sabato 28 marzo 2026

"IL BAMBOLOTTO DELLA REGINA" di Gabriella Mignani - Ed. Helicon - Recensione di Ezia Di Capua

PRESENTAZIONE DEL LIBRO " Il Bambolotto della Regina" a cura di Ezia Di Capua
 SALA CARGIA 7 LUGLIO 2026 ORE 18,15

 L'enigma dell'umano ne "Il bambolotto della regina"

Nella sua raccolta di racconti "Il bambolotto della regina", Gabriella Mignani tesse un raffinato collage di esistenze, un mosaico di situazioni di coppia e sociali che rifuggono la cronaca per farsi archetipo. La sua scrittura, armonica e avvolgente, sembra abitare un tempo universale, dove il particolare diventa specchio di una condizione umana condivisa, capace di parlare a ogni epoca. Questa prosa possiede una nitidezza quasi tattile, capace di costruire luoghi e stati d'animo con una precisione che ricorda la capacità di Katherine Mansfield di catturare l'epifania di un istante, quella rivelazione psicologica che emerge dal più piccolo dettaglio quotidiano. Eppure, sotto la superficie di una narrazione fluida, pulsa un messaggio spesso criptato: un'aura di mistero che avvolge i fatti, un'eco metafisica che evoca le atmosfere di Dino Buzzati, dove l'ordinario appare sempre sul punto di svelare un segreto indecifrabile e affascinante.

Questa precisione descrittiva trova il suo ancoraggio più forte nell'ambientazione spezzina, dove la città non è un semplice sfondo, ma un vero genius loci che riflette gli stati d’animo dei protagonisti. In particolare, il racconto che apre la raccolta ci riporta a una Spezia desolata e semideserta durante l'emergenza Covid: qui, l'unico protagonista maschile che parla in prima persona trasforma la cronaca del lockdown in una riflessione universale sulla solitudine e sull'attesa. Eppure, in questa desolazione, la Mignani non cede mai all'autocompiacimento del dolore, restando fedele alla convinzione che, nonostante tutto, “le barche comunque arriveranno in porto”, offrendo così uno spiraglio di speranza inattesa.

Ciò che più colpisce nel ritmo della narrazione è il distacco netto e improvviso delle chiusure. Se il racconto procede con eleganza, la fine arriva spesso senza preavviso; l'autrice non accompagna il lettore verso un finale consolatorio, ma sceglie un congedo fermo che recide ogni possibile proseguimento. Questa tecnica, che richiama il minimalismo essenziale di Raymond Carver, genera una sottile e persistente nostalgia: i personaggi sfumano d'un tratto, proprio nel momento in cui la loro vita sembrava essersi fatta più densa, lasciando in chi legge il desiderio sospeso di non vederli svanire così velocemente tra le righe.

Il percorso narrativo trova il suo culmine naturale ne "Il bambolotto della Regina", un capitolo che agisce come un potente spartiacque simbolico. Inserendo la data della morte della Regina Elisabetta II nel 2022, l'autrice non si limita a un riferimento cronologico, ma sancisce la fine di un’epoca storica e di un tempo collettivo ormai concluso. Quel momento diventa il perno attorno a cui ruota la riflessione sul distacco, trasformando la fine di un regno nel simbolo di un passaggio universale e definitivo.

Una vera chiave di volta che segue il viaggio in Inghilterra di due amiche. Il contrasto tra loro è fortissimo: una affronta il peso di una maternità messa in discussione e poi accolta, mentre l’altra, lontana da un amore incerto, sceglie di acquistare un bambolotto. In quel gesto sembra consumarsi un travaso di significati: l’oggetto diventa il simulacro di un’innocenza da preservare, il custode silenzioso di un bivio esistenziale condiviso nel silenzio. Mentre la vita delle due donne scorre, l'oggetto rimane immobile, proprio come la figura della Regina a cui rimanda, simbolo di stabilità in un mondo che muta. Il suo ritrovamento, a distanza di decenni, agisce come una violenta epifania: ritrovare il "bambolotto" significa per la protagonista scontrarsi con la versione di se stessa di allora, con quel segreto mai del tutto svelato e con la consapevolezza che siamo tutti, in fondo, come quel simulacro: oggetti nelle mani del destino o delle nostre stesse scelte, che attendono solo di essere riscoperti per rivelare, finalmente, il senso del proprio viaggio.

"In definitiva, l'opera di  Gabriella Mignani non è una semplice sequenza di storie, ma un invito a rallentare per osservare con cura le crepe della nostra quotidianità. È un libro che non si esaurisce all'ultima pagina, ma continua a risuonare nell’anima, spingendo il lettore a interrogarsi su quali siano i propri 'bambolotti' dimenticati e su quali segreti custodiscano ancora le nostre esistenze. Un’opera che, partendo dal particolare, si fa universale, confermando il talento di un’autrice capace di toccare le corde più intime del vissuto."

