domenica 22 febbraio 2026

CORO LIRICO LA SPEZIA: Verso La Bohème del 23 maggio al Teatro Civico - FOCUS: "Mimì: un raggio di sole nel gelo di Parigi" di Ezia Di Capua


FOCUS: "Mimì: un raggio di sole nel gelo di Parigi" di Ezia Di Capua

Esiste un istante, nel silenzio della soffitta che domina i tetti di Parigi, in cui il tempo si ferma. È l’istante in cui una candela si spegne e una mano, nel buio, ne incontra un’altra. Lì, tra il freddo del quartiere Latino e il calore di un incontro fatale, nasce Mimì.Presentare Mimì al pubblico del nostro Teatro Civico non significa solo descrivere una protagonista, ma svelare un mistero. Chi è davvero questa creatura che si introduce timidamente nella vita di Rodolfo?

Il dualismo: Lucia e Mimì
«Sì, mi chiamano Mimì, ma il mio nome è Lucia». In questa celebre ammissione risiede l'essenza del personaggio. Lucia è la realtà: la fioraia che vive di stenti, le cui dita sono logorate dal lavoro e dalla tisi. Mimì è invece l’ideale: è il sogno di una donna che vive di «cose che han nome poesia». Puccini le cuce addosso un’anima strumentale fatta di archi trasparenti e legni dolcissimi, che non sono solo accompagnamento, ma il respiro stesso della sua fragilità.

Un’analisi oltre lo spartito
Se osserviamo la partitura con occhio critico, notiamo che Mimì non è una vittima passiva. È lei che sceglie di bussare a quella porta; è lei che, nel terzo quadro, sotto la neve della Barriera d’Enfer, trova la forza di dire «Addio, senza rancor», offrendo una lezione di dignità umana superiore a quella dell’impulsivo Rodolfo. Musicalmente, il suo tema non è mai statico: nasce timido nel primo quadro, si espande in un lirismo struggente nel terzo, fino a farsi scarno, quasi nudo, nell'agonia finale.

La Bohème: un organismo vivente
L'opera non è una semplice successione di arie, ma un flusso continuo. Dal punto di vista strumentale, Puccini rompe le forme chiuse del passato. L'orchestra diventa un narratore onnisciente che anticipa il destino dei personaggi. Il contrasto è la chiave di volta: la gioia rumorosa e travolgente del Quartiere Latino, dove il nostro Coro Lirico darà vita al turbine di Parigi, rende ancora più lancinante la solitudine finale dei due amanti.

Ecco le versioni storiche più iconiche 

  • Mirella Freni (Film di Franco Zeffirelli, 1965): Questa è spesso citata come la versione definitiva. Diretta da Herbert von Karajan, la Freni incarna perfettamente la fragilità e la dolcezza del personaggio. Puoi trovare diverse clip di questa produzione storica del Teatro alla Scala.

  • Maria Callas (1954): Per un'interpretazione più drammatica e introspettiva, la registrazione di Maria Callas con la Philharmonia Orchestra diretta da Tullio Serafin è un punto di riferimento assoluto per la capacità di sfumare ogni singola parola del testo.

  • Renata Tebaldi (Anni '50): Se ami la pura bellezza vocale e un timbro vellutato, la versione di Renata Tebaldi con l'Orchestra di Santa Cecilia è imprescindibile per la nobiltà del fraseggio.

  • Angela Gheorghiu (1999): Per una versione più moderna ma fedele alla tradizione, la registrazione di Angela Gheorghiu diretta da Riccardo Chailly offre un'interpretazione tecnicamente impeccabile e molto sentita. 

  • Testo di Ezia Di Capua Vice Presidente Ass.ne Coro Lirico La Spezia

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  • PROMOZIONE D'ARTE CULTURA E SPETTACOLO
    2011 -2016 
    a cura di Ezia Di Capua
    Per info 3488964150



venerdì 20 febbraio 2026

NICOLA NEONATO: L'arte monumentale tra Resistenza e Classicismo Analisi critica di Ezia Di Capua

