lunedì 21 settembre 2026

Al via il Corso Serale Completo di Cucina Giapponese con lo Chef Kentaro Kitaya - Info WhatsApp : 347-421-1455

LA SPEZIA – La grande tradizione culinaria giapponese approda a La Spezia con un percorso d'eccellenza ideato per riscoprire i sapori e le tecniche autentiche dell'Oriente. A partire dal mese di ottobre prenderà il via il Corso Serale Completo di Cucina Giapponese, guidato dal rinomato Chef Kentaro Kitaya.

L'iniziativa si articolerà in 10 appuntamenti serali, previsti ogni mercoledì dalle ore 18:30 alle 20:30 presso i locali nei pressi della Coop del Canaletto.

Tradizione, tecnica e degustazione Lontano dai veloci e moderni format commerciali, il corso offrirà un’immersione guidata nella preparazione di oltre 20 ricette simboliche: dal sushi alla tempura, fino ai piatti caldi e ai grandi classici della tavola giapponese.

Ogni incontro prevederà la preparazione pratica e l'assaggio guidato di due ricette a lezione insieme allo chef, con la possibilità per i partecipanti di portare a casa le pietanze realizzate per condividerle con la propria famiglia.

Calendario degli incontri

Le lezioni si terranno nelle seguenti date:

  • Ottobre: 7, 14, 21, 28

  • Novembre: 4, 11, 18, 25

  • Dicembre: 2, 9

Modalità di iscrizione

Per informazioni sul programma dettagliato e per le prenotazioni è possibile fare riferimento ai seguenti contatti:

  • WhatsApp : 347-421-1455

  • Email: saizartiscali@gmail.com

    PROGETTO DI PROMOZIONE D'ARTE CULTURA E SPETTACOLO
 a cura di Ezia Di Capua 2011-2026


 

venerdì 18 settembre 2026

Il "Caos Creativo" di Mario Tamberi: materia, forma ed emozione in mostra a La Spezia - 18 SETTEMBRE - 11 DICEMBRE 2026

Inaugura oggi, 18 settembre 2026 alle ore 17.30, negli spazi di Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking in Via Domenico Chiodo 125 a La Spezia, la mostra personale di Mario Tamberi dal titolo emblematico “Caos Creativo”, curata da Giovanna Riu e patrocinata dal Comune della Spezia.

L'esposizione ci conduce all'interno dell'universo poetico e plastico di Tamberi, dove la materia grezza — legni plasmati dal tempo, elementi assemblati con acume ed estro — ritrova nuova linfa e prende vita sotto forma di sculture di straordinaria forza evocativa. L'opera guida della locandina, con la sua figura essenziale e quasi fiabesca sormontata da una forma aerodinamica, racconta da subito la capacità dell'artista di trasformare l'apparente disordine della materia in una narrazione coerente, leggera e profonda al tempo stesso.

Un dialogo fecondo tra forma, struttura e sensibilità compositiva che invita il visitatore a riflettere sul confine sottile tra l'imprevedibilità del "caos" e la misura della "creazione".

Ezia Di Capua

Info e dettagli per la visita:

  • Titolo della mostra: Caos Creativo

  • Artista: Mario Tamberi

  • A cura di: Giovanna Riu

  • Dove: Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking, Via Domenico Chiodo 125, La Spezia

  • Periodo: Dal 18 settembre all'11 dicembre 2026

  • Inaugurazione: Venerdì 18 settembre 2026, ore 17.30

  • Orari di apertura: Da lunedì a venerdì, 8.30 - 13.30 / 14.30 - 17.30

  • Contatti: 349 1431814 | 346 9593893

 

domenica 6 settembre 2026

EZIA DI CAPUA: Riflessioni a margine di “NATO RE MAGIO” di RENATO MAMBOR e PATRIZIA SPECIALE - Ed. Maretti


Leggere NATO RE MAGIO non equivale semplicemente a sfogliare una testimonianza autobiografica o un diario intimo artistico; è un’esperienza immersiva dentro l’officina concettuale di una delle figure più radicali, poliedriche e inclassificabili del secondo Novecento italiano. Ricevere questo volume direttamente dalle mani di Patrizia Speciale ha aggiunto per me, al testo una vibrazione emotiva e una densità di senso particolari. Nettamente si percepisce, tra le righe, la custodia di una memoria viva, e la fiamma intellettuale che continua a proiettare luce sul panorama dell'arte contemporanea.

Il contesto storico-artistico: oltre la Pop Art. Per comprendere la portata dell'opera e della riflessione di Renato Mambor, occorre ricollocarlo nel terreno fertilissimo della Roma dei primi anni Sessanta. Insieme ai compagni di strada della Scuola di Piazza del Popolo, Mario Schifano, Franco Angeli, Tano Festa, Cesare Tacchi, Mambor scardina i canoni dell'Informale, allora imperante. Tuttavia, mentre la Pop Art americana celebra o decontestualizza il feticcio del consumo, la ricerca di Mambor si muove su un asse sottilmente diverso: filosofico, percettivo, quasi metafisico. I suoi celebri Timbri, i Cartelli, i profilati, gli Uomini statistici e i segnali stradali non sono meri oggetti d'uso o icone mediatiche, ma elementi di un alfabeto visivo teso a misurare il rapporto tra l'uomo e lo spazio, tra la presenza e l'assenza. Mambor depura la pittura da ogni effusione lirica per restituirle una funzione strutturale: la pittura come dispositivo per imparare a osservare la realtà.

