Sala Culturale CarGià - Promozione Arte e Cultura 2014
Sezione Eventi Artistici e Culturali
giovedì 9 ottobre 2014
mercoledì 8 ottobre 2014
L'AUTUNNO DEI POETI E DEI PITTORI: Riflessioni di Valerio P. Cremolini
Sala Culturale CarGià - Promozione Arte e Cultura 2014
Sezione Eventi Artistici e Culturali
Sezione Eventi Artistici e Culturali
Ospitiamo con piacere
l’intervento di Valerio P. Cremolini, intitolato L’autunno dei poeti e dei pittori, svolto all’inaugurazione della
collettiva Impressioni d’autunno,
visitabile sino al 23 ottobre p.v. nella sede del Circolo culturale “A.Del
Santo” (via don Minzoni, 62 ).
La collettiva
comprende dipinti e sculture di Rosella Balsano,Guido Barbagli, Debora
Bellante, Luigina Bo, Antonella Boracchia, Ferdinando Brogi, Ezia Di Capua,
Umberta Forti, Pina Gentile, Neddi Gianrossi, Anna Maria Giarrizzo, Gloria
Giuliano, Enrico Imberciadori, Mario Maddaluno, Marisa Marino, Nina Meloni,
Fabrizio Mismas, Pierluigi Morelli,Graziella Mori, Franco Ortis, Maria Pia
Pasquali, Marina Passaro, Maria Luisa Petri, Mirella Raggi, Rosa Maria
Santarelli, Giovanni Santernetti, Maria
Rosa Taliercio e Carlo Vignale.
| Gustave Courbet Il bosco in autunno 1841 |
Personalmente
non saprei dire quale delle quattro stagioni sia la mia preferita. Tutte mi
suggeriscono pensieri spontanei. Senza dimenticare che anch’esse sono
contagiate da una sorta di pazzia in quanto certe giornate invernali sembrano
primaverili, giornate autunnali sembrano estive o invernali. Ovviamente tale
situazione è reciproca. Gli esempi che riguardano la loro assidua variabilità
sono numerosi e rientrano nell’ambito del mutamento climatico che investe la Terra. Per taluni, poi,
il cambiamento delle stagioni causa effetti fisiologici, talvolta non
trascurabili. Più semplicisticamente sembra che le stagioni amino emularsi
l’una con l’altra ed allora non ci si raccapezza più.
Devo
dire sull’autunno. I suoi colori compongono una tavolozza davvero speciale.
All’autunno sono riferiti cieli tersi, così sono l’aurora ed il crepuscolo, ma
anche grigi. Inoltre la natura incanta. Quante volte abbiamo raccolto manciate
di foglie di svariate dimensioni e forme rimanendo stupiti dalla pacatezza
delle sfumature del giallo, del rosso, del verde, ecc. L’animo romantico di
poeti, pittori e musicisti ha accolto tale visione come momenti di profondo
esame interiore e di spinta alla creatività, feconda e stimolante. Poi, l’equilibrio
che si riconosce all’autunno dovrebbe coinvolgere positivamente noi tutti.
È
comune evocare nell’autunno una metafora della vita, in cui la giovinezza
svanisce e ci si avvicina in un tempo realisticamente invernale: quello della
vecchiaia. Scrive però il cardinale Gianfranco Ravasi che “come per l'autunno,
ci sono segni di fascino e di bellezza anche in questa fase dell'esistenza c'è
una lezione di vita da offrire. È ridicolo – ammonisce - tentare di vestirci
come la primavera, ossia imitando i giovani, oppure ritenendo di essere in
piena estate, come se si fosse gli adulti maturi ed efficienti di ieri.
Bisogna, invece, essere se stessi, capaci di riflessione e di quiete, pronti ad
accogliere e a vivere questa stagione tenue e delicata”. (Avvenire, 22/09/2005). Non parlerò in quanto non ne posseggo la
competenza adeguata sul concerto in Fa maggiore per violino, archi e
clavicembalo dedicato da Antonio Vivaldi (1678-1741) all’Autunno e compreso nelle Quattro stagioni. L’amico scultore
Fabrizio Mismas, qui presente, potrebbe intrattenerci lungamente sul festoso
allegro iniziale, che evoca, tra l’altro, il gioviale rito della vendemmia,
celebrato da non pochi poeti.
