lunedì 15 giugno 2026

EZIA DI CAPUA INTERVISTA CALOGERO SCRIVANO - in mostra in Sala CarGia' dal 25 Luglio al 4 Agosto

Calogero Scrivano

 
La XVI Edizione della Stagione in Arte "Carla Gallerini" si arricchisce di un appuntamento imperdibile: la mostra intitolata "Il Bimbo sul muretto", personale di pittura dell'artista Calogero Scrivano che, aprirà ufficialmente la mostra al pubblico il prossimo sabato 25 luglio alle ore 18:00 in Sala CarGià via Angelo Trogu, 54 a San Terenzo di Lerici .

L'esposizione, a cura di Ezia Di Capua, promette di raccontare un viaggio visivo davvero straordinario. Nelle sue opere, l'autore riesce a far dialogare due mondi apparentemente lontani: da un lato l'Impressionismo, per la sensibilità romantica e il calore emotivo; dall'altro l'Iperrealismo, per il rigore tecnico e la precisione quasi fotografica.

Conosciamo meglio Calogero Scrivano l'uomo e l'artista attraverso questa intervista rilasciata in esclusiva a Ezia Di Capua curatrice della mostra per la pubblicazione in Sala CarGià Blog.


L' INTERVISTA DIETRO AL CAVALLETTO

1. La Luce e il Colore: Tu affermi che luce e colore "diventano musica" per i tuoi occhi. In che modo, nella tua pratica iperrealista, riesci a infondere questa "magia" romantica senza sacrificare la fedeltà alla rappresentazione della realtà? In tutta questa magia spiegaci che valore dai al disegno che diventa opera realizzata a matita?

Ritengo che l’lperrealismo non sia fotocopia fredda di una immagine ma la scelta della MIA realtà da mostrare e come illuminarla. Questa consapevolezza mi è esplosa dentro dopo aver letto commenti del tipo “E’ meglio di una fotografia”: quindi nella realtà che dipingo tento di realizzare quella luce che crea il mio stato d’animo, a volte con leggeri colpi di luce laterale, o con chiari scuri che volutamente illuminano i dettagli, oppure dipingendo un soggetto come emanasse luce dall’interno. Il disegno è sempre stato per me l’elemento di base, indispensabile in ogni disciplina, come la danza o la musica. Una sorta di ‘spartito’ mentale.

2. Il Manifesto "Il Bimbo sul Muretto": Il titolo della tua personale richiama esplicitamente l'innocenza e la curiosità dell'infanzia, l'atto di osservare il mondo da un punto privilegiato. Qual è il messaggio che questo "Il Bimbo sul Muretto" porta con sé nell'oggi e quale opera della mostra incarna meglio questo tema?

Il messaggio è incoraggiamento a guardare ancora il mondo con gli occhi di quel bambino. Penso ci vorrebbero molti bambini sul muretto che disegnino con passione, anche se con una matita spezzata. Quel’ bambino era solo, sì, ma non soffriva di solitudine perché l‘Arte era fedele compagna. Ciò che potremmo essere tutti noi, ancora oggi.

3. Finestre sull'Anima: Tu vedi i tuoi dipinti come "finestre sull'anima". Potresti spiegarci il processo con cui un'emozione o un pensiero interiore viene tradotto in un soggetto oggettivo e realistico su tela?

Non è semplice spiegarlo, l’emozione ed i pensieri si associano alle interpretazioni basate su esperienze specifiche. Il MIO contesto di vita. Mi occorrono esempi fisici e simboli. Per capirci, se voglio descrivere la fragilità, dipingerò un guscio d’uovo con micro fratture e crepe. Per illustrare la solitudine, realizzerò un vasto campo con in lontananza un solo albero od un uccello in primo piano. Il tormento interiore lo associo alle onde spumeggianti di un mare in tempesta.

