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| Calogero Scrivano |
La
XVI Edizione della Stagione in Arte "Carla Gallerini" si
arricchisce di un appuntamento imperdibile: la mostra intitolata "Il Bimbo
sul muretto", personale di pittura dell'artista Calogero Scrivano che,
aprirà ufficialmente la mostra al pubblico il prossimo sabato 25 luglio alle ore 18:00 in Sala CarGià via Angelo Trogu, 54 a San Terenzo di Lerici .
L'esposizione, a cura di Ezia Di Capua, promette di raccontare un viaggio visivo
davvero straordinario. Nelle sue opere, l'autore riesce a far
dialogare due mondi apparentemente lontani: da un lato
l'Impressionismo, per la sensibilità romantica e il calore emotivo;
dall'altro l'Iperrealismo, per il rigore tecnico e la precisione
quasi fotografica.
Conosciamo
meglio Calogero Scrivano l'uomo e l'artista attraverso questa
intervista rilasciata in esclusiva a Ezia Di Capua curatrice della mostra per la pubblicazione in Sala
CarGià Blog.
L' INTERVISTA DIETRO AL CAVALLETTO
1.
La Luce e il Colore: Tu affermi che luce e colore "diventano
musica" per i tuoi occhi. In che modo, nella tua pratica
iperrealista, riesci a infondere questa "magia" romantica
senza sacrificare la fedeltà alla rappresentazione della realtà? In
tutta questa magia spiegaci che valore dai al disegno che diventa
opera realizzata a matita?
Ritengo
che l’lperrealismo non sia fotocopia fredda di una immagine ma la
scelta della MIA realtà da mostrare e come illuminarla. Questa
consapevolezza mi è esplosa dentro dopo aver letto commenti del tipo
“E’ meglio di una fotografia”: quindi nella realtà che dipingo
tento di realizzare quella luce che crea il mio stato d’animo, a
volte con leggeri colpi di luce laterale, o con chiari scuri che
volutamente illuminano i dettagli, oppure dipingendo un soggetto come
emanasse luce dall’interno. Il
disegno è sempre stato per me l’elemento di base, indispensabile
in ogni disciplina, come la danza o la musica. Una sorta di
‘spartito’ mentale.
2.
Il Manifesto "Il Bimbo sul Muretto": Il titolo della tua
personale richiama esplicitamente l'innocenza e la curiosità
dell'infanzia, l'atto di osservare il mondo da un punto privilegiato.
Qual è il messaggio che questo "Il Bimbo sul Muretto"
porta con sé nell'oggi e quale opera della mostra incarna meglio
questo tema?
Il messaggio è incoraggiamento a guardare ancora il mondo con gli
occhi di quel bambino. Penso ci vorrebbero molti bambini sul muretto che disegnino con
passione, anche se con una matita spezzata. ‘Quel’ bambino era solo, sì, ma non soffriva di solitudine
perché l‘Arte era fedele compagna. Ciò che potremmo essere tutti noi, ancora oggi.
3.
Finestre sull'Anima: Tu vedi i tuoi dipinti come "finestre
sull'anima". Potresti spiegarci il processo con cui un'emozione
o un pensiero interiore viene tradotto in un soggetto oggettivo e
realistico su tela?
Non
è semplice spiegarlo, l’emozione ed i pensieri si associano alle
interpretazioni basate su esperienze specifiche. Il MIO contesto di
vita. Mi occorrono esempi fisici e simboli. Per
capirci, se voglio descrivere la fragilità, dipingerò un guscio
d’uovo con micro fratture e crepe. Per
illustrare la solitudine, realizzerò un vasto campo con in
lontananza un solo albero od un uccello in primo piano. Il
tormento interiore lo associo alle onde spumeggianti di un mare in
tempesta.
4.
Il Processo in Evoluzione: Tu ritieni che l'opera non sia "mai
finita, ma un processo in continua evoluzione". Questo come si
traduce concretamente nel tempo che dedichi ai dettagli o nella
possibilità di ritornare su un lavoro?
Se
il dipinto è ancora in mio possesso, a distanza di molti mesi, a
volte anche anni, osservandolo con una nuova e maggiore apertura
mentale, sento a volte il bisogno di apportare una modesta variazione
o quel semplice tocco che rispecchi la mia emozione del momento. La
saggezza orientale mi ha insegnato che “l’acqua si purifica
scorrendo, e l’uomo andando avanti”. Questa filosofia l’ho
fatta mia.
5.