È
dell’autunno dei poeti, di alcuni poeti, a cui intendo riferirmi, richiamando
subito il clima sereno che avvolge la vita normale di San Martino, ameno e profumato quadretto di Giosuè Carducci
(1835-1907), ma anche appropriata sintesi delle varie età della persona:
l’infanzia, la giovinezza, la maturità “autunnale” e, infine, il “vespero migrar”
verso la fine della vita.
Non
diversamente Salvatore Quasimodo (1901-1968) invita alla riflessione interiore,
molto consueta nei poeti, nella brevità della lirica Già la pioggia è con noi, sostando sul tempo, che passa inesorabilmente (“Ancora un anno è
bruciato”). Così Paul Verlaine (1844-1896), esponente della corrente decadente-simbolista trasferisce in Violini d’autunno la tristezza del suo
cuore nel simbolo della foglia morta, trascinata dal vento “di qua e di là”.
Anni prima Giacomo Leopardi (1798-1837) coglie la medesima fragilità nella
poesia La foglia morta (“Seco
perpetuamente/vo pellegrina e tutto l'altro ignoro”.) e con lei quella
dell’intera umanità, travolta dal corso ineluttabile della natura. Quello
leopardiano è un autunno silenzioso dai contorni angoscianti. Di tutt’altro
respiro è la sensazione della foglia che propone la poetessa Ada Negri
(1870-1945), che ai miei tempi s’incontrava già nelle scuole elementari, in Pensiero d’autunno. Le foglie “Tremano,
sì, ma non di pena: è tanto/limpido il sole, e dolce il distaccarsi/dal ramo,
per congiungersi alla terra”.
Il
paesaggio autunnale, paesaggio dell’anima, non è turbato, nemmeno
dall’inevitabile distacco dalla vita, tanto che Ada Negri paragona l’agonia ad
una “mite aurora”, che ci condurrà ad
abbracciare l’amore di Dio. Anche Giuseppe Ungaretti (1888-1970) recupera in Soldati la precarietà della foglia,
sbattuta dal vento autunnale, che muore, analogamente al soldato colpito a
morte. (“Si sta come/ d'autunno/sugli alberi/le foglie”).
Termino
la parentesi poetica sull’autunno, consapevole di averla soltanto
frettolosamente sfiorata, con le poesie Autunno
e Ottobre di Vincenzo Cardarelli
(1887-1959), intrise di tenerezza e di malinconia. L’autunno è anticipato nel
“vento d’agosto”, nelle “piogge di settembre” e da “un sole smarrito”. Scrive,
ancora, Cardarelli che “Niente più mi somiglia,/nulla più mi consola,/di
quest'aria che odora/di mosto e di vino,/di questo vecchio sole ottobrino/che
splende sulle vigne saccheggiate”. Boris Pasternak (1890-1960), invece, si
sofferma ad ammirare il Bosco d’autunno,
titolo di una sua poesia, dominato da “buio, sogno e quiete”. Le stagioni
passano, l’autunno anticipa l’inverno e così si rinnova il dualismo
“maturità-vecchiaia” pertinente a ciascuno di noi.
Ed eccomi, rapidamente, all’autunno nella
pittura, non meno affollata di superbe testimonianze di illustri artisti. Tanto
numerose che non sarebbe sufficiente una sola conferenza per mostrare e
commentare le decine di tele, che trasferiscono compiutamente la sensazione del
tempo autunnale.
Sono
compatibili con le condizioni climatiche della citata stagione i magnifici e suggestivi studi di
Joseph Turner (1775-1852) e John
Constable (1776-1837), che in Pioggia,
vapore e velocità (1844) e Nuvole (1822),
danno visibilità dei fenomeni naturali, evidenziandone la grandiosità in
confronto alla limitatezza dell’uomo.
Penso anche a L’Angelus (1857) di Jean-François Millet (1814-1875), mesta veduta
della campagna con al centro due contadini in religioso raccoglimento. Ma,
andando indietro nel tempo, incuriosisce non poco L’Autunno
(1573) di Giuseppe Arcimboldo
(1526-1593), singolare melange di pere, mele, fichi, melagrana, uva, zucca,
grano e ricci di castagna. Non molti anni dopo il genovese Domenico Piola (1627-1703),
più volte presente nella provincia spezzina, affresca nel 1687-88 le stagioni
nella sale di Palazzo Rosso a Genova e nell’Autunno
del pittore è protagonista Bacco, dio del vino, affiancato dalla sposa
Ariana.