4. Il Processo in Evoluzione: Tu ritieni che l'opera non sia "mai finita, ma un processo in continua evoluzione". Questo come si traduce concretamente nel tempo che dedichi ai dettagli o nella possibilità di ritornare su un lavoro?

Se il dipinto è ancora in mio possesso, a distanza di molti mesi, a volte anche anni, osservandolo con una nuova e maggiore apertura mentale, sento a volte il bisogno di apportare una modesta variazione o quel semplice tocco che rispecchi la mia emozione del momento. La saggezza orientale mi ha insegnato che “l’acqua si purifica scorrendo, e l’uomo andando avanti”. Questa filosofia l’ho fatta mia.

5. Integrità Artistica: Dopo aver attraversato momenti difficili, hai sentito il bisogno di dipingere ciò che ti appassiona "senza curarti delle tendenze o delle mode". Quanto è cruciale per la tua espressione mantenere questa integrità artistica e quanto è difficile oggi farlo?

L’Arte contemporanea è aperta ed in questo senso consente ogni libera interpretazione ed espressione. Pare che tutto sia arte e, mentre ciò scandalizza i fruitori più conservatori, questa libertà espressiva non mi disturba e non influenza né condiziona le mie scelte. Non mi è difficile restare aderente alle correnti artistiche che prediligo (impressionismo, Realismo, Iperrealismo) perchè esse sono radicate solidamente e profondamente nella mia anima, mi appagano e mi consentono perenni fonti di ispirazione.

6. L'Arte come Missione: Affermi che la pittura è la tua "missione per rendere più bella la vita". In un mondo sempre più complesso e frenetico, come ritieni che la tua arte possa effettivamente assolvere a questa funzione e fare la differenza per l'osservatore?

In un mondo che corre l’Arte fa l’opposto, non è decorazione, non arreda pareti ma arreda l’anima ed obbliga a fermarsi ed osservare il dipinto finchè nella mente i colori cominciano a pulsare, danzando armoniosamente ridando il diritto alla lentezza, all’attenzione profonda, un po' come gustarsi un tè ignorando lo smartphone. La ritengo una Missione perché può trasformare il caos interiore in momenti di serenità, qualcosa che si può guardare senza subirla ma con ammirazione attiva.

7. Il Ritorno alle Radici: Esporre a San Terenzo, nella prestigiosa Sala CarGià e nell'ambito della Stagione "Carla Gallerini", assume per te un significato particolare in relazione al tuo bisogno di "riconnettersi con la passione per la rappresentazione della realtà"?

Ritengo un onore ed un grande privilegio esporre in questa prestigiosa location. La Galleria CarGià è un eccellente esempio di come si debba lavorare, ricercare e scegliere, ed a volte educare. Un gran lavoro di curatela dedicato non solo alle opere ma anche agli Artisti. Si vede che c’è una chiara visione dietro l’allestimento. Qui mi sento sicuro, ho fiducia, so di essere in mano a professionisti.

8. Dalla Luce all'Essenza della Realtà: Tu descrivi il tuo stile come un'evoluzione dall'Impressionismo a una vena marcatamente Iperrealista. Quali sono state le sfide e le scoperte maggiori in questa transizione e come si conciliano queste due sensibilità apparentemente distanti?

E’ stata una evoluzione lenta e progressiva, dalla “sensazione della luce“ sono passato alla “fisica della luce”. Dalla precedente pennellata libera e colore soggettivo sono passato al disegno solido e definito. Mi sono avvalso inizialmente di una griglia e studiato una prospettiva perfetta. Sono passato da macchie di colore che galleggiavano a soggetti con “ossatura” sotto, una sorta di intelaiatura. Con l’impressionismo mi limito a ‘suggerire’, con l’iperrealismo ho imparato a ‘descrivere’ con maggior attenzione ai dettagli e particolari.