NICOLA NEONATO - Stele commemorativa - Battaglia di Portuso 

Prosegue il mio percorso di approfondimento dedicato alla figura di Nicola Neonato, un percorso critico necessario e propedeutico all'apertura della mostra intitotolata  "Elegia a due voci: il segno ribelle e la sua Musa" che sarà ospitata presso la Sala CarGiàQueste riflessioni nascono dalla volontà di sviscerare la complessità di un artista che ha saputo fondere l'epica popolare con una visione creativa rigorosamente individuale. Analizzare oggi il suo operato — a partire dalla potenza scultorea della Stele del Pertuso fino alla produzione pittorica che presenteremo — significa preparare lo sguardo a cogliere l'essenza di un uomo che ha dominato la materia senza compromessi. Questo lavoro di preparazione culminerà nel Vernissage del 03 luglio alle ore 18:30, un appuntamento centrale della XVI Stagione in Arte dedicato a Carla e Giacomo Gallerini, dove finalmente la pittura di Neonato parlerà al pubblico negli spazi di San Terenzo.

L'opera scultorea di Nicola Neonato si configura come un imponente palinsesto di memoria collettiva, dove il rigore dello studio classico incontra la ferita aperta della storia contemporanea. La sua produzione plastica non è mera celebrazione, ma una trasfigurazione dell’evento bellico attraverso un linguaggio universale, capace di elevare il sacrificio partigiano a mito civile.

La cifra stilistica di Neonato si fonda su una plasticità vibrante e corporea, evidente nei monumenti dedicati alla lotta di liberazione tra Liguria e Alto Piemonte. Nelle opere dedicate alla Benedicta, l'artista mette in scena una dialettica tragica tra il dinamismo del martirio e la staticità della morte. Se la prima stele è una composizione convulsa che cattura l’istante della fucilazione, la seconda si chiude in un silenzio di ossa e scheletri, rendendo tangibile l'assenza attraverso un realismo crudo e sintetico. In questo contesto, la scultura assolve a una funzione catartica, rielaborando il trauma storico attraverso una forma solida e perenne.

Questa tensione tra epica e popolo trova la sua massima espressione nella Stele del Pertuso a Cantalupo Ligure. Neonato recupera la struttura della colonna traiana, ma ne ribalta il significato politico: non è più il trionfo del singolo sovrano a essere celebrato, bensì il movimento corale di una popolazione intera. I tredici metri di altezza dell'opera non servono a intimidire, ma a dare una scala monumentale al coraggio della Brigata Pinan Cichero e della gente comune. È un racconto elicoidale dove la fatica e l'orgoglio si fondono nella pietra, trasformando il monumento in un'entità viva nel paesaggio delle valli.

Quando ci troviamo al cospetto dell’imponente stele del Pertuso, a Cantalupo Ligure, restiamo colpiti da un paradosso architettonico che invita alla riflessione. Questa colonna di tredici metri, eretta per onorare la brigata Pinan Cichero e il sacrificio delle popolazioni locali, ruba il linguaggio visivo al potere imperiale per restituirlo, finalmente, al popolo. L’analogia con la Colonna Traiana ci appare immediata, ma il nostro sguardo critico non può che soffermarsi sul ribaltamento di significato: dove a Roma si narravano le conquiste di un imperatore, qui lo sviluppo elicoidale celebra il coraggio di chi non ha titolo, se non quello inciso con solennità tra i nomi dei caduti alla base. È un’opera "infiammata", figlia di un orgoglio popolare che trasuda dalla pietra scolpita; un’opera dove persino la firma dell’artista, quasi illeggibile in basso a destra, sembra voler fare un passo indietro per non oscurare la grandezza dell’impresa collettiva.

Ci interroga profondamente la genesi tecnica di un tale colosso. Conoscendo la natura di Neonato — un artista che abbiamo sempre considerato un solitario, capace di dominare la materia senza assistenti per non contaminare il proprio spirito creativo — troviamo quasi incredibile la realizzazione di una struttura così complessa in questi luoghi. Eppure, la stele è lì a dimostrare come la sua dedizione individuale abbia saputo farsi interprete perfetta di un sentimento comune, trasformando il sacrificio delle valli in un’epica verticale che sfida la storia dei potenti.