La
mia carrellata accoglie Gustave Courbet (1819-1877) con Il bosco in autunno (1841), dipinto ricco di vegetazione, di alberi
e delle consuete foglie rossicce; l’impressionista Alfred Sisley (1839-1899)
con Autunno-La Senna presso Bougival (1873), luminosa e riposante
veduta autunnale, che si staglia nel cielo pulito; il suo collega Claude Monet (1840-1926), che
dipinge, tra l’altro, Autunno in
Argenteuil (1873), amena località dove lavorava con Édouard Manet
(1832-1883) e Auguste Renoir (1841-1919). Monet ci fa respirare aria autunnale
nell’esuberante cromatismo della tela Il
sentiero delle rose. Giardino di Giverny (1920-22), piccolo paese sulla
riva della Senna, dove abitò e morì, e con I
pioppi (1891), tema più volte
raffigurato tra luce soffusa e foschia autunnale; Paul Gauguin (1848-1903) con la Donna bretone con una brocca, ideale
tavolozza autunnale che documenta un anno, il 1888, che censisce i duri
contrasti con l’amico Van Gogh. Tre anni dopo Gauguin partirà per Tahiti.
Vincent
Van Gogh (1853-1890), che per vari motivi convive spesso con l’uggiosità tipica
di molte giornate autunnali, nella tela Paesaggio d’autunno (1885) trasferisce
l’atmosfera della stagione tramite verdi, gialli, grigi e un azzurro
incontaminato con cui celebra l’infinità del cielo, mentre una figura sembra spegnersi
in lontananza. L’analogo cielo rabbuiato
incombe nella veduta tipicamente autunnale di Giuseppe de Nittis
(1846-1884), impressionista barlettano in quel di Parigi, La traversata dell’Appennino (1867), riferimento tangibile della
tela di Telemaco Signorini (1835-1901), intitolata Novembre
(1870), che il pittore macchiaiolo incornicia in una giornata piovosa dalla
luce fosca. Non sfugge l’accentuazione intimistica appartenente anche
all’esperienza pittorica di Antonio Fontanesi (1818-1882), che in vari dipinti, tra cui Radura (1860-65), interpreta non senza un tocco poetico, la vena
malinconica, solitamente associata all’autunno.
È,
invece, inimitabile la raffinatezza
che si incontra nell’opera del
cecoslovacco Alphonse Mucha (1860-1939), illustre esponente dell’Art Nouveau. Il suo Autunno (1896) è rappresentato da una elegante figura femminile,
che indossa una leggera veste ed è contornata da viti e grappoli d’uva.
Prima
ancora dell’esuberante stagione astratta Vassily Kandinskij (1866-1944) è interessato alla pittura di paesaggio. Ne
sono esempi Autunno in Baviera (1908
) dal marcato impianto fauve e Fiume
d’autunno. In entrambi non manca il tipico colore rosseggiante, che nel
provocatorio Egon Schiele (1890-1918) diventa una reale metafora della vita.
“Spesso piangevo – scrive il pittore austriaco – quand’era autunno con occhi
semichiusi”. Il suo Albero d’autunno
(1912) si propone come simbolo dell’avventura della vita. Il vento si abbatte
sui fragili rami di un albero dal tronco esile. Come molte persone si sente
abbandonato. Ecco perché Schiele piangeva.
Molti
anni dopo approderà oltre la lezione astratta di Kandinskij il pittore
americano Cy Twombly (1928-2011),
assiduo frequentatore di Roma dove morirà, che con i suoi dinamici e colorati grovigli,
ritmati musicalmente interpreta le Quattro
stagioni, incluso l’Autunno”
(1993-95.)
Non
passano certamente inosservati dipinti di validissimi pittori italiani del
Novecento. Penso al lombardo Arturo Tosi (1871-1956) che in Campagna autunnale (1923), ma non
solo, esprime sentimenti non vagamente
nostalgici; a Carlo Carrà (1881-1966), con alle spalle il periodo
futurista e l’esperienza metafisica che
dipinge tele emotivamente ricche. Così è Autunno
in Toscana (1927) ed ancora di più Il
barcaiolo (1930), straordinario dialogo muto fra una persona e la sua
barca.
La
temperatura meditativa a appartiene, eccome,
alle Periferie e ai Paesaggi urbani di Mario Sironi
(1885-1961), avvolti nel silenzio e, soprattutto, in un’inquietudine che ha il
sapore dell’autunno, non differentemente dalle dimesse vedute fiorentine di
Ottone Rosai (1895-1957) e dallo splendido dipinto di Felice Casorati
(1886-1963), intitolato L’attesa. La
donna assopita, forse stanca, la tavola coperta dalla tovaglia bianca su cui
sono disposte alcune ciotole, una bottiglia e un brico fissano l’idea del
silenzio, proprio dell’autunno. Un emozionante immobilismo è impresso nella
magnifica tela.
