mercoledì 8 ottobre 2014

L'AUTUNNO DEI POETI E DEI PITTORI: Riflessioni di Valerio P. Cremolini

Sala Culturale CarGià - Promozione Arte e Cultura 2014
Sezione Eventi Artistici e Culturali


Ospitiamo con piacere l’intervento di Valerio P. Cremolini, intitolato L’autunno dei poeti e dei pittori, svolto all’inaugurazione della collettiva Impressioni d’autunno, visitabile sino al 23 ottobre p.v. nella sede del Circolo culturale “A.Del Santo” (via don Minzoni, 62 ).
La collettiva comprende dipinti e sculture di Rosella Balsano,Guido Barbagli, Debora Bellante, Luigina Bo, Antonella Boracchia, Ferdinando Brogi, Ezia Di Capua, Umberta Forti, Pina Gentile, Neddi Gianrossi, Anna Maria Giarrizzo, Gloria Giuliano, Enrico Imberciadori, Mario Maddaluno, Marisa Marino, Nina Meloni, Fabrizio Mismas, Pierluigi Morelli,Graziella Mori, Franco Ortis, Maria Pia Pasquali, Marina Passaro, Maria Luisa Petri, Mirella Raggi, Rosa Maria Santarelli, Giovanni  Santernetti, Maria Rosa Taliercio e Carlo Vignale.