La scultura di Neonato, tuttavia, non rimane prigioniera del passato. Nel monumento a Fëdor Poletajev, l'artista introduce una sensibilità nuova: alla durezza degli elmetti della Wehrmacht si contrappone l'avanzata di una figura femminile accompagnata da bambini. È il momento in cui l'opera si fa speranza pedagogica, un tema che ritorna nella stele per Roberto Berthoud a Serravalle Scrivia. In queste composizioni, lo spazio visivo è gerarchico: alla base la cronaca tragica dei fatti (fucili, torture), al culmine la nobiltà del volto umano, restituendo dignità individuale all'eroe.

Il vertice etico di questa traiettoria è rappresentato nella Cappella Cattolica nel campo di Dachau. Intervenire in uno dei luoghi simbolo dell’annientamento umano è stata, per Neonato, la conferma di una capacità unica di infondere una spiritualità resistente. Qui negli affreschi commissionati intorno agli anni sessanta seppur nel tempo scomparsi ancora di certo parlano del dolore dei prigionieri. Ma, è la scultura dedicata all' Appello del Mattino a Dachau che si spoglia di ogni velleità decorativa per farsi segno puro e preghiera silenziosa. La solidità delle forme serve a dare stabilità al ricordo, impedendo che l'orrore svanisca nella nebbia del tempo.

In definitiva, l'eredità di Nicola Neonato si distingue per la sintesi perfetta tra la grande tradizione scultorea italiana e un'urgenza etica senza compromessi. La sua opera resta come testimonianza viva di un Novecento civile, radicato nel territorio ma capace di parlare un linguaggio artistico universale.

Testo di Ezia Di Capua

"Tutti i testi critici e storici e l'archivio di Sala Culturale CarGià Blog sono di proprietà intellettuale di Ezia Di Capua/Sala CarGià e non possono essere riprodotti senza autorizzazione e link diretto alla fonte". Per info 348 8964150

Autor Profile  - Ezia Di Capua: Direttore Artistico, Critico d'Arti Visive e Storica dell'Arte.Operatore culturale e Curatrice di arte contemporanea, dal 2010 è la mente e l'anima di Sala CarGià – Galleria d’Arte a San Terenzo, di cui è Direttrice. In oltre quindici anni di attività nel Golfo dei Poeti, ha ideato e condotto innumerevoli eventi artistici, affermandosi come figura di riferimento per la promozione culturale del territorio. È l'ideatrice del © Sala CarGià Blog, magazine online di arte, cultura e spettacolo. La sua poliedrica formazione spazia dalle arti plastiche alla scenografia teatrale (recentemente ha firmato le scene per La Bohème e La Traviata 2025), fino alla scrittura: nel 2011 ha pubblicato il volume “La Misura Dell'Amore”. Dal 2013 ricopre ruoli di primo piano nella produzione operistica e nella comunicazione artistica, curando progetti internazionali di scambio culturale, tra cui la messa in scena de “L’Elisir d’Amore” a Tokyo e Osaka. Esperta di semiologia e ricercatrice indipendente, affianca alla critica d'arte una profonda attività di studio e osservazione della Lunigiana storica. 

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PROMOZIONE d'ARTE CULTURA E PETTACOLO 2011-206
a cura di Ezia Di Capua








domenica 15 febbraio 2026

I PITTORI DI SALA CARGIA' AL CARNEVALE DI SAN TERENZO: FRANCA BOLOGNA, MALIA PESCARA DI DIANA, ANNARITA RAVECCA - foto di Luca Bini

 

Annarita Ravecca

Franca Bologna

Malia Pescara di Diana

"Cari artisti, il vostro contributo a San Terenzo ha trasformato il nostro Carnevale in un’esplosione di bellezza che va ben oltre la festa. Grazie per aver donato a Sala CarGià non solo il vostro talento, ma un tratto della vostra anima. Avete saputo tradurre l’allegria del momento in pennellate di pura emozione, dimostrando che l’arte è l’unico linguaggio capace di far vibrare il cuore a grandi e piccini."      

Con stima Ezia Di Capua
 PERCORSO DI LETTURA

SALA CULTURALE CARGIA' 
PROMOZIONE D'ARTE CULTURA e SPETTACOLO
2011 - 2026



sabato 14 febbraio 2026

FABRIZIO PATERLINI, pianista: L’Architetto del Silenzio e delle Visioni Poetiche

                                                                   Fabrizio Paterlini

Esistono musicisti che riempiono lo spazio e musicisti che, al contrario, lo creano. Fabrizio Paterlini appartiene a questa seconda, rara categoria. Le sue composizioni non sono semplici brani pianistici, ma visioni poetiche fatte di musica, finestre aperte su mondi interiori che attendono solo di essere esplorati. La storia artistica di Paterlini è segnata da una "ritirata verso l'anima". Dopo un decennio trascorso a esplorare i linguaggi del rock, del pop e del jazz negli anni '90, l'artista mantovano ha compiuto una scelta radicale e coraggiosa: spogliare la sua musica di ogni sovrastruttura per tornare al pianoforte.