9. Hai un sassolino nella scarpa?

Avevo un sassolino, doloroso, che ho tolto seguendo l’esempio di Michelangelo che, si narra, fu criticato da un inviato del Papa il quale affermò che il Mosè sul quale il maestro stava lavorando, aveva il naso troppo grosso. Michelangelo, senza scomporsi, salì sulla scala e con scalpello, martello ed un po' di polvere di marmo nella mano (che lentamente lasciò cadere) finse di apportare la modifica. “Adesso va bene!” disse il rappresentante del Papa. Un gallerista screditava regolarmente i miei lavori definendoli “mediocri ed insufficienti”, finchè un giorno gli mostrai alcune foto dei miei nuovi dipinti, inserendovi però anche la fotografia di un capolavoro di Claude Monet. Il critico osservò con sufficienza anche questo ed esclamò: ”mediocre ed insufficiente”. Lo guardai negli occhi sorridendo, gli strinsi la mano e lo salutai definitivamente.

Testo Intervista a cura di Ezia Di Capua . Direttrice di Sala CarGià Galleria D'Arte

Intervista concessa in esclusiva a Ezia Di Capua per Sala CarGia' Galleria d'arte per la pubblicazione integrale nel BLOG © Sala CarGià Blog http://salacargia.blogspot.com, e parziale pubblicazione su quotidiani online e organi di stampa - ogni diritto è riservato.

 


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venerdì 5 giugno 2026

Ezia Di Capua dialoga con Elena Melosci sulla poetica di Neonato e Inglese

Elena Melosci

 In occasione dell'apertura della XVI Stagione "In Arte" il prossimo 3 luglio 2026 presso  Sala CarGià - Galleria d'Arte a San Terenzo, l'attenzione si concentra sulla statura artistica di Nicola Neonato. La mostra commemorativa "Elegia a due voci: il segno ribelle e la sua Musa" si propone di analizzare il rigore plastico e la forza espressiva di un maestro che ha segnato il Novecento, ponendolo in un confronto critico con la produzione pittorica di Anna Maria Inglese. Ne parliamo con Elena Melosci, nipote dei due artisti e attenta custode del patrimonio archivistico e artistico dei due maestri.

  1. Il debito della critica
    "Neonato è stato un artista di una potenza espressiva straordinaria, eppure la critica sembra non aver ancora celebrato appieno la monumentalità del suo lascito. Elena, pensi che questa mostra possa finalmente consacrare il suo talento viscerale nel panorama nazionale?"

Questa mostra può permettere di ricordare l’opera di Neonato a 18 anni dalla mostra di Rapallo, organizzata da mia zia ,da cui scaturì un volumetto di studio dell’opera di Neonato, a cura di Franco Ragazzi pubblicato da De Ferrari e ancora reperibile e alla mostra sulla Resistenza organizzata dal Comune di Borzonasca nel 2022 e curata dallo storico Giorgio Getto Viarengo. Sento il dovere morale di far vivere questo artista grazie alla sua opera, che, nell’oggi, si è rivelata molto attuale e capace di toccare gli animi .Per questo ho tenuto a far realizzare un sito web a lui dedicato ,nicolaneonato.it e per questo realizziamo questa mostra grazie alla preziosa collaborazione con Ezia DI Capua e Sala Cargià, per rendere le opere più fruibili

  1. La forza del Pollaiolo
    "Nella memoria collettiva Neonato è il 'Pollaiolo', l'artista della linea nervosa e del vigore plastico. Da dove nasceva questa sua incredibile urgenza creativa e come la esprimeva nel privato?"

Nella mia esperienza di nipote alquanto piccola e poi di adulta poco presente lo zio era un uomo sempre rivolto al lavoro, sempre pieno di energia, che si manifestava nello sviluppare i suoi progetti da solo, nel bisogno continuo di disegnare o dipingere, ovunque e in ogni contesto, urbano o naturale, privato o pubblico, come manifestano i suoi schizzi in ogni luogo. Era però schivo e scontroso, nient’affatto disposto a compromessi, certamente in apparenza burbero, ma poi capace di atti di generosità e di scelte di vita decise, come quando si sposò con la zia e , si sarebbe detto ieri, “Mise la testa a posto”

  1. Il confronto con Inglese
    "La scelta di inserire alcune opere di Anna Maria Inglese accanto alla monografica di Neonato è interessante. In che modo la sensibilità di tua zia aiuta a far risaltare, per contrasto, la forza dirompente di Neonato?"