Integrità Artistica: Dopo aver attraversato momenti difficili, hai
sentito il bisogno di dipingere ciò che ti appassiona "senza
curarti delle tendenze o delle mode". Quanto è cruciale per la
tua espressione mantenere questa integrità artistica e quanto è
difficile oggi farlo?
L’Arte contemporanea è aperta ed in questo senso consente ogni
libera interpretazione ed espressione. Pare che tutto sia arte e,
mentre ciò scandalizza i fruitori più conservatori, questa libertà espressiva non mi disturba e non influenza né
condiziona le mie scelte. Non mi è difficile restare aderente alle correnti artistiche
che prediligo (impressionismo, Realismo, Iperrealismo) perchè esse
sono radicate solidamente e profondamente nella mia anima, mi
appagano e mi consentono perenni fonti di ispirazione.
6.
L'Arte come Missione: Affermi che la pittura è la tua "missione
per rendere più bella la vita". In un mondo sempre più
complesso e frenetico, come ritieni che la tua arte possa
effettivamente assolvere a questa funzione e fare la differenza per
l'osservatore?
In un mondo che corre l’Arte fa l’opposto, non è decorazione,
non arreda pareti ma arreda l’anima ed obbliga a fermarsi ed
osservare il dipinto finchè nella mente i colori cominciano a
pulsare, danzando armoniosamente ridando il diritto alla lentezza,
all’attenzione profonda, un po' come gustarsi un tè ignorando lo
smartphone. La ritengo una Missione perché può trasformare il caos
interiore in momenti di serenità, qualcosa che si può guardare
senza subirla ma con ammirazione attiva.
7.
Il Ritorno alle Radici: Esporre a San Terenzo, nella prestigiosa Sala
CarGià e nell'ambito della Stagione "Carla Gallerini",
assume per te un significato particolare in relazione al tuo bisogno
di "riconnettersi con la passione per la rappresentazione della
realtà"?
Ritengo un onore ed un grande privilegio esporre in questa
prestigiosa location. La Galleria CarGià è un eccellente esempio
di come si debba lavorare, ricercare e scegliere, ed a volte
educare. Un gran lavoro di curatela dedicato non solo alle opere ma
anche agli Artisti. Si vede che c’è una chiara visione dietro
l’allestimento. Qui mi sento sicuro, ho fiducia, so di essere in
mano a professionisti.
8.
Dalla Luce all'Essenza della Realtà: Tu descrivi il tuo stile come
un'evoluzione dall'Impressionismo a una vena marcatamente
Iperrealista. Quali sono state le sfide e le scoperte maggiori in
questa transizione e come si conciliano queste due sensibilità
apparentemente distanti?
E’ stata una evoluzione lenta e progressiva, dalla “sensazione
della luce“ sono passato alla “fisica della luce”. Dalla
precedente pennellata libera e colore soggettivo sono passato al
disegno solido e definito. Mi sono avvalso inizialmente di una
griglia e studiato una prospettiva perfetta. Sono passato da macchie di colore che galleggiavano a soggetti con
“ossatura” sotto, una sorta di intelaiatura. Con l’impressionismo mi limito a ‘suggerire’, con
l’iperrealismo ho imparato a ‘descrivere’ con maggior
attenzione ai dettagli e particolari.
9.
Hai un sassolino nella scarpa?
Avevo un sassolino, doloroso, che ho tolto seguendo l’esempio di
Michelangelo che, si narra, fu criticato da un inviato del Papa il
quale affermò che il Mosè sul quale il maestro stava lavorando,
aveva il naso troppo grosso. Michelangelo, senza scomporsi, salì
sulla scala e con scalpello, martello ed un po' di polvere di marmo
nella mano (che lentamente lasciò cadere) finse di apportare la
modifica. “Adesso va bene!” disse il rappresentante del Papa. Un
gallerista screditava regolarmente i miei lavori definendoli
“mediocri ed insufficienti”, finchè un giorno gli mostrai alcune
foto dei miei nuovi dipinti, inserendovi però anche la fotografia
di un capolavoro di Claude Monet. Il critico osservò con sufficienza
anche questo ed esclamò: ”mediocre ed insufficiente”. Lo guardai
negli occhi sorridendo, gli strinsi la mano e lo salutai
definitivamente.
Testo Intervista
a cura di Ezia Di Capua . Direttrice di Sala CarGià Galleria D'Arte
Intervista
concessa in esclusiva a Ezia Di Capua per Sala CarGia' Galleria
d'arte per la pubblicazione integrale nel
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