giovedì 31 ottobre 2013

MUSEO DIOCESANO LA SPEZIA: GUGLIELMO CARRO 1913-2001

MUSEO DIOCESANO LA SPEZIA
GUGLIELMO CARRO 1913-2001
INAUGURAZIONE GIOVEDI 7 NOVEMBRE ORE 17,30

Giovedì 7 novembre alle ore 17.30 al Museo Diocesano di via del Prione, 156, il  vescovo monsignor Luigi Ernesto Palletti inaugura l’omaggio espositivo dedicato allo scultore Guglielmo Carro (1913-2001), nel centenario della nascita. L’esposizione, per la cui realizzazione si sono adoperati don Cesare Giani, Pierluigi Acerbi, Gianluca Carro, Valerio P.Cremolini e Fabrizio Mismas, propone una selezione di dipinti, grafiche e sculture, tra cui alcune a tema sacro, che offrono il profilo della straordinaria professionalità dello scultore, autore di significative opere custodite in sedi pubbliche, edifici religiosi e collezioni private. Di notevole valore estetico è lo straordinario portale della chiesa abbaziale di Santa Maria Assunta, inaugurato dai vescovi Giulio Sanguineti e Bassano Staffieri il 27 dicembre 1999.
Guglielmo Carro ha studiato con lo scultore Enrico Carmassi (1898-1976) e all' Accademia di Belle Arti di Carrara sotto la guida dello scultore carrarese Arturo Dazzi (1881-1966). Dopo un periodo di docenza all' "I. T. I." della Spezia è stato titolare fino al 1978 della cattedra di Figura Modellata e Ornato Modellato presso il Liceo Artistico di Carrara.

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La sua attività espositiva è documentata da mostre personali e da importanti rassegne collettive. Tra queste si ricordano le mostre con il "Gruppo dei Sette" nel 1948 alla Spezia e nel 1949 a Lerici e Milano; la partecipazione alle edizioni del  Premio Nazionale di Pittura “Golfo della Spezia" dal 1953 al 1961 e nel 1965; alla "Quadriennale” di Roma nel 1956 e nel 1959. Meritano inoltre di essere ricordate  la "Mostra del Mare" a Genova nel 1935, la "Mostra Nazionale" di Napoli nel '36, la "Mostra degli artisti in guerra " a Roma nel 1942 ed il "Premio Internazionale di Scultura" a Carrara nel 1957 e nel 1961. Sculture di Carro sono state esposte nell'allora istituendo Museo Diocesano nella mostra dedicata al “Giubileo degli artisti” (2000) e, nel 2001, nella rassegna “Sacro contemporaneo”.

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Due ampie mostre retrospettive allestite dal 6 al 27 luglio 2002 nella Fortezza Firmafede a Sarzana e, successivamente alla Spezia, dal 31 luglio al 1 settembre 2002, nella Palazzina delle Arti hanno degnamente celebrato la statura artistica di Guglielmo Carro.

Venerdì 15 novembre, 
alle ore 17.30, sempre al Museo Diocesano, il professore Fabrizio Mismas terrà una conferenza dal titolo “Carro uomo e artista: un tentativo di ritratto", documentata dalla proiezione di interessanti diapositive sulla densa testimonianza resa all’arte dallo scultore spezzino.



UCAI LA SPEZIA - COLLETTIVA DI PITTURA: " LA SPEZIA E DINTORNI "


UCAI LA SPEZIA  - COLLETTIVA DI PITTURA: " LA SPEZIA E DINTORNI "
INAUGURAZIONE MERCOLEDI 30 OTTOBRE
PRESENTAZIONE DELLA MOSTRA  A CURA DI GABRIELLA MIGNANI
LA MOSTRA E’ VISITABILE fino al 13 novembre
TUTTI I GIORNI FERIALI ( escluso il lunedì ) – dalle 17,30 alle 19,00

Espongono: 
R.Balsano, G.Barbagli, L.Bo, F.Brogi, E.Di Capua, U.Forti, P.Gentile, N.Gianrossi,A:M:Giarrizzo, G.Giuliano, E.Imberciadori, M.Maddaluno, M.Marino, S.Maucci, N.Meloni, P.L.Morelli, G.Mori, F.Ortis, M.P.Pasquali, M.Passaro, M.LPetri, M.R.Pino, M.Raggi, R.M.Santerelli, M.R.Taliercio, C.Vignale.