L'Autrice: Gabriella Mignani

Gabriella Mignani è una giornalista e scrittrice che ha fatto dell’osservazione della realtà il fulcro della sua cifra stilistica. Con una lunga esperienza nel mondo dell’informazione, ha sviluppato uno sguardo acuto e mai scontato sulle dinamiche sociali e relazionali della contemporaneità. La sua scrittura si distingue per una rara capacità di sintesi e per una sensibilità visiva che trasforma la parola in immagine. Nelle sue opere, Mignani esplora spesso i territori del "non detto" e le zone d’ombra dei legami umani, muovendosi con eleganza tra il realismo dei fatti e la profondità psicologica dei personaggi. Con Il bambolotto della regina, l'autrice conferma la sua vocazione per il racconto breve, inteso come frammento di verità universale capace di scuotere e far riflettere il lettore moderno. Mignani è un’autrice di profonda sensibilità, capace di tradurre la realtà in una prosa poetica e coinvolgente. Con la sua raccolta di poesie "Cambio di stagione", ha ottenuto importanti riconoscimenti di critica, vincendo nel 2021 il Primo Premio "Mario Tobino". La forza della sua scrittura è stata ulteriormente confermata da un prestigioso traguardo internazionale: uno dei racconti di questa raccolta è stato selezionato per il Giubileo degli Artisti 2025 a Roma, inserendo ufficialmente l'opera di Gabriella Mignani nel cuore delle celebrazioni culturali dell'Anno Santo.

Ezia Di Capua

Autor Profile - Ezia Di Capua 

Critico d’Arti Visive, Ezia Di Capua estende la sua analisi estetica alla letteratura, curando con sensibilità recensioni di romanzi e raccolte poetiche. Operatore culturale e Curatrice di arte contemporanea, dal 2010 è la mente e l'anima di Sala CarGià – Galleria d’Arte a San Terenzo, di cui è Direttrice. Pittrice, vincitrice di molti concorsi. In oltre quindici anni di attività nel Golfo dei Poeti, ha ideato e condotto innumerevoli eventi artistici, affermandosi come figura di riferimento per la promozione culturale del territorio. Proprio per il suo costante impegno nella diffusione della cultura, nel 2020 è stata insignita di un premio dal Sindaco di Lerici, Leonardo Paoletti. Il riconoscimento le è stato consegnato sul palco del Teatro Astoria in occasione del Concerto Lirico di Capodanno, evento di grande successo da lei stessa organizzato per conto del Coro Lirico La Spezia, con la partecipazione di solisti e orchestra. È l'ideatrice del © Sala CarGià Blog, magazine online di arte, cultura e spettacolo. dove ha aperto le seguitissime rubriche "Interviste dietro al cavalletto" e "Interviste dietro al sipario", spazi dedicati al dialogo profondo con gli artisti e i protagonisti della scena. La sua poliedrica formazione spazia dalle arti plastiche e pittoriche alla scenografia teatrale (recentemente ha firmato le scene dipinte per La Bohème e La Traviata 2025), fino alla scrittura: nel 2011 ha pubblicato il volume “La Misura Dell'Amore”. Dal 2018 Vice Presidente dell'Ass.ne Coro Lirico La Spezia - Dal 2013 ricopre ruoli di primo piano nella produzione operistica e nella comunicazione artistica, curando recensioni d'Opera lirica e progetti internazionali di scambio culturale, tra cui la messa in scena de “L’Elisir d’Amore” a Tokyo e Osaka. Esperta di semiologia e ricercatrice indipendente, affianca alla critica d'arte una profonda attività di studio e osservazione della Lunigiana storica e preistorica a cui sta dedicando la scrittura di un libro .  

PROMOZIONE D'ARTE,CULTURA E SPETTACOLO 2010-2026
a cura di Ezia Di Capua

sabato 21 marzo 2026

CORO LIRICO LA SPEZIA : Emozioni in musica all’inaugurazione del nuovo Conad di via Maralunga

video di Angelo Tomaselli
In occasione del taglio del nastro del nuovo Conad di via Maralunga, l’Associazione Coro Lirico La Spezia ha sorpreso i presenti con un suggestivo flash mob. Le note immortali del "Va, pensiero" di Giuseppe Verdi hanno risuonato tra le corsie, trasformando l’inaugurazione in un momento di autentica celebrazione culturale.

L'iniziativa nasce come speciale ringraziamento alla Presidente Rita Corbani, figura da sempre vicina al nostro cammino artistico. Anche quest’anno, la sua sensibilità verso l’arte si conferma determinante: Conad sarà infatti partner ufficiale della prestigiosa produzione de "La Bohème", che il Coro Lirico La Spezia porterà in scena al Teatro Civico il prossimo 23 maggio alle ore 21:00

Si tratterà di un evento di assoluto rilievo per il territorio, una produzione imponente che vedrà impegnati solisti di fama internazionale, orchestra e scenografie di grande impatto. Un appuntamento di alto profilo culturale che si fregia dei prestigiosi patrocini della Regione Liguria e del Comune della Spezia.