Gustave Courbet
Il bosco in autunno 1841
Personalmente non saprei dire quale delle quattro stagioni sia la mia preferita. Tutte mi suggeriscono pensieri spontanei. Senza dimenticare che anch’esse sono contagiate da una sorta di pazzia in quanto certe giornate invernali sembrano primaverili, giornate autunnali sembrano estive o invernali. Ovviamente tale situazione è reciproca. Gli esempi che riguardano la loro assidua variabilità sono numerosi e rientrano nell’ambito del mutamento climatico che investe la Terra. Per taluni, poi, il cambiamento delle stagioni causa effetti fisiologici, talvolta non trascurabili. Più semplicisticamente sembra che le stagioni amino emularsi l’una con l’altra ed allora non ci si raccapezza più.
Devo dire sull’autunno. I suoi colori compongono una tavolozza davvero speciale. All’autunno sono riferiti cieli tersi, così sono l’aurora ed il crepuscolo, ma anche grigi. Inoltre la natura incanta. Quante volte abbiamo raccolto manciate di foglie di svariate dimensioni e forme rimanendo stupiti dalla pacatezza delle sfumature del giallo, del rosso, del verde, ecc. L’animo romantico di poeti, pittori e musicisti ha accolto tale visione come momenti di profondo esame interiore e di spinta alla creatività, feconda e stimolante. Poi, l’equilibrio che si riconosce all’autunno dovrebbe coinvolgere positivamente noi tutti.
È comune evocare nell’autunno una metafora della vita, in cui la giovinezza svanisce e ci si avvicina in un tempo realisticamente invernale: quello della vecchiaia. Scrive però il cardinale Gianfranco Ravasi che “come per l'autunno, ci sono segni di fascino e di bellezza anche in questa fase dell'esistenza c'è una lezione di vita da offrire. È ridicolo – ammonisce - tentare di vestirci come la primavera, ossia imitando i giovani, oppure ritenendo di essere in piena estate, come se si fosse gli adulti maturi ed efficienti di ieri. Bisogna, invece, essere se stessi, capaci di riflessione e di quiete, pronti ad accogliere e a vivere questa stagione tenue e delicata”. (Avvenire, 22/09/2005). Non parlerò in quanto non ne posseggo la competenza adeguata sul concerto in Fa maggiore per violino, archi e clavicembalo dedicato da Antonio Vivaldi (1678-1741) all’Autunno e compreso nelle  Quattro stagioni. L’amico scultore Fabrizio Mismas, qui presente, potrebbe intrattenerci lungamente sul festoso allegro iniziale, che evoca, tra l’altro, il gioviale rito della vendemmia, celebrato da non pochi poeti.
È dell’autunno dei poeti, di alcuni poeti, a cui intendo riferirmi, richiamando subito il clima sereno che avvolge la vita normale di San Martino, ameno e profumato quadretto di Giosuè Carducci (1835-1907), ma anche appropriata sintesi delle varie età della persona: l’infanzia, la giovinezza, la maturità “autunnale” e, infine, il “vespero migrar” verso la fine della vita.
Non diversamente Salvatore Quasimodo (1901-1968) invita alla riflessione interiore, molto consueta nei poeti, nella brevità della lirica Già la pioggia è con noi, sostando sul tempo,  che passa inesorabilmente (“Ancora un anno è bruciato”). Così Paul Verlaine (1844-1896), esponente della  corrente decadente-simbolista trasferisce in Violini d’autunno la tristezza del suo cuore nel simbolo della foglia morta, trascinata dal vento “di qua e di là”. Anni prima Giacomo Leopardi (1798-1837) coglie la medesima fragilità nella poesia La foglia morta (“Seco perpetuamente/vo pellegrina e tutto l'altro ignoro”.) e con lei quella dell’intera umanità, travolta dal corso ineluttabile della natura. Quello leopardiano è un autunno silenzioso dai contorni angoscianti. Di tutt’altro respiro è la sensazione della foglia che propone la poetessa Ada Negri (1870-1945), che ai miei tempi s’incontrava già nelle scuole elementari, in Pensiero d’autunno. Le foglie “Tremano, sì, ma non di pena: è tanto/limpido il sole, e dolce il distaccarsi/dal ramo, per congiungersi alla terra”.