Il Golfo della Spezia, così geometricamente perfetto, tanto da essere stato definito da Napoleone  “Il più bel porto dell'Universo“, così vario nei suoi paesaggi, così struggente in certi angoli di rara bellezza, ha attratto, nei secoli, artisti e scrittori da ogni parte d' Italia e d' Europa.
Ben prima che il commediografo Sem Benelli, nel 1910, battezzasse il nostro golfo come “ Golfo dei Poeti “, molti artisti avevano soggiornato nei suoi caratteristici borghi, traendone ispirazione per le loro opere.
Specie tra i paesaggisti, e soprattutto nell' Ottocento, che fu il secolo d'oro del paesaggio, molte furono le suggestioni che il golfo della Spezia seppe suscitare, prestandosi anche, come tutta la Liguria del resto, a una pittura “ en plein air “, favorita dal clima mite e resa quasi necessaria dalla peculiarità di alcuni scorci.
Ricordiamo, tra coloro che fecero del golfo il soggetto d' elezione delle loro opere pittoriche,  i locali Agostino Fossati, Giuseppe Pontremoli, Gian Battista Valle, il bolognese Antonio Discovolo, il genovese Tamar Luxoro, i lombardi Napoleone Grady e Rinaldo Saporiti, tanto per citare solo gli italiani più conosciuti.

La mostra dell' Ucai, che si è inaugurata il 30 ottobre, col titolo “ La Spezia e dintorni “ vuole essere un omaggio in più al Golfo dei Poeti, fatto da chi ha la fortuna di viverci e di poter quindi trarne perpetua ispirazione; affinchè non si crei, appunto, quella “ assuefazione alla bellezza “, che sarebbe deleteria per un artista.
Mi piace collegare idealmente a questa bella collettiva, che vede tecniche e sensibilità più diverse convivere armoniosamente in un omaggio corale alla bellezze del nostro golfo, quella che fu, per decenni, una delle esperienze artistiche più significative realizzate nella nostra città: mi riferisco al Premio del Golfo, concorso nazionale di Pittura, ideato da Tommaso Marinetti nel 1933, ispirato in grande libertà di stile ( si era, ricordiamolo, in pieno futurismo ) al Golfo della Spezia.
A questo scopo, nacque anche un foglio, “La Terra dei Vivi “, rivista quindicinale di turismo, arte, architettura, coordinato da Fillia ( soprannome del futurista Luigi Colombo ) e diretta dallo spezzino Renato Righetti, che aveva come scopo quello di fondare “ una nuova estetica del paesaggio italiano “. La prima edizione del “ Premio del Golfo “ ebbe l' adesione di ben 429 artisti provenienti da tutta Italia.
Nei suoi sedici anni di vita, la manifestazione assunse un ruolo considerevole nel panorama culturale e artistico nazionale, contribuendo, specie negli anni post- bellici, a nuove, significative, interpretazioni del paesaggio del Golfo.
Ricordiamo, tra i tanti che vi hanno partecipato, ottenendo prestigiosi riconoscimenti: Ercole Salvatore Aprigliano, Gino Bellani, Carlo Datola, Augusto Magli, Angelo Prini, Maria Questa,   Amilcare Bia, Giuseppe Caselli.
Il premio, interrotto negli anni della seconda Guerra mondiale e ripristinato nel 1949, cessò definitivamente di esistere nel 1965, salvo una breve ripresa nel 2000, con due sole edizioni: mi piace pensare che la mostra dell' Ucai sia, in piccolo, un omaggio a quella manifestazione, che ne riprenda, in qualche modo, lo spirito.  Nella speranza che il Premio del Golfo possa, ancora una volta, risorgere a nuova vita.

Chiudo con una frase di Giancarlo Fusco, che mi ha sempre colpito: “ Sento la nostalgia di Spezia anche quando vi ritorno“.

    
Gabriella Mignani


sabato 26 ottobre 2013

EZIA DI CAPUA - PROSPETTIVE IN ACQUERELLO 1976 - 2007: Recensione di Amanda Moruzzo

Prospettive in Acquerello 1976 – 2007 - Blog Archivio Storico
Aprile  2007 – Personale di pittura in Sala CarGià  di Ezia Di Capua
Recensione di  Amanda Moruzzo –  Aprile 2007

a necessità, l’urgenza che si avverte nelle opere di Ezia Di Capua è quella di esplorare un mondo esclusivamente interiore, un luogo della mente e dello spirito, della fantasia e del sentimento, animato da rappresentazioni che sono visioni di scenari mitici e paesaggi fuori dal tempo.
Sono finestre aperte su terre immaginarie e lontane, immerse in una natura evocata da rocce, acqua e vento, popolata da creature fascinose e misteriose, da putti morbidi e dolcissimi, che con grazia si muovono tra rocce frastagliate e balocchi, evocando l’infanzia come straordinario abisso di esperienze.