Testo di Ezia Di Capua - Vice Presidente Ass.ne Coro Lirico La Spezia

Il Coro Lirico La Spezia 
 Fash mob al Conad di via Maralunga

foto di Giovanna Landi



 

giovedì 19 marzo 2026

EZIA DI CAPUA intervista Stefania Giorgia Butti, regista di "La Bohème" - Produzione del CORO LIRICO LA SPEZIA al Teatro Civico della Spezia SABATO 23 maggio ore 21

Stefania Giorgia Butti - Regista

LE INTERVISTE DIETRO AL SIPARIO a cura di Ezia Di Capua


"Sette stagioni di grande lirica: il Coro Lirico La Spezia affida la sua nuova Bohème alla regista Stefania Giorgia Butti"

Esiste un filo rosso che collega il rigore del teatro barocco alla vitalità del verismo, la disciplina del canto lirico alla fisicità della pedagogia di Jacques Lecoq. Questo filo è stretto saldamente nelle mani di Stefania Giorgia Butti, artista poliedrica la cui carriera sembra muoversi con la precisione di un metronomo e la passione di un’aria pucciniana. Formatasi alla Civica Scuola di Musica "Claudio Abbado" e specializzatasi in Regia d’Opera al Teatro Coccia sotto la guida di Deda Cristina Colonna, la Butti appartiene a una nuova generazione di registi capaci di integrare visione artistica, competenza organizzativa (affinata alla Berlin Opera Academy) e sensibilità pedagogica (come formatrice ASLICO). Già Mimì sul palco del Teatro Lirico di Milano e futura firma di una Turandot internazionale che toccherà USA e Asia nel 2026, Stefania Giorgia Butti porta al Teatro Civico una Bohème che promette di essere, prima di tutto, un’esperienza di profonda verità umana.

L’INTERVISTA

Regista, ma con un passato (e un presente) da soprano. Stefania hai interpretato il ruolo di Mimì al Teatro Lirico di Milano. In che modo aver "abitato" fisicamente e vocalmente questo personaggio influenza il tuo modo di dirigerlo oggi?

Sono davvero onorata della collaborazione con il Coro Lirico La Spezia e della possibilità di riprendere in mano La Bohème, questa volta con uno sguardo dall’esterno come regista. Conoscere questa meravigliosa opera partendo dalla musica e dal personaggio di Mimì è qualcosa di immensamente speciale. Averla vissuta dall’interno, respirandone ogni sfumatura emotiva e vocale, mi permette oggi di affrontarla con una consapevolezza più profonda, empatizzando con le sue fragilità, ma conoscendo anche la sua forza. Questo sicuramente mi aiuta poi nel guidare gli interpreti, entrando nelle loro difficoltà e accompagnandoli in modo concreto verso una direzione per loro il più possibile vera ed efficace.

"Il TeatroCivico della Spezia è un gioiello di architettura storica che impone un dialogo serrato tra palcoscenico e platea. Qual è il cuore della sua visione per questo specifico allestimento spezzino e come inviteresti la città a riscoprire una Bohème che, sotto la tua regia, promette di essere tanto rigorosa quanto profondamente umana?"

Mi piace immaginare i nostri Bohémienne come personaggi di un dipinto impressionista, ognuno definito da pennellate di colore e tratteggio diverso che ne descrive la propria interiorità e viaggio personale. Come nella vita vera, ognuno viaggia solo, ma sono gli incontri e le relazioni che costruiamo sul cammino a plasmarci come esseri umani. I personaggi de La Bohème sono giovanissimi, si affacciano quasi disarmati su un mondo complesso, vivono alla ricerca della libera espressione di sì stessi rifiutando i valori materiali come fine ultimo della vita, ma subiscono le dure conseguenze reali della povertà. Nella mia lettura dell’opera, sono proprio i pochi oggetti materici in loro possesso a rivelare l’interiorità dei personaggi. Ogni protagonista è legato a uno o più oggetti che non hanno mai un valore semplicemente materiale o consumistico, ma custodiscono memorie, affetti e relazioni. Sono tracce vive del loro mondo emotivo. Basti pensare alla cuffietta rosa che unisce Mimì e Rodolfo, o alla vecchia zimarra di Colline a cui Puccini affida un’intera aria: non è un dettaglio casuale, ma un gesto profondamente narrativo. In questi oggetti si concentra ciò che i personaggi sono stati e ciò che provano. Quando il destino bussa, non sono gli oggetti accumulati a darci gioia, ma il calore delle relazioni. È come un trasloco emotivo: le stanze del cuore si svuotano, il superfluo svanisce e resta solo l’essenziale, il senso autentico del nostro viaggio. E lì, nonostante il dolore, in quell’abbraccio si rinasce.