Il paesaggio autunnale, paesaggio dell’anima, non è turbato, nemmeno dall’inevitabile distacco dalla vita, tanto che Ada Negri paragona l’agonia ad una “mite aurora”,  che ci condurrà ad abbracciare l’amore di Dio. Anche Giuseppe Ungaretti (1888-1970) recupera in Soldati la precarietà della foglia, sbattuta dal vento autunnale, che muore, analogamente al soldato colpito a morte. (“Si sta come/ d'autunno/sugli alberi/le foglie”).
Termino la parentesi poetica sull’autunno, consapevole di averla soltanto frettolosamente sfiorata, con le poesie Autunno e Ottobre di Vincenzo Cardarelli (1887-1959), intrise di tenerezza e di malinconia. L’autunno è anticipato nel “vento d’agosto”, nelle “piogge di settembre” e da “un sole smarrito”. Scrive, ancora, Cardarelli che “Niente più mi somiglia,/nulla più mi consola,/di quest'aria che odora/di mosto e di vino,/di questo vecchio sole ottobrino/che splende sulle vigne saccheggiate”. Boris Pasternak (1890-1960), invece, si sofferma ad ammirare il Bosco d’autunno, titolo di una sua poesia, dominato da “buio, sogno e quiete”. Le stagioni passano, l’autunno anticipa l’inverno e così si rinnova il dualismo “maturità-vecchiaia” pertinente a ciascuno di noi.
Ed eccomi, rapidamente, all’autunno nella pittura, non meno affollata di superbe testimonianze di illustri artisti. Tanto numerose che non sarebbe sufficiente una sola conferenza per mostrare e commentare le decine di tele, che trasferiscono compiutamente la sensazione del tempo autunnale.
Sono compatibili con le condizioni climatiche della citata  stagione i magnifici e suggestivi studi di Joseph Turner (1775-1852)  e John Constable (1776-1837), che in Pioggia, vapore e velocità (1844) e Nuvole (1822), danno visibilità dei fenomeni naturali, evidenziandone la grandiosità in confronto alla limitatezza dell’uomo.
Penso anche a L’Angelus (1857) di Jean-François Millet (1814-1875), mesta veduta della campagna con al centro due contadini in religioso raccoglimento. Ma, andando indietro nel tempo, incuriosisce non poco  L’Autunno (1573) di Giuseppe Arcimboldo (1526-1593), singolare melange di pere, mele, fichi, melagrana, uva, zucca, grano e ricci di castagna. Non molti anni dopo il genovese Domenico Piola (1627-1703), più volte presente nella provincia spezzina, affresca nel 1687-88 le stagioni nella sale di Palazzo Rosso a Genova e nell’Autunno del pittore è protagonista Bacco, dio del vino, affiancato dalla sposa Ariana.
La mia carrellata accoglie Gustave Courbet (1819-1877) con Il bosco in autunno (1841), dipinto ricco di vegetazione, di alberi e delle consuete foglie rossicce; l’impressionista Alfred Sisley (1839-1899) con Autunno-La Senna presso Bougival (1873), luminosa e riposante veduta autunnale, che si staglia nel cielo pulito; il  suo collega Claude Monet (1840-1926), che dipinge, tra l’altro, Autunno in Argenteuil (1873), amena località dove lavorava con Édouard Manet (1832-1883) e Auguste Renoir (1841-1919). Monet ci fa respirare aria autunnale nell’esuberante cromatismo della tela Il sentiero delle rose. Giardino di Giverny (1920-22), piccolo paese sulla riva della Senna, dove abitò e morì, e con I pioppi (1891), tema  più volte raffigurato tra luce soffusa e foschia autunnale; Paul Gauguin (1848-1903) con la Donna bretone con una brocca, ideale tavolozza autunnale che documenta un anno, il 1888, che censisce i duri contrasti con l’amico Van Gogh. Tre anni dopo Gauguin partirà per Tahiti.