I percorsi espositivi: dall'Italia al panorama internazionale. La traiettoria artistica di Mambor, ben delineata nelle scansioni del libro, ne attesta la statura internazionale. Dalle storiche prime uscite romane (come la collettiva alla Galleria La Tartaruga nel 1960, che segnò un punto di svolta) fino alla partecipazione alle grandi rassegne nazionali come le diverse edizioni della Biennale di Venezia e della Quadriennale di Roma, il suo lavoro ha saputo imporsi per coerenza e visione. A livello internazionale, le sue opere hanno attraversato le gallerie e i musei delle grandi capitali europee e americane — da Parigi a Berlino, fino a New York — dimostrando come il suo linguaggio, apparentemente freddo e iconico, contenesse in realtà un'universalità percettiva capace di dialogare con le correnti Concettuali e Minimaliste mondiali, pur mantenendo un'inconfondibile matrice italiana legata al rigore formale e alla memoria visiva.

Tra pittura, cinema e teatro: il corpo come strumento. Un aspetto imprescindibile che Nato re magio mette in luce è la naturale fluidità con cui Mambor ha travalicato i confini disciplinari. Negli anni Sessanta e Settanta, la sua presenza nel cinema (con partecipazioni iconiche come quella ne La dolce vita di Federico Fellini) e soprattutto il suo impegno nel teatro d'avanguardia con il Gruppo Trousse non rappresentano "deviazioni" dalla pittura, bensì il suo naturale prolungamento. Nel lavoro di regista e attore teatrale, Mambor applica le medesime categorie della sua ricerca visiva: il corpo diventa figura, sagoma, misura del luogo; la scena si fa tela tridimensionale. Il teatro è per Mambor lo spazio della relazione diretta, l'esperienza viva in cui l'osservatore smette di essere spettatore passivo e diventa parte integrante dell'opera.

La pittura come centro di gravità. Eppure, nonostante le sperimentazioni performative e sceniche, il focus di Renato Mambor è sempre rimasto indissolubilmente legato all'atto pittorico. Come emerge con forza dal testo, la pittura per Mambor non è mai stata semplice stesura di colore, ma un'esplorazione cognitiva.Tornare alla superficie dipinta, fondamentale nel ciclo degli Evidenziatori così come nelle sue ricerche successive, significa riaffermare il valore della linea e della campitura come gesti di consapevolezza. La sua pittura è un esercizio di pulizia visiva, un modo per estrarre la forma dal caos del mondo. La sagoma umana mamboriana, mai individualizzata ma sempre universale, resta uno dei simboli più potenti dell'arte del nostro tempo: l'uomo che sta nel quadro, che osserva il quadro e che, infine, si fa quadro.

I percorsi espositivi: dall'Italia al panorama internazionale La traiettoria artistica di Mambor, ben delineata nelle scansioni del libro, ne attesta la statura internazionale. Dalle storiche prime uscite romane (come la collettiva alla Galleria La Tartaruga nel 1960 che segnò un punto di svolta) fino alla partecipazione alle grandi rassegne nazionali come le diverse edizioni della Biennale di Venezia e della Quadriennale di Roma, il suo lavoro ha saputo imporsi per coerenza e visione. A livello internazionale, le sue opere hanno attraversato le gallerie e i musei delle grandi capitali europee e americane — da Parigi a Berlino, fino a New York — dimostrando come il suo linguaggio, apparentemente freddo e iconico, contenesse in realtà un'universalità percettiva capace di dialogare con le correnti Concettuali e Minimaliste mondiali, pur mantenendo un'inconfondibile matrice italiana legata al rigore formale e alla memoria visiva.

Tra pittura, cinema e teatro: il corpo come strumento. Un aspetto imprescindibile che NATO RE MAGIO mette in luce è la naturale fluidità con cui Mambor ha travalicato i confini disciplinari. Negli anni Sessanta e Settanta, la sua presenza nel cinema con partecipazioni iconiche come quella ne La dolce vita di Federico Fellini e, soprattutto il suo impegno nel teatro d'avanguardia con il Gruppo Trousse non rappresentano "deviazioni" dalla pittura, bensì il suo naturale prolungamento. Nel lavoro di regista e attore teatrale, Mambor applica le medesime categorie della sua ricerca visiva: il corpo diventa figura, sagoma, misura del luogo; la scena si fa tela tridimensionale. Il teatro è per Mambor lo spazio della relazione diretta, l'esperienza viva in cui l'osservatore smette di essere spettatore passivo e diventa parte integrante dell'opera.