E’ chiaro che Anna Maria Inglese ha trovato in Neonato un mentore, ma soprattutto il perno della sua vita; tuttavia la loro vita comune è stata caratterizzata da un’armonia che hanno creato e stabilito insieme. Hanno sviluppato modi assai diversi di dipingere, tumultuoso lui, più sereno, tranquillo e dettagliato lei, compenetrandosi nelle reciproche opere, a un certo punto soprattutto collaborando nell’opera stessa di Neonato, così imponente come gli affreschi di Sant’Ambrogio a Zoagli, di cui mia zia mi parlava nei suoi ultimi giorni.

  1. Una quotidianità d'arte "Vivere accanto a un gigante della pittura significa respirare l'arte ogni giorno. C’è un aneddoto che descrive bene il temperamento passionale di Neonato mentre era al lavoro o nella sua quotidianità?"

Rimando al bel ricordo di mia cugina Antonella, documentato nel sito nicolaneonato.it, quando cioè lo zio decise di vendere un quadro sul momento, senza averlo assolutamente previsto, perché era piaciuto e lui così sentiva la soddisfazione di essersi guadagnato una giornata di lavoro con la sua arte. Sentiva molto la responsabilità di provvedere alla zia e alle sue necessità. Era sempre costantemente al lavoro e si realizzava in quello, l’ho sempre visto con i pennelli in mano e circondato dalle sue numerose collezioni di libri di arte.

  1. La musa e la luce
    "Nei ritratti che Neonato faceva alla moglie, la sua tavolozza di bruni e terre sembra accendersi. Era la presenza di lei a dare 'luce' e una diversa direzione alla sua ricerca cromatica?"

Suppongo di sì essendo mia zia giovane molto bella e luminosa, certamente una donna pazzerella si sarebbe detto, ma gioiosa, capace di spirito di avventura, lei che mi ha sempre detto di essere pronta a qualunque cosa insieme con lui. Questa certezza dell’affetto dell’una ha certamente giovato all’altro rasserenandolo e dandogli luce.

  1. L'influenza silenziosa
    "Pensi che il rigore intellettuale di Inglese abbia in qualche modo disciplinato o influenzato le grandi composizioni monumentali di Neonato?"

Penso che Anna Maria abbia contribuito all’organizzazione del lavoro e a degli aspetti tecnici, di cui era esperta; immagino che per carattere la fase della concezione delle opere sia stata elaborata da Neonato, perché già da giovane si era dedicato ad affreschi su palazzi e quindi a opere di dimensioni ampie

  1. L'opera iconica
    "Se dovessi scegliere un'unica opera che racchiude l'intera anima di Neonato e la sua eredità artistica, quale indicheresti tra quelle che abbiamo selezionato per la mostra?"

La sua opera iconica è certamente il monumento a Bisagno a Rovegno ,perché è grandioso e dedicato a un uomo che Neonato ammirava moltissimo. In questa mostra amo molto le marine, perché rispecchiano luoghi che oggi vedo diversamente e mi riportano alla sua vita nel Tigullio, cui sono affezionata.

  1. Il messaggio finale
    "Cosa speri che rimanga nel cuore dei visitatori della Sala Cargià dopo aver subito l'impatto visivo e la potenza di un maestro come Neonato?