Questa produzione celebra la settima stagione dell’Associazione Coro Lirico La Spezia al Teatro Civico, che ripropone La Bohème dopo undici anni . Cosa stupirà maggiormente il pubblico spezzino in questa nuova edizione rispetto quella prodotta nel 2014 e alla tradizione?

Ogni allestimento nasce da uno sguardo diverso, e ogni produzione è speciale a modo suo. Tengo molto a rispettare il testo e la drammaturgia, e mi piace lavorare sulle sfumature dello spartito per capire davvero cosa compositore e librettisti volessero raccontare. In questa produzione l’ambientazione e i costumi saranno tradizionali, ma cercherò di esprimere questo senso di “materialismo simbolico” e di “trasloco emotivo” attraverso un particolare uso dell’attrezzeria e degli oggetti di scena. L’obbiettivo è quello di restare fedeli alla tradizione, ma con uno sguardo personale e simbolico coerente con la drammaturgia.

C’è un dettaglio della partitura che da cantante ti sembrava un ostacolo e che da regista è diventato invece una chiave di lettura?

Devo ammettere che sia come cantante che come regista, ho sempre trovato molto sfidante l’approccio con il Terzo Quadro. Da interprete è un momento molto intenso da un punto di vista tecnico ed emotivo: siamo già oltre metà dell’opera e serve gestire bene le energie, mentre il lato più drammatico di Mimì emerge con forza. Dal punto di vista registico, invece, il ritmo cambia rispetto alla vivacità del Secondo Quadro: diventa più raccolto, ma la tensione deve restare viva, perché qui si entra nel cuore della vicenda con il peggioramento della malattia di Mimì. Per questo motivo è importante lavorare con attenzione sulle motivazioni dei personaggi e sulle intenzioni che guidano le loro scelte, così da rendere tutto il più possibile credibile e coinvolgente.

La tua formazione vanta lo studio sulla maschera neutra con Kuniaki Ida, secondo la pedagogia di Jacques Lecoq. La Bohème è un’opera fatta di piccoli gesti e relazioni serrate: come hai tradotto la "consapevolezza del corpo" in una soffitta dove il freddo e la fame devono diventare azioni fisiche reali e non solo convenzioni teatrali?

Il lavoro sulla maschera neutra di Lecoq permette di entrare in contatto con le emozioni attraverso il corpo, prima ancora che attraverso il volto, che spesso rischia di cadere in espressioni stereotipate. Da qui nasce una ricerca di movimenti che siano al tempo stesso funzionali alla scena e autentici, lontani dal cliché. Nel lavoro in palcoscenico con gli artisti cerco di proporre una mia visione, ma anche di lasciare spazio all’ascolto: le loro esigenze e la loro idea del personaggio sono fondamentali. L’obiettivo è costruire insieme un’espressione credibile, che nasca dal testo e dalle intenzioni profonde dei personaggi.

Un punto centrale del tuo percorso è il Master con Deda Cristina Colonna, maestra della gestualità barocca. In un’opera così viscerale come quella pucciniana, quanto ti serve quel rigore formale per "pulire" la scena dagli eccessi del melodramma e arrivare alla "verità interpretativa" che hai approfondito con Pietro De Pascalis?

Gli studi con Deda Cristina Colonna sono stati fondamentali per la mia formazione: ho la fortuna di poterla chiamare Maestra ed è da lei che ho imparato molto del mio approccio. Insieme abbiamo approfondito l’importanza dello spazio, della profondità scenica e sicuramente abbiamo in comune un gusto e una visione di teatro simbolico e contemporaneo, aperto alla sperimentazione, ma sempre nel rispetto del testo. Con Pietro De Pascalis, invece, ho lavorato soprattutto sulla presenza in scena: sul riuscire a stare in palcoscenico in modo autentico, senza pregiudizi, imparando davvero a lasciarsi guardare. In entrambi i percorsi, il punto di incontro è la centralità del corpo e della relazione con gli altri: è da lì che nasce una narrazione viva, capace di restare nel qui e ora e di arrivare a una verità espressiva.

Il tuo futuro prossimo è segnato da una Turandot globale tra Italia, Stati Uniti e Asia nel 2026. Approcciarsi oggi all’intimità di Bohème in uno spazio storico come il Teatro Civico della Spezia rappresenta per te un esercizio di introspezione o una sfida per sottrazione, in attesa delle grandi masse del repertorio tardo-pucciniano?