Il sodalizio con Patrizia Speciale: l'arte come opera a due voci.  Al centro di questo universo concettuale ed estetico vi è l'incontro e la vita vissuta con Patrizia Speciale. Il loro non è stato soltanto un unione affettiva di rara intensità, ma un vero e proprio sodalizio intellettuale e creativo. Patrizia non è stata unicamente la compagna di vita o la Musa ispiratrice: è stata complice, attrice, presenza costante nel lavoro teatrale e nella vita dello studio, specchio critico e custode attenta di ogni intuizione. In NATO RE MAGIO, il racconto del loro amore si intreccia indissolubilmente con la genesi delle opere. È un’alleanza profonda in cui la vita privata e la ricerca  artistica si fondono senza soluzione di continuità. La dedizione e la sensibilità con cui Patrizia ha condiviso la traiettoria di Renato si avvertono in ogni pagina, restituendoci l'immagine di un Mambor uomo-artista completo, la cui opera ha potuto nutrirsi di una complicità affettiva e culturale quotidiana.

In conclusione. NATO RE MAGIO si conferma una lettura fondamentale per chiunque voglia comprendere fino in fondo le radici e gli approdi dell'avanguardia italiana. Renato Mambor ci lascia in eredità una lezione imprescindibile: l'arte non serve a decorare il mondo, ma a svegliare la coscienza di chi lo guarda. Una lezione che, grazie alla testimonianza di Patrizia Speciale, continua oggi a parlare con la stessa intatta, straordinaria nitidezza.

Ezia Di Capua

San Terenzo di Lerici, Settembre 2026


Ezia Di Capua è critico d’arti visive, curatrice di arte contemporanea e operatore culturale. Dal 2010 è ideatrice , direttrice e curatrice di Sala CarGià – Galleria d’Arte a San Terenzo e fondatrice del Sala CarGià Blog, su cui cura le apprezzate rubriche "Interviste dietro al cavalletto" e "Interviste dietro al sipario". Per il suo straordinario e costante contributo alla diffusione dell'arte nel Golfo dei Poeti, il Sindaco di Lerici le ha conferito importanti riconoscimenti istituzionali, tra cui un premio di merito nel 2020 e la Benemerenza civica nel 2026. La sua attività unisce le arti pittoriche, plastiche e la saggistica alla passione per il teatro d'opera: Vicepresidente dell'Associazione Coro Lirico La Spezia, affianca alla carriera di cantante (soprano) quella di scenografa teatrale e critica operistica, curando anche progetti internazionali tra Italia e Giappone. Ricercatrice indipendente ed esperta di semiologia, sta attualmente lavorando a un saggio sulle incisioni rupestri e sul genio loci dell'Appennino Tosco-Emiliano.

PROGETTO DI PROMOZIONE D'ARTE CULTURA E SPETTACOLO
a cura di Ezia Di Capua
2011-2026


martedì 1 settembre 2026

LA NAZIONE : L'ARTE INVADE FILATTIERA - ESTEMPORANEA DI PITTURA - GUATTERI AL PRIMO POSTO - Riflessioni di Ezia Di Capua

LA NAZIONE 01/9/2026

 In qualità di Presidente di Giuria della quinta edizione dell'Estemporanea di Pittura di Filattiera, desidero esprimere la mia più profonda gratitudine e ammirazione a tutti gli artisti che hanno  trasformare il borgo in un laboratorio d'arte riempiendo ogni angolo di colori, suggestioni ed energia creativa.

Valutare le tante opere in gara è stato un compito tanto stimolante quanto complesso per tutta la giuria, proprio per via dell'elevato livello tecnico e della grande qualità espressiva dimostrata da ogni singolo partecipante. Un plauso sincero e sentito va naturalmente ai vincitori sul podio:

  • Claudio Guatteri (1° Classificato), che ha conquistato la giuria con un’opera di rara maestria e potenza espressiva;

  • Gianni Framarin (2° Classificato), capace di interpretare il tema con grande originalità e valore tecnico;

  • Andrea Balderi (3° Classificato), che ha saputo distinguersi per sensibilità dei colori.

Tuttavia, il vero successo di questa manifestazione sta nella presenza di tutti i pittori intervenuti, giunti da Parma, Pisa, La Spezia, Forte dei Marmi e dalla Lunigiana. A ciascuno di voi va il mio personale e affettuoso ringraziamento: la vostra passione, la vostra ricerca stilistica e la generosità con cui avete condiviso la vostra visione dell'arte sono state il vero cuore pulsante di questa festa.

Un vivo ringraziamento alla Sindaca del Comune di Filattiera,  alla Pro Loco, all'Associazione Kuaiko,, e a tutti i colleghi di giuria con cui è stato un vero piacere collaborare. L'arte continua a essere un fondamentale collante culturale e un valore vivo per la nostra comunità!.....al prossimo anno !!!!

Ezia Di Capua

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...