L’attenzione a quello che ci hanno lasciato i nostri padri, in termini di coscienza civile e di valore dell’ispirazione religiosa nell’arte: grandi contenuti per rielaborare le tragedie umane, che purtroppo ci affliggono a tutt’oggi. L’arte però può donare con la sua bellezza, i suoi colori, la curiosità verso alcuni soggetti, momenti di riflessione e momenti di pace. Questo vorrei che restasse, il messaggio di chi, dopo aver vissuto periodi turbinosi, morti e sofferenze, ha saputo procedere e ha apprezzato mare, monti, paesaggi e fiori, donandoli al futuro.

Testo dell'intervista di Ezia Di Capua

Intervista concessa in esclusiva a Ezia Di Capua  nell'ambito de " Le interviste dietro a Cavalletto" rubrica culturale di Sala CarGia' Galleria d'arte utile per la pubblicazione integrale nel BLOG © Sala CarGià Blog http://salacargia.blogspot.com, e parziale pubblicazione su quotidiani online e organi di stampa - ogni diritto è riservato.

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Autor Profile - Ezia Di Capua Miniaturista, Pittrice, illustratrice, scrittrice, critico di arti visive. Scenografa teatrale. Operatore culturale, Storica dell'arte e critica, Curatrice di arte contemporanea e Gallerista Art Blogger: ideatrice di © Sala CarGià Blog http://salacargia.blogspot.com, sito web vetrina di arte, cultura e spettacolo. Direttrice e curatrice di Sala CarGia' – Galleria d'arte - spazio espositivo a San Terenzo. Operatore culturale, Ideatrice e conduttrice di tutti gli eventi artistici e culturali realizzati per Sala Culturale CarGia' dal 2010 al 2026 nel Golfo dei Poeti Scrittrice nel 2011 pubblica il libro “ La Misura Dell'Amore” ed. Cinque Terre 2016 – 2026 Vice Presidete dell'Asspciazione Coro Lirico La Spezia 2012-2026 Curatrice progettuale, organizzativa, responsabile della promozione artistica, comunicazione e immagine relativa a concerti lirici e messa in scena teatrale, in Italia di tredici Opere Liriche e relative repliche, Curatrice del progetto internazione ideato per stabilire lo scambio culturale Italia/Giappone per realizzare la messa in scena dell'Opera lirica “L'elisir D'amore” di G. Donizzetti nei teatri di Tokyo e Osaka con cast nazionale, internazionale e orchestra. Cantante - registro vocale soprano – Corista e solista soprano lirico 1976-2026. Oltre cento i concerti al suo attivo. E' nell'organico del Coro Lirico della Spezia -Ricercatrice archeologica indipendente, appassionata di semiologia, da anni conduce studi e osservazioni del territorio nella Lunigiana storica e Appennino Tosco Emiliano, a riguardo sta scrivendo un libro.


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domenica 31 maggio 2026

NICOLA NEONATO – Approfondimento di Luigi Leonardi, Storico e Saggista

Nicola Neonato - Monumento a  Novi Ligure

Mancano ormai poche settimane a uno degli appuntamenti più attesi del programma espositivo 2026 di Sala CarGià a San Terenzo di Lerici. Dal 3 al 13 luglio, lo storico spazio ligure ospiterà la mostra commemorativa "Elegia a due voci: il segno ribelle e la sua Musa", un viaggio profondo nell'universo artistico e umano di Nicola Neonato e Anna Maria Inglese.

Questo evento non è solo una celebrazione estetica, ma il punto di arrivo di una rigorosa riscoperta storica. A guidarci tra le pieghe di un Novecento complesso e vissuto con coraggio è lo storico e saggista Luigi Leonardi, che ha recentemente firmato per Sala CarGià un prezioso approfondimento su Nicola Neonato.

Grazie alla ricerca di Leonardi, l'opera di Neonato viene restituita al pubblico in tutta la sua potenza civile: l'artista del "segno ribelle" è colui che ha impresso nei monumenti e nei dipinti il dolore, il riscatto e la memoria della lotta partigiana. Un uomo che ha saputo tradurre la storia collettiva in forme monumentali dure e narranti, necessarie come la verità.