Non si tratta di sottrazione, ma di un uso diverso dello spazio scenico. A La Spezia il palcoscenico del Teatro Civico è più intimo e compatto: qui la vicinanza tra artisti e pubblico permette di concentrarsi sulle sfumature, sui dettagli, sulla tensione emotiva, e di far emergere con più delicatezza le relazioni e i legami tra i personaggi. Turandot è invece per antonomasia un’opera legata al macro e alle grandi masse, in particolare in Corea e in Cina dove il palcoscenico è molto ampio ho dovuto lavorare molto sull’apertura delle scene, sull’impatto visivo e sulla forza collettiva, senza però perdere di vista l’interiorità dei personaggi. La regia che porto avanti con la mia collega e co-regista Livia Lanno è volta ad osservare e immaginare un viaggio interiore del protagonista Calaf, alla ricerca dell’accettazione e cura di un trauma irrisolto e quindi indirizzato alla sua evoluzione emotiva e psicologica. In questo senso affrontare La Bohème oggi è per me un segno di continuità: cambiano le dimensioni dello spazio scenico, ma l’obiettivo resta lo stesso, quello di raccontare storie con profondità emotiva, verità psicologica e autenticità interpretativa, a prescindere dalla grandezza del palcoscenico.

Avendo firmato lavori come Juliette e opere contemporanee, quale aspetto della struttura drammaturgica di Puccini trovi ancora oggi rivoluzionario? C’è un sottotesto nel libretto di Illica e Giacosa che hai deciso di illuminare per parlare al pubblico del 2026?

Credo che La Bohème parli ancora tantissimo ai giovani di oggi, in particolar modo ai Millenial e alla Gen Z, generazioni che hanno vissuto molte difficoltà nel loro affacciarsi al mondo degli adulti e che spesso si trovano a vivere una condizione di precarietà anche dopo i trent’anni, ma che continuano comunque a modo loro ad essere sognatori. Trovo rivoluzionaria proprio la scelta di Puccini di partire da un testo che racconta “Scene della vita di Bohème”, qui non ci sono più grandi eroi o vicende lontane, ma frammenti di vita semplice e quotidiana. In questo senso, il sottotesto che mi interessa far emergere è proprio questa umanità semplice e fragile, molto vicina a noi, con il loro bisogno di amare, di trovare il proprio posto nel mondo, di resistere anche quando le condizioni non sono facili. È qualcosa che, secondo me, il pubblico di oggi può riconoscere immediatamente sulla propria pelle.

Come formatrice per i progetti Opera Domani di ASLICO, tu educhi i più giovani al linguaggio operistico. Se dovessi sintetizzare l'essenza di questa produzione per un ragazzo che entra a teatro per la prima volta, su quale "emozione universale" punteresti la sua lente d'ingrandimento?

Direi loro che è difficile racchiudere quest’opera in una sola emozione, ma se dovessi scegliere una lente attraverso cui guardarla, indicherei la speranza. È la stessa speranza che Rodolfo canta nella sua aria, una fiducia fragile ma ostinata nella vita, nell’amore, nel futuro. Oggi, in tempi complessi, è facile perdere questa qualità tipica della gioventù e lasciarsi scivolare nel cinismo. La Bohème non nasconde il dolore, ci parla di povertà, malattia, perdita e ci ricorda che la sofferenza fa parte della vita, sta a noi provare a tenere accesa la nostra scintilla. In fondo, è questo quello che fanno l’opera lirica, il teatro e l’arte: ci aiutano a restare vivi nonostante il grigiore della realtà.

Hai un sassolino nella scarpa?

Nessun sassolino, solo tanta voglia di continuare a sperimentare ed emozionarmi ogni volta che il sipario si alza su un nuovo spettacolo.

Testo di Ezia Di Capua – Vice Presidente dell'Ass.ne Coro Lirico La Spezia

Intervista concessa in esclusiva a Ezia Di Capua per Sala CarGia' Galleria d'arte per la pubblicazione integrale nel BLOG © Sala CarGià Blog http://salacargia.blogspot.com, e parziale pubblicazione su quotidiani online e organi di stampa - ogni diritto è riservato.


