazione Coro Lirico La Spezia

  • Patrocini: Regione Liguria, Comune della Spezia

  • Dove: Teatro Civico della Spezia

  • Quando: 23 Maggio 2026

  • Biglietti: Disponibili presso il Botteghino del Teatro o sui circuiti online autorizzati.


Informazioni e Biglietteria

L'appuntamento con la poesia di Puccini è per il 23 maggio al Teatro Civico della Spezia.

Nota Bene: I biglietti per lo spettacolo non sono ancora in vendita. Sarà possibile acquistarli prossimamente presso i canali ufficiali del Teatro.

Contatti Botteghino Teatro Civico . Ingresso da Corso Cavour, 20

  • Orari: dal lunedì al sabato ore 9:00-12:30; il mercoledì anche dalle 16:00 alle 19:00.

  • Telefono: 0187 727 521

  • Email: teatrocivico.botteghino@comune.sp.it

Online (prossimamente): biglietti.teatrocivico.it

LE INTERVISTE DIETRO AL SIPARIO a cura di Ezia Di Capua

Autor Profile - Ezia Di Capua  Critico d'Arti Visive e Storica dell'Arte.Operatore culturale e Curatrice di arte contemporanea, dal 2010 è la mente e l'anima di Sala CarGià – Galleria d’Arte a San Terenzo, di cui è Direttrice. Pittrice, vincitrice di molti concorsi. In oltre quindici anni di attività nel Golfo dei Poeti, ha ideato e condotto innumerevoli eventi artistici, affermandosi come figura di riferimento per la promozione culturale del territorio. È l'ideatrice del © Sala CarGià Blog, magazine online di arte, cultura e spettacolo. La sua poliedrica formazione spazia dalle arti plastiche e pittoriche alla scenografia teatrale (recentemente ha firmato le scene dipinte per La Bohème e La Traviata 2025), fino alla scrittura: nel 2011 ha pubblicato il volume “La Misura Dell'Amore”. Dal 2018 Vice Presidente dell'Ass.ne Coro Lirico La Spezia - Dal 2013 ricopre ruoli di primo piano nella produzione operistica e nella comunicazione artistica, curando progetti internazionali di scambio culturale, tra cui la messa in scena de “L’Elisir d’Amore” a Tokyo e Osaka. Esperta di semiologia e ricercatrice indipendente, affianca alla critica d'arte una profonda attività di studio e osservazione della Lunigiana storica e preistorica a cui sta dedicando la scrittura di un libro .

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a cura di Ezia Di Capua




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