Accosto,
infine, all’autunno non pochi Paesaggi e
Nature morte del pittore Giorgio Morandi (1890-1964). Pochi,
sceltissimi colori esprimono la sensazione di una calma che si traduce in
abbandono esistenziale.
Valerio P. Cremolini
Valerio P. Cremolini
martedì 7 ottobre 2014
PREMIO “CESARE ORSINI” - 21 SETTEMBRE 2014 - ATTI 30° Edizione
Sala Culturale CarGià - Promozione Arte e Cultura 2014
Sezione Eventi Artistici e Culturali
PREMIO
“CESARE ORSINI” 30° EDIZIONE 21
SETTEMBRE 2014
Il Premio Nazionale di Poesia
“Cesare Orsini” quest’anno giunge
alla 30° Edizione, con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale di S.Stefano
Magra – Sindaco Dr. Juri Mazzanti ed Assessore Nicla Messora – e con la preziosa collaborazione dell’Associazione
Acomus International del Maestro Aliano Frediani e Maestro Tatiana Kuzina per
la parte concertistica e musicale -
Segreteria del Premio : Laura Massari ed Annalisa Pellegrini della
Biblioteca Civica di S.Stefano Magra.
Voce recitante: Roberto Rolla - Giuria:
Dr.ssa Donatella Zanello, Prof.ssa Carla Cozzani, Prof.ssa Paola Cossu, Prof.ssa Maria Milda Ferrari, Prof.ssa
Marcella Tasso.
Questo Premio di Poesia si iscrive nella tradizione e nella storia di
Santo Stefano Magra.
Si svolge
nella corte di Palazzo Remedi, dimora storica nell’antico borgo di Ponzano
Superiore. E’ talmente importante conservare il ricordo del passato e delle
tradizioni. Voglio qui citare Giovanni Guareschi: “E se l’avvenire dell’albero e il suo progresso verso l’alto sono sopra
la terra, le radici sono sotto la terra. E ciò significa che l’avvenire è
alimentato dal passato. Guai a coloro che non coltivano il ricordo del passato:
sono gente che semina non sulla terra ma sul cemento.”
![]() |
| Premio Cesare Orsini 2014 Donatella Zanello premia Paolo Bassani |
Il premio è
intitolato a Cesare Orsini, poeta nato a Ponzano Superiore nel 1571, autore di
raccolte di elegie e di epigrammi in rima ed in versi secondo lo stile del suo
tempo. Il Premio conclude tradizionalmente la stagione degli eventi estivi
promossi dal Comune di Santo Stefano Magra.
Moltissimi poeti hanno portato qui, in questo contesto suggestivo con
panorama sulla Valle del Magra, le loro idee, i loro sentimenti, i loro sogni.
Nella poesia troviamo tutto, la piena
essenza della vita, poiché i poeti sono sempre e comunque figli del loro tempo.
La poesia nasce dal silenzio e dalla riflessione. E’ celebrazione del
sentimento nella nostalgia dei
ricordi. La poesia è fede nella natura e
nel creato. La poesia è il fine di una ricerca,
il raggiungimento di una vetta.
La poesia è un salvacondotto per
i luoghi dell’anima.
La provincia della Spezia, il
Golfo dei Poeti, la
Lunigiana storica, la Liguria tutta ed il Levante in modo particolare
costituiscono lo scrigno di una tradizione letteraria eccezionale. Si può
parlare di “valenza poetica” della terra ligure, a metà strada tra la Provenza dei trovatori
cantata dal Petrarca e la
Firenze di Dante. Terra aspra, riservata, pietrosa, mare e
terra, Toscana al confine con le Apuane bianche di marmo, dove Michelangelo
sceglieva i blocchi per scolpire le sue opere, al confine di Ponente la Francia la Costa Azzurra,
la Camargue, al centro dell’arco ligure la solennità ieratica di Genova.