PROFILO DELLA REGISTA STEFANIA GIORGIA BUTTI

Stefania Giorgia Butti è una regista d'opera che ha costruito la propria identità artistica fondendo una solida formazione musicale come soprano a una ricerca teatrale profonda. Dopo essersi diplomata in canto lirico alla Civica Scuola di Musica Claudio Abbado e aver conseguito un master in regia al Teatro Coccia di Novara, ha perfezionato il suo approccio scenico attraverso lo studio della maschera neutra di Lecoq e il training sulla verità interpretativa. Questa doppia anima di cantante e regista le permette di coniugare il rigore musicale con un'attenzione particolare al corpo e alla drammaturgia. Il suo percorso professionale spazia dalle produzioni contemporanee ai grandi classici del repertorio. Ha debuttato nel 2023 con Juliette, per poi firmare diversi titoli per il Teatro Coccia, tra cui Artemisia Gentileschi. La sua carriera ha preso una dimensione internazionale grazie al sodalizio con Livia Lanno, insieme alla quale ha vinto il concorso T4T che la porterà a dirigere Turandot in una tournée mondiale tra Italia, Stati Uniti, Corea del Sud e Cina nel 2026. Nello stesso anno curerà inoltre il progetto Orobea legato alle Olimpiadi Milano-Cortina. Oltre all'attività registica e alle significative esperienze come assistente per registi di chiara fama, mantiene un forte impegno in ambito pedagogico come formatrice per i progetti di Opera Domani con AsLiCo. La sua visione artistica è costantemente alimentata dalla sua esperienza di interprete, che l'ha vista calcare palcoscenici prestigiosi come il Teatro Lirico di Milano, il Teatro Grande di Brescia e il Malibran di Venezia, garantendole una gestione efficace del lavoro collettivo e una profonda comprensione delle dinamiche del palcoscenico.

INFO E BIGLIETTERIA

  • Opera: La Bohème di G. Puccini (Integrale - 4 Atti)

  • Produzione: Associazione Coro Lirico La Spezia

  • Patrocini: Regione Liguria, Comune della Spezia

  • Dove: Teatro Civico della Spezia

  • Quando: 23 Maggio 2026

  • Biglietti: Disponibili presso il Botteghino del Teatro o sui circuiti online autorizzati.


Informazioni e Biglietteria

L'appuntamento con la poesia di Puccini è per il 23 maggio al Teatro Civico della Spezia.

Nota Bene: I biglietti per lo spettacolo non sono ancora in vendita. Sarà possibile acquistarli prossimamente presso i canali ufficiali del Teatro.

Contatti Botteghino Teatro Civico (Ingresso da Corso Cavour, 20

  • Orari: dal lunedì al sabato ore 9:00-12:30; il mercoledì anche dalle 16:00 alle 19:00.

  • Telefono: 0187 727 521

  • Email: teatrocivico.botteghino@comune.sp.it

Online (prossimamente): biglietti.teatrocivico.it

Autor Profile - Ezia Di Capua  Critico d'Arti Visive e Storica dell'Arte.Operatore culturale e Curatrice di arte contemporanea, dal 2010 è la mente e l'anima di Sala CarGià – Galleria d’Arte a San Terenzo, di cui è Direttrice. Pittrice, vincitrice di molti concorsi. In oltre quindici anni di attività nel Golfo dei Poeti, ha ideato e condotto innumerevoli eventi artistici, affermandosi come figura di riferimento per la promozione culturale del territorio. È l'ideatrice del © Sala CarGià Blog, magazine online di arte, cultura e spettacolo. La sua poliedrica formazione spazia dalle arti plastiche e pittoriche alla scenografia teatrale (recentemente ha firmato le scene dipinte per La Bohème e La Traviata 2025), fino alla scrittura: nel 2011 ha pubblicato il volume “La Misura Dell'Amore”. Dal 2018 Vice Presidente dell'Ass.ne Coro Lirico La Spezia - Dal 2013 ricopre ruoli di primo piano nella produzione operistica e nella comunicazione artistica, curando progetti internazionali di scambio culturale, tra cui la messa in scena de “L’Elisir d’Amore” a Tokyo e Osaka. Esperta di semiologia e ricercatrice indipendente, affianca alla critica d'arte una profonda attività di studio e osservazione della Lunigiana storica e preistorica a cui sta dedicando la scrittura di un libro .

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a cura di Ezia Di Capua

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martedì 17 marzo 2026

Ezia Di Capua intervista Anastasiia Leonova - (Musetta) per la nuova produzione di "La Bohème" del Coro Lirico La Spezia"

Anastasiia Leonova - soprano

LE INTERVISTE DIETRO AL SIPARIO a cura di Ezia Di Capua

Ezia Di Capua intervista Anastasiia Leonova - Musetta. per la nuova produzione di La Bohème del Coro Lirico La Spezia"

Il prossimo 23 maggio, il palcoscenico del Teatro Civico della Spezia tornerà a vibrare con le passioni, i sogni e i tormenti parigini della Bohème di Giacomo Puccini. Si tratta di una produzione  integrale in quattro atti con orchestra firmata dall'Associazione Coro Lirico La Spezia  a dodici anni dalla memorabile messa in scena del 2014 proprio nel medesimo teatro. A rendere questa edizione ancora più speciale è la presenza di talenti internazionali, tra cui spicca Anastasiia Leonova nel ruolo di Musetta. Soprano lirico di origine russa, Anastasiia ha iniziato lo studio del pianoforte a soli cinque anni a San Pietroburgo, debuttando come solista a dodici. La sua carriera, che spazia dal repertorio barocco alla musica contemporanea, l'ha vista collaborare con maestri leggendari come Mariss Jansons e Semen Bychkov. Ma il legame con la nostra città è viscerale: è proprio qui, al Conservatorio "G. Puccini", che ha coronato i suoi studi con il massimo dei voti e la lode. La sua Musetta promette di essere un connubio perfetto tra rigore tecnico e magnetismo scenico.

