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| Nicola Neonato - autoritratto 1969 |
Il 3 luglio, all'apertura della XVI Stagione "In Arte" la cornice storica di Sala CarGià di San Terenzo si farà custode di un incontro artistico di rara intensità. La mostra antologica "Elegia a due voci: il segno ribelle e la sua Musa" dedicata a Nicola Neonato e Anna Maria Inglese . La mostra non sarà soltanto un’esposizione di opere, ma il disvelamento di un dialogo estetico e spirituale che ha attraversato il Novecento. In questa occasione, ho voluto tracciare un percorso critico che ne metta in luce la straordinaria modernità: un’analisi che attraversa il vigore della scultura, il rigore del disegno e quella "luce dell'anima" che solo la loro unione artistica ha saputo generare. Quelli che seguono sono i dieci cardini per comprendere l'eredità di un maestro che ha saputo incidere la materia con la forza della fede e della ragione.
1. Il "segno
ribelle" di Neonato e il confronto con Inglese
Il
"segno ribelle" di Neonato si inserisce nel
Novecento come una reazione vitale al classicismo statico: è un
segno che non cerca la pace, ma la tensione. Nel panorama della
scultura, la sua opera dialoga con la forza di maestri come Wildt o
la plasticità di Arturo Martini, ma con una foga grafica tutta sua.
Il confronto con la pittura di Inglese era necessario per
rivelare la completezza dell’uomo: se Neonato è la "tempesta"
della forma, Inglese è la "quiete" riflessiva che permette
di comprendere le radici intellettuali di quella stessa furia
creativa.
2.
Linguaggio distintivo e "architettonico" di Neonato
Il
suo linguaggio è architettonico perché ogni figura, per quanto
muscolarmente tesa, risponde a una statica rigorosa. La
caratteristica distintiva è la linea di forza: Neonato non
riempie lo spazio, lo incide. I suoi bronzi non sono masse inerti, ma
strutture dove il vuoto è studiato tanto quanto il pieno, rendendo
le figure monumentali anche quando sono di piccole dimensioni.
3. La luce
di Inglese e la matericità di Neonato
Il
dialogo avviene per ossimoro. Mentre Neonato lavora su
una matericità terrosa e bruna, quasi a voler estrarre la figura dal
fango primordiale, Inglese utilizza la pittura per
smaterializzare. La sua ricerca sulle trasparenze agisce come un
contrappunto luminoso: lei introduce una "luce spirituale"
che stempera la "luce fisica" e drammatica delle opere di
lui. Insieme, creano un equilibrio perfetto tra corpo e anima.
4. Il
processo dietro i grandi cicli (es. Zoagli)
Per Neonato,
l’opera pubblica era una missione civile. Il suo processo partiva
da un’immersione totale nel testo sacro o storico, seguita da
centinaia di bozzetti anatomici. Non dipingeva mai "per
decorare", ma per costruire un racconto che fosse leggibile dal
popolo. La sua preparazione era quella di un umanista del
Rinascimento trapiantato nel Secolo Breve.
5. Tecnica:
disegno anatomico e scultura
La
precisione millimetrica del disegno è l'ossatura della sua scultura.
Per Neonato, la scultura era "disegno fatto materia".
Questa disciplina gli ha permesso di osare torsioni anatomiche
estreme senza mai perdere la verosimiglianza. Se nella pittura
cercava il volume, nella scultura cercava la sintesi definitiva del
segno grafico.
6.
L'autonomia artistica di Inglese
Inglese emerge
per una straordinaria capacità di sintesi astrattiva pur restando
figurativa. La sua autonomia risiede nell'uso del colore come
indagine psicologica. Non cercava l'impatto muscolare di Neonato, ma
una profondità lirica e silenziosa. È una pittrice di "interno",
dove l'interno non è solo la stanza, ma lo spazio dell'anima.
7. "Scolpire
la luce"
Nelle opere scultoree, la luce non scivola semplicemente sulle superfici, ma viene
intrappolata da incavi e sporgenze nette. Neonato rendeva
dinamica la materia statica attraverso piani spezzati che costringono
l'osservatore a girare intorno all'opera, scoprendo che la figura
cambia espressione a seconda di come il raggio luminoso la colpisce.
8. Il
vertice della maturità tecnica
Ritengo
che la massima sintesi si trovi in alcuni suoi bozzetti per monumenti
pubblici o nei ritratti bronzei più tardi. Lì, il rigore del
disegno scompare per lasciare spazio a un’energia pura, quasi
espressionista, dove il bronzo sembra ancora vibrare del tocco delle
dita dell'artista.
9. Confronto
tecnico e rigore intellettuale
Esisteva
un confronto costante. Inglese era la prima critica
di Neonato. Il suo rigore intellettuale serviva a "frenare"
l'esuberanza barocca di lui, riportandolo verso una pulizia formale
essenziale. Lei lo aiutava a misurare lo spazio, a dare ritmo alle
composizioni monumentali, agendo come una bussola estetica.
10.
L'eredità della mostra in Sala CarGià
L'obiettivo
è restituire a Neonato il suo ruolo di protagonista del
patrimonio nazionale, non solo locale. Spero che i visitatori escano
dalla Sala CarGià comprendendo che la forza di un grande
artista si nutre anche della sensibilità di chi gli cammina accanto.
L'eredità è questa: l'arte è un dialogo continuo che non si
esaurisce mai nel singolo autore.
"Tutti i testi critici e storici e l'archivio di Sala Culturale CarGià Blog sono di proprietà intellettuale di Ezia Di Capua/Sala CarGià e non possono essere riprodotti senza autorizzazione e link diretto alla fonte". Per info 348 8964150
Autor Profile - Ezia Di Capua Direttore Artistico, Critico d'Arti Visive e Storica dell'Arte.Operatore culturale e Curatrice di arte contemporanea, dal 2010 è la mente e l'anima di Sala CarGià – Galleria d’Arte a San Terenzo, di cui è Direttrice. In oltre quindici anni di attività nel Golfo dei Poeti, ha ideato e condotto innumerevoli eventi artistici, affermandosi come figura di riferimento per la promozione culturale del territorio. È l'ideatrice del © Sala CarGià Blog, magazine online di arte, cultura e spettacolo. La sua poliedrica formazione spazia dalle arti plastiche alla scenografia teatrale (recentemente ha firmato le scene per La Bohème e La Traviata 2025), fino alla scrittura: nel 2011 ha pubblicato il volume “La Misura Dell'Amore”.Dal 2013 ricopre ruoli di primo piano nella produzione operistica e nella comunicazione artistica, curando progetti internazionali di scambio culturale, tra cui la messa in scena de “L’Elisir d’Amore” a Tokyo e Osaka. Esperta di semiologia e ricercatrice indipendente, affianca alla critica d'arte una profonda attività di studio e osservazione della Lunigiana storica.
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