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| Calogero Scrivano |
L'esposizione, a cura di Ezia Di Capua, promette di raccontare un viaggio visivo davvero straordinario. Nelle sue opere, l'autore riesce a far dialogare due mondi apparentemente lontani: da un lato l'Impressionismo, per la sensibilità romantica e il calore emotivo; dall'altro l'Iperrealismo, per il rigore tecnico e la precisione quasi fotografica.
Conosciamo meglio Calogero Scrivano l'uomo e l'artista attraverso questa intervista rilasciata in esclusiva a Ezia Di Capua curatrice della mostra per la pubblicazione in Sala CarGià Blog.
L' INTERVISTA DIETRO AL CAVALLETTO
1. La Luce e il Colore: Tu affermi che luce e colore "diventano musica" per i tuoi occhi. In che modo, nella tua pratica iperrealista, riesci a infondere questa "magia" romantica senza sacrificare la fedeltà alla rappresentazione della realtà? In tutta questa magia spiegaci che valore dai al disegno che diventa opera realizzata a matita?
Ritengo che l’lperrealismo non sia fotocopia fredda di una immagine ma la scelta della MIA realtà da mostrare e come illuminarla. Questa consapevolezza mi è esplosa dentro dopo aver letto commenti del tipo “E’ meglio di una fotografia”: quindi nella realtà che dipingo tento di realizzare quella luce che crea il mio stato d’animo, a volte con leggeri colpi di luce laterale, o con chiari scuri che volutamente illuminano i dettagli, oppure dipingendo un soggetto come emanasse luce dall’interno. Il disegno è sempre stato per me l’elemento di base, indispensabile in ogni disciplina, come la danza o la musica. Una sorta di ‘spartito’ mentale.
2. Il Manifesto "Il Bimbo sul Muretto": Il titolo della tua personale richiama esplicitamente l'innocenza e la curiosità dell'infanzia, l'atto di osservare il mondo da un punto privilegiato. Qual è il messaggio che questo "Il Bimbo sul Muretto" porta con sé nell'oggi e quale opera della mostra incarna meglio questo tema?
Il messaggio è incoraggiamento a guardare ancora il mondo con gli occhi di quel bambino. Penso ci vorrebbero molti bambini sul muretto che disegnino con passione, anche se con una matita spezzata. ‘Quel’ bambino era solo, sì, ma non soffriva di solitudine perché l‘Arte era fedele compagna. Ciò che potremmo essere tutti noi, ancora oggi.
3. Finestre sull'Anima: Tu vedi i tuoi dipinti come "finestre sull'anima". Potresti spiegarci il processo con cui un'emozione o un pensiero interiore viene tradotto in un soggetto oggettivo e realistico su tela?
Non è semplice spiegarlo, l’emozione ed i pensieri si associano alle interpretazioni basate su esperienze specifiche. Il MIO contesto di vita. Mi occorrono esempi fisici e simboli. Per capirci, se voglio descrivere la fragilità, dipingerò un guscio d’uovo con micro fratture e crepe. Per illustrare la solitudine, realizzerò un vasto campo con in lontananza un solo albero od un uccello in primo piano. Il tormento interiore lo associo alle onde spumeggianti di un mare in tempesta.
4. Il Processo in Evoluzione: Tu ritieni che l'opera non sia "mai finita, ma un processo in continua evoluzione". Questo come si traduce concretamente nel tempo che dedichi ai dettagli o nella possibilità di ritornare su un lavoro?
Se il dipinto è ancora in mio possesso, a distanza di molti mesi, a volte anche anni, osservandolo con una nuova e maggiore apertura mentale, sento a volte il bisogno di apportare una modesta variazione o quel semplice tocco che rispecchi la mia emozione del momento. La saggezza orientale mi ha insegnato che “l’acqua si purifica scorrendo, e l’uomo andando avanti”. Questa filosofia l’ho fatta mia.
5. Integrità Artistica: Dopo aver attraversato momenti difficili, hai sentito il bisogno di dipingere ciò che ti appassiona "senza curarti delle tendenze o delle mode". Quanto è cruciale per la tua espressione mantenere questa integrità artistica e quanto è difficile oggi farlo?