Vincent Van Gogh (1853-1890), che per vari motivi convive spesso con l’uggiosità tipica di molte giornate autunnali, nella tela  Paesaggio d’autunno (1885) trasferisce l’atmosfera della stagione tramite verdi, gialli, grigi e un azzurro incontaminato con cui celebra l’infinità del cielo, mentre una figura sembra spegnersi in lontananza. L’analogo cielo rabbuiato  incombe nella veduta tipicamente autunnale di Giuseppe de Nittis (1846-1884), impressionista barlettano in quel di Parigi, La traversata dell’Appennino (1867), riferimento tangibile della tela di Telemaco Signorini (1835-1901), intitolata  Novembre (1870), che il pittore macchiaiolo incornicia in una giornata piovosa dalla luce fosca. Non sfugge l’accentuazione intimistica appartenente anche all’esperienza pittorica di Antonio Fontanesi (1818-1882), che in  vari dipinti, tra cui Radura (1860-65), interpreta non senza un tocco poetico, la vena malinconica, solitamente associata all’autunno.
È, invece,  inimitabile la raffinatezza che  si incontra nell’opera del cecoslovacco Alphonse Mucha (1860-1939), illustre esponente dell’Art Nouveau. Il suo Autunno (1896) è rappresentato da una elegante figura femminile, che indossa una leggera veste ed è contornata da viti e grappoli d’uva.
Prima ancora dell’esuberante stagione astratta Vassily Kandinskij (1866-1944)  è interessato alla pittura di paesaggio. Ne sono esempi Autunno in Baviera (1908 ) dal marcato impianto fauve e Fiume d’autunno. In entrambi non manca il tipico colore rosseggiante, che nel provocatorio Egon Schiele (1890-1918) diventa una reale metafora della vita. “Spesso piangevo – scrive il pittore austriaco – quand’era autunno con occhi semichiusi”. Il suo Albero d’autunno (1912) si propone come simbolo dell’avventura della vita. Il vento si abbatte sui fragili rami di un albero dal tronco esile. Come molte persone si sente abbandonato. Ecco perché Schiele piangeva.
Molti anni dopo approderà oltre la lezione astratta di Kandinskij il pittore americano Cy Twombly  (1928-2011), assiduo frequentatore di Roma dove morirà, che con i suoi dinamici e colorati grovigli, ritmati musicalmente interpreta le Quattro stagioni, incluso l’Autunno” (1993-95.)
Non passano certamente inosservati dipinti di validissimi pittori italiani del Novecento. Penso al lombardo Arturo Tosi (1871-1956) che in Campagna autunnale (1923), ma non solo,  esprime sentimenti non vagamente nostalgici; a Carlo Carrà (1881-1966), con alle spalle il periodo futurista  e l’esperienza metafisica che dipinge tele emotivamente ricche. Così è Autunno in Toscana (1927) ed ancora di più Il barcaiolo (1930), straordinario dialogo muto fra una persona e la sua barca.
La temperatura meditativa a appartiene, eccome,  alle Periferie e ai Paesaggi urbani di Mario Sironi (1885-1961), avvolti nel silenzio e, soprattutto, in un’inquietudine che ha il sapore dell’autunno, non differentemente dalle dimesse vedute fiorentine di Ottone Rosai (1895-1957) e dallo splendido dipinto di Felice Casorati (1886-1963), intitolato L’attesa. La donna assopita, forse stanca, la tavola coperta dalla tovaglia bianca su cui sono disposte alcune ciotole, una bottiglia e un brico fissano l’idea del silenzio, proprio dell’autunno. Un emozionante immobilismo è impresso nella magnifica tela.
Accosto, infine, all’autunno non pochi Paesaggi e Nature morte del pittore Giorgio Morandi (1890-1964). Pochi, sceltissimi colori esprimono la sensazione di una calma che si traduce in abbandono esistenziale.