Ezia Di Capua

NICOLA NEONATO Il "segno ribelle" di Luigi Leonardi

Voglio innanzitutto ringraziare Ezia Di Capua per avermi messo a conoscenza di questa importante figura di artista partigiano quale fu Nicola Neonato, e per l’invito rivoltomi a partecipare all’incontro a lui dedicato, che mi fa onore ma che purtroppo sono costretto a declinare per altro impegno istituzionale nel mio Comune di Bagnone. Neonato prese parte alla Resistenza ligure con lo pseudonimo di “ Pollaiolo “, come a omaggio del pittore e scultore fiorentino. Fu inquadrato nel comando della VI^ Zona operativa Ligure - zona compresa tra Liguria, Piemonte, Lombardia e Emilia - con la qualifica di partigiano combattente e il grado di tenente, come si evince dalla sua scheda della Commissione Regionale Liguria.

A Borzonasca, sua città natale, gli è stato dedicato un museo a esposizione delle sue opere pittoriche e scultoree, opere che rappresentano le sue armi. Con lui altri artisti, in altri contesti, contribuirono alla Resistenza, anche appunto con armi “ artistiche “; voglio p.es. ricordare Italo Calvino, e visto che siamo a San Terenzo di Lerici, il poeta Francesco Tonelli “ Henri“ della IV^ Zona Operativa Ligure, Brigata Ugo Muccini. Quando a Bobbio, ( PC ) dopo la liberazione temporanea della Val di Trebbia - 7 luglio, 27 agosto ’44 - dai nazifascisti - qui sottolineo l’importanza delle Libere Repubbliche partigiane per la conquista della Repubblica - nacque il giornale del “ Partigiano volontario della libertà, da parte della 3^ Divisione garibaldina “ Cichèro “, anche Nicola fu tra i collaboratori illustrando il giornale con i suoi disegni, addirittura prevedendo, ancora in tempo di guerra, una prima mostra d’arte partigiana. Con le opere di Nicola Neonato si percorre la narrazione artistica della guerriglia partigiana effettuata in tempo reale, quasi una sorta di artista sul campo. Per questo c’è da congratularsi con il Comune di Borzonasca: per aver dato luce a un patrimonio storico inestimabile, significandone l’importanza della memoria.

Entrando nel merito delle sue opere, voglio anche congratularmi con l’amica Ezia per la sua analisi approfondita di Nicola. E a proposito ne sottolineo le prime frasi: “ Un imponente palinsesto di memoria collettiva, dove il rigore dello studio classico incontra la ferita aperta della storia contemporanea. Questa definizione, “ ferita aperta “, mi conduce alla riflessione su quanto resta nella memoria delle nuove generazioni. Una riflessione fatta di interrogativi sulla conoscenza e coscienza dell’attività resistenziale. Sull’importanza e complessità del movimento per la Resistenza, costituito da componenti di differenti ideologie politiche - democratica, progressista, conservatrice - dirette da un Cln centrale, ma gestite esclusivamente da quel Clnai - Comitato Liberazione Nazionale Alta Italia - il cui presidente, Alfredo Pizzoni, fu l’esclusiva persona di riferimento per gli Alleati, e al quale venne affidato il ruolo guida della Resistenza e Lotta di Liberazione. Ma è questo un argomento molto vasto e ancora spigoloso.