L’Arte contemporanea è aperta ed in questo senso consente ogni libera interpretazione ed espressione. Pare che tutto sia arte e, mentre ciò scandalizza i fruitori più conservatori, questa libertà espressiva non mi disturba e non influenza né condiziona le mie scelte. Non mi è difficile restare aderente alle correnti artistiche che prediligo (impressionismo, Realismo, Iperrealismo) perchè esse sono radicate solidamente e profondamente nella mia anima, mi appagano e mi consentono perenni fonti di ispirazione.
6. L'Arte come Missione: Affermi che la pittura è la tua "missione per rendere più bella la vita". In un mondo sempre più complesso e frenetico, come ritieni che la tua arte possa effettivamente assolvere a questa funzione e fare la differenza per l'osservatore?
In un mondo che corre l’Arte fa l’opposto, non è decorazione, non arreda pareti ma arreda l’anima ed obbliga a fermarsi ed osservare il dipinto finchè nella mente i colori cominciano a pulsare, danzando armoniosamente ridando il diritto alla lentezza, all’attenzione profonda, un po' come gustarsi un tè ignorando lo smartphone. La ritengo una Missione perché può trasformare il caos interiore in momenti di serenità, qualcosa che si può guardare senza subirla ma con ammirazione attiva.
7. Il Ritorno alle Radici: Esporre a San Terenzo, nella prestigiosa Sala CarGià e nell'ambito della Stagione "Carla Gallerini", assume per te un significato particolare in relazione al tuo bisogno di "riconnettersi con la passione per la rappresentazione della realtà"?
Ritengo un onore ed un grande privilegio esporre in questa prestigiosa location. La Galleria CarGià è un eccellente esempio di come si debba lavorare, ricercare e scegliere, ed a volte educare. Un gran lavoro di curatela dedicato non solo alle opere ma anche agli Artisti. Si vede che c’è una chiara visione dietro l’allestimento. Qui mi sento sicuro, ho fiducia, so di essere in mano a professionisti.
8. Dalla Luce all'Essenza della Realtà: Tu descrivi il tuo stile come un'evoluzione dall'Impressionismo a una vena marcatamente Iperrealista. Quali sono state le sfide e le scoperte maggiori in questa transizione e come si conciliano queste due sensibilità apparentemente distanti?
E’ stata una evoluzione lenta e progressiva, dalla “sensazione della luce“ sono passato alla “fisica della luce”. Dalla precedente pennellata libera e colore soggettivo sono passato al disegno solido e definito. Mi sono avvalso inizialmente di una griglia e studiato una prospettiva perfetta. Sono passato da macchie di colore che galleggiavano a soggetti con “ossatura” sotto, una sorta di intelaiatura. Con l’impressionismo mi limito a ‘suggerire’, con l’iperrealismo ho imparato a ‘descrivere’ con maggior attenzione ai dettagli e particolari.
9. Hai un sassolino nella scarpa?
Avevo un sassolino, doloroso, che ho tolto seguendo l’esempio di Michelangelo che, si narra, fu criticato da un inviato del Papa il quale affermò che il Mosè sul quale il maestro stava lavorando, aveva il naso troppo grosso. Michelangelo, senza scomporsi, salì sulla scala e con scalpello, martello ed un po' di polvere di marmo nella mano (che lentamente lasciò cadere) finse di apportare la modifica. “Adesso va bene!” disse il rappresentante del Papa. Un gallerista screditava regolarmente i miei lavori definendoli “mediocri ed insufficienti”, finchè un giorno gli mostrai alcune foto dei miei nuovi dipinti, inserendovi però anche la fotografia di un capolavoro di Claude Monet. Il critico osservò con sufficienza anche questo ed esclamò: ”mediocre ed insufficiente”. Lo guardai negli occhi sorridendo, gli strinsi la mano e lo salutai definitivamente.
Testo Intervista a cura di Ezia Di Capua . Direttrice di Sala CarGià Galleria D'Arte
Intervista concessa in esclusiva a Ezia Di Capua per Sala CarGia' Galleria d'arte per la pubblicazione integrale nel BLOG © Sala CarGià Blog http://salacargia.blogspot.com, e parziale pubblicazione su quotidiani online e organi di stampa - ogni diritto è riservato.
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