                                                                                                                    Valerio P. Cremolini
                                                                         

martedì 7 ottobre 2014

PREMIO “CESARE ORSINI” - 21 SETTEMBRE 2014 - ATTI 30° Edizione

Sala Culturale CarGià - Promozione Arte e Cultura 2014
Sezione Eventi Artistici e Culturali

PREMIO “CESARE ORSINI”  30° EDIZIONE 21 SETTEMBRE 2014


                             Il Premio Nazionale di Poesia “Cesare Orsini” quest’anno giunge alla 30° Edizione, con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale di S.Stefano Magra – Sindaco Dr. Juri Mazzanti ed Assessore Nicla Messora – e con la preziosa collaborazione dell’Associazione Acomus International del Maestro Aliano Frediani e Maestro Tatiana Kuzina per la parte concertistica e musicale -   Segreteria del Premio : Laura Massari ed Annalisa Pellegrini della Biblioteca Civica di S.Stefano  Magra. Voce recitante: Roberto Rolla -  Giuria: Dr.ssa Donatella Zanello, Prof.ssa Carla Cozzani,  Prof.ssa Paola Cossu,   Prof.ssa Maria Milda Ferrari, Prof.ssa Marcella Tasso.
                Questo Premio di Poesia  si iscrive nella tradizione e nella storia di Santo Stefano Magra.
Si svolge nella corte di Palazzo Remedi, dimora storica nell’antico borgo di Ponzano Superiore. E’ talmente importante conservare il ricordo del passato e delle tradizioni. Voglio qui citare Giovanni Guareschi: “E se l’avvenire dell’albero e il suo progresso verso l’alto sono sopra la terra, le radici sono sotto la terra. E ciò significa che l’avvenire è alimentato dal passato. Guai a coloro che non coltivano il ricordo del passato: sono gente che semina non sulla terra ma sul cemento.”
Premio Cesare Orsini 2014
Donatella Zanello premia Paolo Bassani
        Il premio è intitolato a Cesare Orsini, poeta nato a Ponzano Superiore nel 1571, autore di raccolte di elegie e di epigrammi in rima ed in versi secondo lo stile del suo tempo. Il Premio conclude tradizionalmente la stagione degli eventi estivi promossi dal Comune di Santo Stefano Magra.  Moltissimi poeti hanno portato qui, in questo contesto suggestivo con panorama sulla Valle del Magra, le loro idee, i loro sentimenti, i loro sogni.
         Nella poesia troviamo tutto, la piena essenza della vita, poiché i poeti sono sempre e comunque figli del loro tempo. La poesia nasce dal silenzio e dalla riflessione. E’ celebrazione del sentimento  nella nostalgia dei ricordi.  La poesia è fede nella natura e nel creato. La poesia è il fine di una ricerca,  il raggiungimento di una vetta.  La poesia è  un salvacondotto per i luoghi dell’anima.
               La provincia della Spezia, il Golfo dei Poeti, la Lunigiana storica, la Liguria tutta ed il Levante in modo particolare costituiscono lo scrigno di una tradizione letteraria eccezionale. Si può parlare di “valenza poetica” della terra ligure, a metà strada tra la Provenza dei trovatori cantata dal Petrarca e la Firenze di Dante. Terra aspra, riservata, pietrosa, mare e terra, Toscana al confine con le Apuane bianche di marmo, dove Michelangelo sceglieva i blocchi per scolpire le sue opere, al confine di Ponente la Francia la Costa Azzurra, la Camargue, al centro dell’arco ligure la solennità ieratica di Genova.
           Nel Golfo dei poeti, a San Terenzo, a Villa Magni, passò Byron e soggiornarono Percy e Mary Shelley, per sei mesi, dall’aprile al settembre 1822 , fino alla tragica fine del poeta nel naufragio della barca Ariel in mare davanti a Viareggio. Di loro resta la memoria nei luoghi. Il 5, 6 e 7 settembre 2014 si è tenuto a San Terenzo e a Lerici un importante convegno di Studi Shelleyani, con particolare riguardo all’opera di Mary Shelley, scrittrice non meno importante del più celebre marito, autrice a soli diciassette anni di Frankstein, opera che costituisce la genesi del genere letterario fantascientifico e di tanta filmografia. Dopo gli Shelley venne George Sand nel 1838 con Fryederyk Chopin. Vennero poi David Herbert Lawrence e Frieda von Richthofen, sulle orme degli Shelley e come loro in fuga dalla madrepatria. Soggiornarono a Fiascherino e Tellaro dove ancora se ne conserva la memoria con celebrazioni e rievocazioni. Inoltre la Baronessa  Orczy autrice della “Primula Rossa” fu a Lerici, così Paolo Mantegazza a San Terenzo, Sem Benelli a Villa Marigola, Attilio Bertolucci e Giovanni Giudici, Mario Soldati a Tellaro.  Tra i poeti locali ricordiamo Paolo Bertolani e Francesco Tonelli. A poca distanza da qui, le Cinque Terre, territorio a cui è legata indissolubilmente la figura di uno dei maggiori Poeti del Novecento, Eugenio Montale, nato a Genova nel 1896, Premio Nobel per la Letteratura nel 1975, grande giornalista, che trascorse la sua giovinezza a Monterosso, nella villa del padre Domenico.
                Il mare, la costa aspra e dirupata, stretta tra le colline e le insenature della Liguria, sono elementi di                 forte ispirazione per gli scrittori e per gli artisti.
               Si può dunque affermare che la letteratura ligure non è una letteratura “di Liguri”  ma una modalità vera e propria di fare poesia e di fare letteratura. In questo territorio da sempre è stato dato credito alla Poesia e basti pensare che proprio oggi, in contemporanea a questo evento, a Lerici in Villa Marigola si sta svolgendo la 60° Edizione del Premio LericiPea, un appuntamento culturale di rilevanza e di portata internazionale.
                La “Liguria mentale” è dunque un luogo inaccessibile e segreto, dove la natura stessa è protagonista, “incorporando” la parola poetica.
                La Liguria è venerata dai poeti come una terra dell’immaginario, dove la natura fa da tramite alla comprensione dell’amaro destino dell’uomo.
                Voglio citare a questo  proposito proprio Eugenio Montale da “Ossi di seppia”in “Meriggiare pallido e assorto”: “…Osservare fra frondi il palpitare lontano di scaglie di mare, /mentre si levano tremuli scricchi di cicale dai calvi picchi./ E andando nel sole che abbaglia /sentire con triste meraviglia /com’è tutta la vita e il suo travaglio/ in questo seguitare una muraglia /che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.”
                 Che cos’ è la poesia? Per me è proprio questo, il palpitare lontano di scaglie di mare, la triste meraviglia del viaggiatore-uomo nel mondo-vita.
                 Indissolubile appare il legame della poetica di Eugenio Montale con la citata “valenza poetica” della terra ligure. La poetica di Montale, nell’ottica della sua filosofia esistenziale e di linguaggio, si delinea nell’enigmatico e malinconico affacciarsi, in forma scabra ed essenziale, all’avanguardia della poesia moderna , guardando dalla concretezza orgogliosa della vita alla soglia inarrivabile del mistero.
                 Con queste premesse, lasciamo che la poesia migliori la nostra vita. Lasciamo che faccia rinascere in noi la speranza ed aumenti la nostra consapevolezza, per costruire una società civile che possa progredire in una cultura della pace.
    Lasciamo che vi sia sempre spazio e tempo, nelle nostre vite, per una poesia.
 