Nel Golfo dei poeti, a San Terenzo,
a Villa Magni, passò Byron e soggiornarono Percy e Mary Shelley, per sei mesi,
dall’aprile al settembre 1822 , fino alla tragica fine del poeta nel naufragio
della barca Ariel in mare davanti a Viareggio. Di loro resta la memoria nei
luoghi. Il 5, 6 e 7 settembre 2014 si è tenuto a San Terenzo e a Lerici un
importante convegno di Studi Shelleyani, con particolare riguardo all’opera di
Mary Shelley, scrittrice non meno importante del più celebre marito, autrice a
soli diciassette anni di Frankstein,
opera che costituisce la genesi del genere letterario fantascientifico e di
tanta filmografia. Dopo gli Shelley venne George Sand nel 1838 con Fryederyk
Chopin. Vennero poi David Herbert Lawrence e Frieda von Richthofen, sulle orme
degli Shelley e come loro in fuga dalla madrepatria. Soggiornarono a
Fiascherino e Tellaro dove ancora se ne conserva la memoria con celebrazioni e
rievocazioni. Inoltre la
Baronessa Orczy
autrice della “Primula Rossa” fu a Lerici, così Paolo Mantegazza a San Terenzo,
Sem Benelli a Villa Marigola, Attilio Bertolucci e Giovanni Giudici, Mario
Soldati a Tellaro. Tra i poeti locali
ricordiamo Paolo Bertolani e Francesco Tonelli. A poca distanza da qui, le
Cinque Terre, territorio a cui è legata indissolubilmente la figura di uno dei
maggiori Poeti del Novecento, Eugenio Montale, nato a Genova nel 1896, Premio
Nobel per la Letteratura
nel 1975, grande giornalista, che trascorse la sua giovinezza a Monterosso,
nella villa del padre Domenico.
Il mare, la costa aspra e
dirupata, stretta tra le colline e le insenature della Liguria, sono elementi
di forte ispirazione per gli scrittori e per gli artisti.
Si può dunque affermare che la
letteratura ligure non è una letteratura “di Liguri” ma una modalità vera e propria di fare poesia
e di fare letteratura. In questo territorio da sempre è stato dato credito alla
Poesia e basti pensare che proprio oggi, in contemporanea a questo evento, a
Lerici in Villa Marigola si sta svolgendo la 60° Edizione del Premio LericiPea,
un appuntamento culturale di rilevanza e di portata internazionale.
La “Liguria mentale” è dunque
un luogo inaccessibile e segreto, dove la natura stessa è protagonista,
“incorporando” la parola poetica.
Voglio citare a questo proposito proprio Eugenio Montale da “Ossi di seppia”in “Meriggiare pallido e assorto”: “…Osservare fra frondi il palpitare lontano di scaglie di mare, /mentre
si levano tremuli scricchi di cicale dai calvi picchi./ E andando nel sole che
abbaglia /sentire con triste meraviglia /com’è tutta la vita e il suo
travaglio/ in questo seguitare una muraglia /che ha in cima cocci aguzzi di
bottiglia.”
Che cos’ è la poesia? Per me è
proprio questo, il palpitare lontano di
scaglie di mare, la triste meraviglia
del viaggiatore-uomo nel mondo-vita.
Indissolubile appare il legame
della poetica di Eugenio Montale con la citata “valenza poetica” della terra
ligure. La poetica di Montale, nell’ottica della sua filosofia esistenziale e
di linguaggio, si delinea nell’enigmatico e malinconico affacciarsi, in forma
scabra ed essenziale, all’avanguardia della poesia moderna , guardando dalla
concretezza orgogliosa della vita alla soglia inarrivabile del mistero.
Con queste premesse, lasciamo
che la poesia migliori la nostra vita. Lasciamo che faccia rinascere in noi la
speranza ed aumenti la nostra consapevolezza, per costruire una società civile
che possa progredire in una cultura della pace.
Lasciamo che vi sia sempre spazio e tempo,
nelle nostre vite, per una poesia.
Donatella Zanello
ATTI 30° EDIZIONE Premio “Cesare
Orsini”, Domenica 21 Settembre 2014 ore 1800 Corte di Palazzo Remedi, Ponzano
Superiore,Comune di Santo Stefano Magra (La Spezia ).Discorso introduttivo a cura di Donatella
Zanello.