Questa decisione, maturata all'alba del nuovo millennio, ha segnato la nascita di un linguaggio unico. Come lui stesso ha dichiarato, il piano è lo strumento che meglio esprime il suo mondo interiore, e i risultati non hanno tardato a confermarlo.

Il debutto nel 2007 con Viaggi in Aeromobile ha tracciato la rotta: una musica che vola leggera sopra la realtà quotidiana. Ma è con i lavori successivi che la critica e il pubblico hanno riconosciuto in lui un luminare al pari di Satie o Einaudi.

La sua discografia è un diario di bordo delle stagioni umane:

  • La sperimentazione: Progetti come Autumn Stories (2012), nati da una sfida creativa settimanale, dimostrano una fertilità artistica straordinaria.

  • L’eleganza del frammento: Album come Fragments Found e The Art of the Piano cristallizzano l'idea che la bellezza risieda nel dettaglio, nella nota sospesa, nella melodia che sembra sussurrata.

In un'epoca di saturazione sonora, la musica di Paterlini è un atto di resistenza gentile. La sua capacità di unire la solida formazione classica (maturata all'Accademia Campiani) con una sensibilità contemporanea lo rende un ponte tra passato e futuro.

Ascoltare Fabrizio Paterlini significa accettare l'invito a rallentare. La sua è una poesia senza parole dove ogni ascoltatore può scrivere i propri versi. Non è solo "musica rilassante", è un'indagine filosofica sulla memoria e sul sentimento, condotta con la grazia di chi sa che, a volte, un solo tasto premuto al momento giusto vale più di mille orchestre.

La musica di Paterlini non si limita ad accompagnare l'ascoltatore; lo attraversa. Le sue melodie possiedono la rara capacità di dare voce a ciò che è indicibile: quella malinconia dolce che proviamo davanti a un tramonto o quella serenità fragile dei nuovi inizi.
Ascoltarlo è un esercizio di introspezione. Paterlini non impone un sentimento, ma offre una cornice sicura in cui l'ascoltatore può proiettare i propri ricordi. Ogni nota è un respiro, ogni pausa è un invito a guardarsi dentro, trasformando la solitudine in un momento di profonda connessione con se stessi.

Testo di Ezia Di Capua

Fabrizio Paterlini - Viaggi in aeremobile

"Tutti i testi critici e storici e l'archivio di Sala Culturale CarGià Blog sono di proprietà intellettuale di Ezia Di Capua/Sala CarGià e non possono essere riprodotti senza autorizzazione e link diretto alla fonte". Per info 348 8964150

Autor Profile  - Ezia Di Capua: Direttore Artistico, Critico d'Arti Visive e Storica dell'Arte.Operatore culturale e Curatrice di arte contemporanea, dal 2010 è la mente e l'anima di Sala CarGià – Galleria d’Arte a San Terenzo, di cui è Direttrice. In oltre quindici anni di attività nel Golfo dei Poeti, ha ideato e condotto innumerevoli eventi artistici, affermandosi come figura di riferimento per la promozione culturale del territorio. È l'ideatrice del © Sala CarGià Blog, magazine online di arte, cultura e spettacolo. La sua poliedrica formazione spazia dalle arti plastiche alla scenografia teatrale (recentemente ha firmato le scene per La Bohème e La Traviata 2025), fino alla scrittura: nel 2011 ha pubblicato il volume “La Misura Dell'Amore”. Dal 2013 ricopre ruoli di primo piano nella produzione operistica e nella comunicazione artistica, curando progetti internazionali di scambio culturale, tra cui la messa in scena de “L’Elisir d’Amore” a Tokyo e Osaka. Esperta di semiologia e ricercatrice indipendente, affianca alla critica d'arte una profonda attività di studio e osservazione della Lunigiana storica. 


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2011-2026




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