L'INTERVISTA

1. Dodici anni dopo il successo del 2014, il Coro Lirico La Spezia riporta la Bohème "a casa". Qual è l'emozione di confrontarsi con questo capolavoro proprio sul palco del Civico?

Tornare a La Spezia con la Bohème è un’emozione fortissima. Il Teatro Civico è un teatro speciale per me, dove ho cantato ai tempi dello studio al Conservatorio G. Puccini e dove ho avuto l’onore di esibirmi in diverse produzioni. Portare questo capolavoro “a casa” è un modo per ringraziare la città che mi ha dato tanto e per condividere con il pubblico spezzino la magia di questa storia.

2. Una produzione integrale in quattro atti con orchestra richiede una disciplina ferrea. Come ti prepari e quali sono le sfide più grandi nel coordinare coro, solisti e musicisti per un titolo così complesso?

Prepararsi per una produzione integrale in quattro atti con l’orchestra richiede una disciplina enorme, sia a livello personale che con l’ensemble. La coordinazione tra coro, solisti e musicisti sarà sicuramente fondamentale. Le sfide più grandi penso siano legate alla complessità della partitura pucciniana che impone da un lato una grande attenzione ai dettagli e dall’altro il riuscire a trasmettere con semplicità e naturalezza un vastissimo catalogo di emozioni assai diverse tra loro.

3. Anastasiia, per te si tratta di un debutto assoluto in questa produzione storica dell'Associazione. Cosa significa per te interpretare Musetta proprio nel teatro della città che ha visto fiorire il tuo talento accademico con la lode?

Debuttare per questa produzione dell’Associazione del Coro Lirico della Spezia è, per me, un sogno che si avvera. Interpretare Musetta nel teatro cittadino è un onore immenso. Sono grata all’Associazione per avermi dato questa opportunità e sono determinata a dare il massimo per rendere omaggio a questo capolavoro. È un momento molto importante per me, sia a livello professionale che personale, e non vedo l’ora di condividerlo con il pubblico.

4. Musetta è un personaggio eclettico: brillante ma capace di estrema generosità. Data la tua esperienza che spazia dalla musica medievale a quella contemporanea, come hai lavorato sulla psicologia e sulla vocalità di questo ruolo pucciniano?

Musetta è un personaggio sicuramente affascinante, con una personalità complessa e contraddittoria. La sua brillantezza e la sua generosità la rendono un ruolo stimolante e ricco di sfumature. La mia esperienza spero mi aiuti ad approfondire la psicologia di Musetta e a sviluppare quindi una vocalità adatta al suo carattere. Sto lavorando sulla sua vivacità e sulla sua sensualità, provando a far emergere la sua energia e la sua profonda emotività.

5. La scrittura di Puccini è celebre per la sua capacità di "dipingere" i sentimenti con precisione quasi cinematografica. Dal tuo punto di vista, qual è il segreto della partitura della Bohème che continua a commuovere il pubblico dopo oltre un secolo?

Credo che il segreto della partitura della Bohème risieda nella sua capacità di evocare emozioni profonde e allo stesso tempo universali. Puccini è davvero un maestro nel dipingere i sentimenti con la musica, creando melodie e armonie che toccano il cuore dello spettatore. La Bohème racconta una storia di amore, di povertà e di amicizia, temi che oggi come allora attraggono il pubblico. La musica di Puccini è infatti, allo stesso tempo semplice e complessa, capace di esprimere una vasta gamma di emozioni con grande efficacia.

6. Spesso l’opera viene percepita come un genere d’élite, ma la Bohème racconta la vita vera: la povertà, l’amicizia, il primo amore. Che messaggio vuoi lanciare agli spezzini perché il 23 maggio il Teatro Civico sia pieno di calore e partecipazione?

La Bohème è un’opera che parla di vita vera, di esperienze comuni a tutti noi. Racconta la povertà, l’amicizia, il primo amore, sentimenti che appartengono a ciascuno di noi. Vorrei invitare gli spezzini a venire al Teatro Civico il 23 maggio perché possano vivere insieme a noi questa splendida e triste storia e condividere con noi questa straordinaria musica. La Bohème è un’opera per tutti, un’opera che unisce e commuove, e sono sicura che il 23 maggio tutti gli artisti coinvolti regaleranno grandi emozioni.