EZIA DI CAPUA
Acquerello - particolare


La tentazione di interpretare queste opere come se fossero un personalissimo rifugio dell’artista non deve indurre il riguardante a sentirsi escluso dall’esperienza, ma piuttosto condividere le rivelazioni improvvise che affiorano dall’inconscio e usano la punta del pennello per prendere forma. Le tante prospettive che si aprono in ogni dipinto e disorientano li scorci improvvisi e imprevisti valgono come una sorta di invito al viaggio verso l’oltre, verso una dimensione diversa da quella reale, carica di forza magica e valenze simboliche.
Una dimensione che non può essere guardata ‘’con gli occhi‘’ ma,  "attraverso gli occhi‘’, per riuscire a cogliere gli aspetti più segreti, significanti e veri delle cose.
Gli acquerelli, i pastelli, le sanguigne e le chine di Ezia, sono anche una sfida lanciata a se stessa, alla propria bravura e perizia, per plasmare la materia e piegarla, una sfida programmata quando usa supporti pregiati e ricercati, istintiva quando dipinge su una scatola da scarpe o un semplice foglio bianco.
E come una sfida va interpretato anche il dipingere con estrema lentezza, per poter riuscire a ottenere determinati virtuosismi e certe minuzie e dettagli miniaturistici, ribellandosi ai ritmi veloci del nostro tempo, seguendo il gesto liberatorio del dipingere seguendo il proprio tempo interiore.


Amanda Moruzzo - Sala CarGià Aprile 2007

Amanda Moruzzo: Storico dell’arte -  La Spezia


domenica 20 ottobre 2013

EZIA DI CAPUA: PROSPETTIVE IN ACQUERELLO 1976 - 2009 - Recensione di Franco Ortis


Prospettive in Acquerello 1976 – 2009 - Blog Archivio Storico
Maggio 2009 Doppia personale in Sala CarGià: Giuseppe Caselli / Ezia Di Capua
Recensione di Franco Ortis – Maggio 2009

onsideriamo la pittura di Ezia Di Capua: è pur vero che si esprime calligraficamente in modo esemplare, eccezionale direi, ma è anche pur vero che Ezia personalizza questa sua pittura dal punto di vista compositivo che tende a variare nel soggetto ma non certamente nell’espressione.
Quest’ultima ovviamente, rientra nella sua poetica segnica che sviluppa su più piani e sviluppa sempre maggiori interessi.

EZIA DI CAPUA
Acquerello  -  miniatura  - particolare
La pittura di Ezia è una iniziativa privata, si, ma calcolata sulla base di fatti antichi, ideologici che le sono propri.
Ezia Di Capua non contrappone a determinata e cosciente teocrazia la casualità di una poetica transitoria, non ha  atteggiamento ironico nè questo è altrettanto transitorio.
Il suo dato pittorico è costruttivo, non soggiace alle varie metamorfosi di un’unica realtà non sempre sopportabile a chi osserva.
Quelle che sono le radici arcaiche dell’opera della Di Capua allora non sono mai estranee al contenimento estetico e il suo  è un ordinamento disciplinare che le rende assolutamente onore.
La sua in effetti è un’opera ottimale perché ottimo è il suo disegno preciso e quasi illimitato in una indagine psicologica della favorevole critica personale del suo linguaggio che non può che ammirare i suoi lavori fatti con diverse tecniche.
L’arte di Ezia Di Capua fa sentire la realtà e non la suggerisce, la caratterizza anche in maniera pressochè univoca per il suo immedesimato sentire,
La sua è anche definizione interpretativa della realtà, una sua logica interpretazione che non smentisce la realtà ma la addomestica a quello che è il suo iter interno.
La sua poetica che si fonde quasi nel mito, amorini, San Giorgio e quant’altro può far intendere una certa classicità.
Ovviamente intendo dire dei suoi amorini e del suo San Giorgio.
Chi osserva non è mai davanti ad un dubbioso modello ma a un quid che non interferisce minimamente con il suo respiro sospeso causato dall’osservazione del processo pittorico della nostra brava artista.
Ezia non distrugge come poteva distruggere Dada ma costruisce; Dada non avrebbe mai esitato a rischiare tutto sulla via della libertà: Il surrealismo dipingeva la distruzione, cosa non nuova, e Kandisky può insegnare qualcosa in merito: per distruzione si deve intendere libertà interpretativa della realtà tramite l’annientamento di determinate tecniche pittoriche tradizionali.
Ezia Di Capua non annienta nulla della realtà, anzi bene la percepisce: la sua arte fa parte di quella storia dell’arte che non è in gara con nessun messaggio .


Franco Ortis – Sala CarGià - Maggio 2009



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