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| NICOLA NEONATO - Stele commemorativa - Battaglia di Portuso |
L'opera scultorea di Nicola Neonato si configura come un imponente palinsesto di memoria collettiva, dove il rigore dello studio classico incontra la ferita aperta della storia contemporanea. La sua produzione plastica non è mera celebrazione, ma una trasfigurazione dell’evento bellico attraverso un linguaggio universale, capace di elevare il sacrificio partigiano a mito civile.
La cifra stilistica di Neonato si fonda su una plasticità vibrante e corporea, evidente nei monumenti dedicati alla lotta di liberazione tra Liguria e Alto Piemonte. Nelle opere dedicate alla Benedicta, l'artista mette in scena una dialettica tragica tra il dinamismo del martirio e la staticità della morte. Se la prima stele è una composizione convulsa che cattura l’istante della fucilazione, la seconda si chiude in un silenzio di ossa e scheletri, rendendo tangibile l'assenza attraverso un realismo crudo e sintetico. In questo contesto, la scultura assolve a una funzione catartica, rielaborando il trauma storico attraverso una forma solida e perenne.
Questa tensione tra epica e popolo trova la sua massima espressione nella Stele del Pertuso a Cantalupo Ligure. Neonato recupera la struttura della colonna traiana, ma ne ribalta il significato politico: non è più il trionfo del singolo sovrano a essere celebrato, bensì il movimento corale di una popolazione intera. I tredici metri di altezza dell'opera non servono a intimidire, ma a dare una scala monumentale al coraggio della Brigata Pinan Cichero e della gente comune. È un racconto elicoidale dove la fatica e l'orgoglio si fondono nella pietra, trasformando il monumento in un'entità viva nel paesaggio delle valli.
Quando ci troviamo al cospetto dell’imponente stele del Pertuso, a Cantalupo Ligure, restiamo colpiti da un paradosso architettonico che invita alla riflessione. Questa colonna di tredici metri, eretta per onorare la brigata Pinan Cichero e il sacrificio delle popolazioni locali, ruba il linguaggio visivo al potere imperiale per restituirlo, finalmente, al popolo. L’analogia con la Colonna Traiana ci appare immediata, ma il nostro sguardo critico non può che soffermarsi sul ribaltamento di significato: dove a Roma si narravano le conquiste di un imperatore, qui lo sviluppo elicoidale celebra il coraggio di chi non ha titolo, se non quello inciso con solennità tra i nomi dei caduti alla base. È un’opera "infiammata", figlia di un orgoglio popolare che trasuda dalla pietra scolpita; un’opera dove persino la firma dell’artista, quasi illeggibile in basso a destra, sembra voler fare un passo indietro per non oscurare la grandezza dell’impresa collettiva.
Ci interroga profondamente la genesi tecnica di un tale colosso. Conoscendo la natura di Neonato — un artista che abbiamo sempre considerato un solitario, capace di dominare la materia senza assistenti per non contaminare il proprio spirito creativo — troviamo quasi incredibile la realizzazione di una struttura così complessa in questi luoghi. Eppure, la stele è lì a dimostrare come la sua dedizione individuale abbia saputo farsi interprete perfetta di un sentimento comune, trasformando il sacrificio delle valli in un’epica verticale che sfida la storia dei potenti.
La scultura di Neonato, tuttavia, non rimane prigioniera del passato. Nel monumento a Fëdor Poletajev, l'artista introduce una sensibilità nuova: alla durezza degli elmetti della Wehrmacht si contrappone l'avanzata di una figura femminile accompagnata da bambini. È il momento in cui l'opera si fa speranza pedagogica, un tema che ritorna nella stele per Roberto Berthoud a Serravalle Scrivia. In queste composizioni, lo spazio visivo è gerarchico: alla base la cronaca tragica dei fatti (fucili, torture), al culmine la nobiltà del volto umano, restituendo dignità individuale all'eroe.
Il vertice etico di questa traiettoria è rappresentato dalla Cappella Cattolica nel campo di Dachau. Intervenire in uno dei luoghi simbolo dell’annientamento umano è stata, per Neonato, la conferma di una capacità unica di infondere nella materia una spiritualità resistente. A Dachau, la scultura si spoglia di ogni velleità decorativa per farsi segno puro e preghiera silenziosa. La solidità delle forme serve a dare stabilità al ricordo, impedendo che l'orrore svanisca nella nebbia del tempo.
In definitiva, l'eredità di Nicola Neonato si distingue per la sintesi perfetta tra la grande tradizione scultorea italiana e un'urgenza etica senza compromessi. La sua opera resta come testimonianza viva di un Novecento civile, radicato nel territorio ma capace di parlare un linguaggio artistico universale.
Testo di Ezia Di Capua
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Autor Profile - Ezia Di Capua: Direttore Artistico, Critico d'Arti Visive e Storica dell'Arte.Operatore culturale e Curatrice di arte contemporanea, dal 2010 è la mente e l'anima di Sala CarGià – Galleria d’Arte a San Terenzo, di cui è Direttrice. In oltre quindici anni di attività nel Golfo dei Poeti, ha ideato e condotto innumerevoli eventi artistici, affermandosi come figura di riferimento per la promozione culturale del territorio. È l'ideatrice del © Sala CarGià Blog, magazine online di arte, cultura e spettacolo. La sua poliedrica formazione spazia dalle arti plastiche alla scenografia teatrale (recentemente ha firmato le scene per La Bohème e La Traviata 2025), fino alla scrittura: nel 2011 ha pubblicato il volume “La Misura Dell'Amore”. Dal 2013 ricopre ruoli di primo piano nella produzione operistica e nella comunicazione artistica, curando progetti internazionali di scambio culturale, tra cui la messa in scena de “L’Elisir d’Amore” a Tokyo e Osaka. Esperta di semiologia e ricercatrice indipendente, affianca alla critica d'arte una profonda attività di studio e osservazione della Lunigiana storica.
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PROMOZIONE d'ARTE CULTURA E PETTACOLO 2011-206 a cura di Ezia Di Capua |


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