ARTICOLI
CORRELATI : http://salacargia.blogspot.it/2014/09/premio-nazionale-di-poesia-cesare.html
domenica 5 ottobre 2014
OLTREMARE - INCONTRARSI MOUGINES E LERICI 2014
Sala Culturale CarGià - Promozione Arte e Cultura 2014
Sezione Eventi Artistici Culturali
Sezione Eventi Artistici Culturali
“OLTREMARE” INCONTRARSI MOUGINS E LERICI DAL 3 AL 24 OTTOBRE
2014 - CRONACA EVENTO INAUGURAZIONE DEL 3
OTTOBRE 2014
Venerdi 3
Ottobre alle ore 18.30 a
Tellaro presso Oratorio in Selàa è stata inaugurata la collettiva d’arte “OLTREMARE”, un progetto
artistico a cura dei comuni di Mougins e Lerici, alla presenza del Sindaco di
Lerici Marco Caluri e del Sindaco di Mougins Richard Galy. Erano presenti tra
gli altri gli Assessori alla Cultura di entrambi i Comuni e numerosi
rappresentanti del Comitato di Gemellaggio Lerici – Mougins, nato nell’anno
2008 all’insegna della fratellanza tra i
popoli. Gli artisti invitati partecipanti del Comune di Lerici sono Eva
Constance B. Vadalà, Carlo
Bacci, Lorenzo Bertusi, Francesco Bruno, Raffaele
Cavaliere, Jaya Cozzani, Marco Degli Innocenti, Jessica Gatti, Marco
Poggi, Maria Saggiomo, Mario Tamberi, Riccardo Tedoldi, Benni Urrico. Gli
artisti francesi del Comune di Mougins sono David Fonteyne, Serge Renaudier, Marie
Tissot, Nemo. In particolare riportiamo alcune notizie riguardo ai pittori francesi
ospiti: Serge Renaudier è pittore
importante e di grande esperienza, propone paesaggi provenzali, in un quaderno
di immagini dai colori straordinari: “Voyage en Provence”. David Fontayne è un
giovane che sperimenta con la tecnica ad olio con grande perizia, è figlio e
nipote d’arte. Marie Tissot dipinge paesaggi naturali ricchi di luce e colore, ha
viaggiato molto ed esposto sue opere a New York, Parigi ed in Giappone.
"Nemo" è una pittrice di grande raffinatezza e sensibilità, che dipinge splendidi paesaggi naturali della sua terra e fantasie floreali. I quattro artisti vivono ed operano a Mougins.
"Nemo" è una pittrice di grande raffinatezza e sensibilità, che dipinge splendidi paesaggi naturali della sua terra e fantasie floreali. I quattro artisti vivono ed operano a Mougins.
| Gli Artisti di Mougins |
Molteplici sono stati i riconoscimenti
per questi artisti, così come per i pittori locali, tutti di chiara fama. Nella
suggestiva cornice dell’oratorio In Selaa ognuno di loro ha spiegato la genesi
delle proprie opere ai due sindaci ed al pubblico presente, con l’ausilio
dell’interprete Pina Barreca. I Sindaci Marco
Caluri e Richard Galy hanno espresso i sentimenti di collaborazione e di
reciproco affetto che uniscono i due Comuni, caratterizzati entrambi dalla luce
e dai colori mediterranei e dalla cultura legata al mare ed all’entroterra
collinare. Importanti sono state in passato e saranno per il futuro, come
auspicato, le iniziative promosse dal Gemellaggio tra i due Comuni. Prima di
concludere l’inaugurazione con un brindisi di buon augurio nella piazza
antistante l’oratorio, sono state recitate dalla poetessa Donatella Zanello
alcune poesie, tratte dai libri “Poesie Provenzali” e “Il colore del mare”, coinvolgendo
nella lettura in lingua francese gli artisti ospiti, nella luce del tramonto sullo
splendido mare di fronte all’antico borgo di Tellaro.
L’isola di Calipso (da “Il colore del mare”
di Donatella Zanello)
La musica del mare
è dentro di me,
risuona nel mio petto.
Io sono Calipso,
occhi colore dell’acqua,
tutta oro e scaglie di
luce,
tutta intera e amata,
occhi e bellezza sublime.
Tutti mi cercheranno,
i naviganti
che percorrono
i mari e le correnti
e torneranno qui,
alla fine del tempo,
alla mia isola sacra.
Nota: L’isola di Calipso rappresenta il
concetto universale di Arte, che riunisce tutte le arti come rappresentazioni
della realtà e potente alternativa atemporale alla realtà stessa.
Erano voli (dalla raccolta “Poesie Provenzali” di
Donatella Zanello)
Erano voli
sulla lunga spiaggia.
Anfiteatro di Picasso,
mani di artisti.
Le case affacciate sul mare
e quel tramonto blu
che ci rubava l’anima.
La notte era nostra,
festa ininterrotta
di musiche straniere.
Erano pensieri zingari,
senza futuro.
Erano voli.
Donatella
Zanello
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