Ancora Ezia, facendo sempre riferimento al linguaggio universale prodotto dall’arte figurativa, coglie fondamentali aspetti in quella di Neonato:l'artista introduce una sensibilità nuova: alla durezza degli elmetti della Wehrmacht si contrappone l'avanzata di una figura femminile accompagnata da bambini. È il momento in cui l'opera si fa speranza pedagogica.” Insegnamento quindi, educazione attraverso, appunto, il linguaggio universale dell’arte. Non indugio oltre sulla produzione artistica di Neonato, che ho conosciuto da poco. Però mi piace ricordare che oltre a Nicola, e altri, Borzonasca ha dato i natali a un partigiano caduto in terra di Lunigiana. Si tratta di Carlo Lazzarelli, arruolato nella IV^ Zona Operativa Ligure. Era l’8 ottobre 1944. Proprio quel giorno cominciava un ampio rastrellamento che investì la Val di Vara - terra di notevole attività partigiana - e parte della Lunigiana. Carlo venne ritrovato cadavere sul monte Colmo, nel Comune di Mulazzo ( MS ) ferito da una raffica tedesca e finito con una pugnalata al petto probabilmente per mano fascista. Aveva vent’anni quando entrò nella Resistenza nel maggio del ’44, inserito nella colonna Giustizia e Libertà, ma fors’anche nel Battaglione Internazionale del maggiore Gordon Lett.

Voglio chiudere questo mio breve intervento con il ricordo di un altro resistente: siamo in Sala Culturale CarGià, e dunque in via Trogu, ed è proprio a Angelo Trogu che va la mia memoria; lui che, con il suo compagno Nino Gerini di Lerici, mi tocca particolarmente. Angelo e Nino rappresentano la prima scintilla di Resistenza nel Comune di Bagnone. Tutti e due con altri 10 combatterono sulle alture del monte Barca contro militi della X^ Mas; furono poi catturati e fucilati a Valmozzola in provincia di Parma.

Bene, ora vi ringrazio per la vostra attenzione, e rammaricandomi ancora per la mia mancata presenza ma sperando in un’altra occasione, vi auguro tante buone cose.

Luigi Leonardi

Autor Profile

Luigi Leonardi è uno storico, scrittore e saggista italiano nato nel 1953 a Bagnone, in provincia di Massa Carrara, e residente a La Spezia. È noto per le sue ricerche e saggi incentrati sulla Seconda Guerra Mondiale, sulla Resistenza e sulle memorie storiche in Lunigiana e nello Spezzino.

Profilo e Attività Esordi: Ha iniziato la sua carriera come redattore ed è stato tra i fondatori della rivista milanese di cultura Malvagia, nata negli anni '80 con l'appoggio di Carlo Cassola.Tematiche: La sua saggistica si concentra sulla storia locale, focalizzandosi sugli aspetti meno conosciuti, controversi o dimenticati della guerra, come le "zone grigie" e le epurazioni post-belliche.Altre attività: È anche autore di testi teatrali e musicali. Principali Opere e Saggi Ha al suo attivo numerose pubblicazioni, tra cui spiccano Epurazioni. 1945: la resa dei conti nello Spezzino (Mursia, 2011) - Un saggio documentato che affronta i casi di giustizia sommaria e vendette private avvenuti nell'immediato dopoguerra. L'umanità sepolta. Tracce di guerra, di fatiche e di giustizia capitale (Mursia, 2019) - Un volume che raccoglie testimonianze sulle deportazioni, gli stenti e le drammatiche condizioni di vita dei civili. Umili e ribelli. Memorie di guerra in Lunigiana (2018). La strage nazifascista di Vinca (2015) I ragazzi del monte Barca (2017).

  • Generazioni nella bufera. Storie di sopravvivenza e resistenza in Lunigiana (Mursia, 2024) – Raccolta di testimonianze e spaccati di vita legati alla durezza della guerra e del cammino verso la Liberazione.

  • Pubblicazioni:

    Narrativa/poesia

    Redazione “Malvagia” ( Milano - Rivista di cultura sommersa 1981 ) Il sogno di un altro ( 4 racconti )

    Dentro lo stige ( romanzo )

    Il segreto antico di Beppe il maniscalco ( romanzo ) Rane nel pozzo ( romanzo )

    Divagazioni in corso ( poesie ) Omnia vanitas ( poesie/narrativa )

    Saggistica/narrativa/storia

    Epurazioni

    I ragazzi del monte Barca

    La strage nazifascista di Vinca Umili e ribelli

    L’umanità sepolta Storie di Lunigiana Apua madre

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