  1. Hai "sassolino nella scarpa"

    Non è proprio un sassolino nella scarpa ma un desiderio: trasmettere al pubblico il personaggio di Musetta senza fraintendimenti o dubbi, avvicinandomi quanto più possibile al dettami di Puccini, desiderio che ora vale per Musetta ma che in generale provo ogni volta che devo interpretare un ruolo, ed in particolar modo per un debutto.


Testo di Ezia Di Capua – Vice Presidente dell'Ass.ne Coro Lirico La Spezia

Intervista concessa in esclusiva a Ezia Di Capua per Sala CarGia' Galleria d'arte per la pubblicazione integrale nel BLOG © Sala CarGià Blog http://salacargia.blogspot.com, e parziale pubblicazione su quotidiani online e organi di stampa - ogni diritto è riservato.

PROFILO DELL'ARTISTA: ANASTASIIA LEONOVA (MUSETTA)

Anastasiia Leonova è un soprano lirico con oltre quindici anni di esperienza internazionale. Nata a San Pietroburgo, inizia il suo viaggio musicale a soli cinque anni studiando pianoforte. A dodici anni debutta già come solista con il Coro di bambini della Radio e TV di San Pietroburgo sotto la guida del M° Stanislav Gribkov. La sua formazione d’eccellenza prosegue al Conservatorio Statale Rimskij-Korsakov di San Pietroburgo e si completa in Italia presso il Conservatorio "G. Puccini" della Spezia, dove ottiene il diploma accademico con il massimo dei voti e la lode sotto la guida della M° Elena Bakanova. Il suo repertorio è straordinariamente versatile: spazia dai canti medievali alla musica contemporanea, passando per il barocco (Charpentier, Vivaldi, Bach) e il grande operismo (Mozart, Rossini, Čaikovskij). Ha calcato palcoscenici prestigiosi come la Filarmonica di San Pietroburgo, il Teatro dell'Ermitage e ha collaborato con direttori di fama mondiale del calibro di Mariss Jansons e Semen Bychkov. Vincitrice del 2° premio assoluto al "1° Concorso Internazionale Città di Sarzana" (2017), Anastasiia è oggi un'artista poliedrica che alterna l'attività operistica a quella cameristica e concertistica tra l'Italia e l'estero.

INFO E BIGLIETTERIA

  • Opera: La Bohème di G. Puccini (Integrale - 4 Atti)

  • Produzione: Associazione Coro Lirico La Spezia

  • Patrocini: Regione Liguria, Comune della Spezia

  • Dove: Teatro Civico della Spezia

  • Quando: 23 Maggio 2026

  • Biglietti: Disponibili presso il Botteghino del Teatro o sui circuiti online autorizzati.


Informazioni e Biglietteria

L'appuntamento con la poesia di Puccini è per il 23 maggio al Teatro Civico della Spezia.

Nota Bene: I biglietti per lo spettacolo non sono ancora in vendita. Sarà possibile acquistarli prossimamente presso i canali ufficiali del Teatro.

Contatti Botteghino Teatro Civico . Ingresso da Corso Cavour, 20

  • Orari: dal lunedì al sabato ore 9:00-12:30; il mercoledì anche dalle 16:00 alle 19:00.

  • Telefono: 0187 727 521

  • Email: teatrocivico.botteghino@comune.sp.it

Online (prossimamente): biglietti.teatrocivico.it

LE INTERVISTE DIETRO AL SIPARIO a cura di Ezia Di Capua

Autor Profile - Ezia Di Capua  Critico d'Arti Visive e Storica dell'Arte.Operatore culturale e Curatrice di arte contemporanea, dal 2010 è la mente e l'anima di Sala CarGià – Galleria d’Arte a San Terenzo, di cui è Direttrice. Pittrice, vincitrice di molti concorsi. In oltre quindici anni di attività nel Golfo dei Poeti, ha ideato e condotto innumerevoli eventi artistici, affermandosi come figura di riferimento per la promozione culturale del territorio. È l'ideatrice del © Sala CarGià Blog, magazine online di arte, cultura e spettacolo. La sua poliedrica formazione spazia dalle arti plastiche e pittoriche alla scenografia teatrale (recentemente ha firmato le scene dipinte per La Bohème e La Traviata 2025), fino alla scrittura: nel 2011 ha pubblicato il volume “La Misura Dell'Amore”. Dal 2018 Vice Presidente dell'Ass.ne Coro Lirico La Spezia - Dal 2013 ricopre ruoli di primo piano nella produzione operistica e nella comunicazione artistica, curando progetti internazionali di scambio culturale, tra cui la messa in scena de “L’Elisir d’Amore” a Tokyo e Osaka. Esperta di semiologia e ricercatrice indipendente, affianca alla critica d'arte una profonda attività di studio e osservazione della Lunigiana storica e preistorica a cui sta dedicando la scrittura di un libro .

PROMOZIONE D'ARTE CULTURA E SPETTACOLO 2011 - 2026
a cura di Ezia Di Capua




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