     
                                                                                                                                  Donatella Zanello

ATTI 30° EDIZIONE Premio “Cesare Orsini”, Domenica 21  Settembre 2014  ore 1800 Corte di Palazzo Remedi, Ponzano Superiore,Comune di Santo Stefano Magra (La Spezia).Discorso introduttivo a cura di Donatella Zanello.


domenica 5 ottobre 2014

OLTREMARE - INCONTRARSI MOUGINES E LERICI 2014

Sala Culturale CarGià - Promozione Arte e Cultura 2014
Sezione Eventi Artistici Culturali







“OLTREMARE” INCONTRARSI MOUGINS E LERICI DAL 3 AL 24 OTTOBRE 2014  - CRONACA EVENTO INAUGURAZIONE DEL 3 OTTOBRE 2014


Venerdi 3 Ottobre alle ore 18.30 a Tellaro presso Oratorio in Selàa è stata inaugurata  la collettiva d’arte “OLTREMARE”, un progetto artistico a cura dei comuni di Mougins e Lerici, alla presenza del Sindaco di Lerici Marco Caluri e del Sindaco di Mougins Richard Galy. Erano presenti tra gli altri gli Assessori alla Cultura di entrambi i Comuni e numerosi rappresentanti del Comitato di Gemellaggio Lerici – Mougins, nato nell’anno 2008 all’insegna della fratellanza tra i popoli. Gli artisti invitati partecipanti del Comune di Lerici sono Eva Constance B. Vadalà, Carlo
Bacci, Lorenzo Bertusi, Francesco Bruno, Raffaele Cavaliere, Jaya Cozzani, Marco Degli Innocenti, Jessica Gatti,  Marco Poggi, Maria Saggiomo, Mario Tamberi, Riccardo Tedoldi, Benni Urrico. Gli artisti francesi del Comune di Mougins sono David Fonteyne, Serge Renaudier, Marie Tissot, Nemo. In particolare riportiamo alcune notizie riguardo ai pittori francesi ospiti:  Serge Renaudier è pittore importante e di grande esperienza, propone paesaggi provenzali, in un quaderno di immagini dai colori straordinari: “Voyage en Provence”. David Fontayne è un giovane che sperimenta con la tecnica ad olio con grande perizia, è figlio e nipote d’arte. Marie Tissot dipinge paesaggi naturali ricchi di luce e colore, ha viaggiato molto ed esposto sue opere a New York, Parigi ed in Giappone. 
"Nemo" è una pittrice di grande raffinatezza e sensibilità, che dipinge splendidi paesaggi naturali della sua terra e fantasie floreali. I quattro artisti vivono ed operano a Mougins.

Gli Artisti di Mougins
Molteplici sono stati i riconoscimenti per questi artisti, così come per i pittori locali, tutti di chiara fama. Nella suggestiva cornice dell’oratorio In Selaa ognuno di loro ha spiegato la genesi delle proprie opere ai due sindaci ed al pubblico presente, con l’ausilio dell’interprete Pina Barreca. I  Sindaci Marco Caluri e Richard Galy hanno espresso i sentimenti di collaborazione e di reciproco affetto che uniscono i due Comuni, caratterizzati entrambi dalla luce e dai colori mediterranei e dalla cultura legata al mare ed all’entroterra collinare. Importanti sono state in passato e saranno per il futuro, come auspicato, le iniziative promosse dal Gemellaggio tra i due Comuni. Prima di concludere l’inaugurazione con un brindisi di buon augurio nella piazza antistante l’oratorio, sono state recitate dalla poetessa Donatella Zanello alcune poesie, tratte dai libri “Poesie Provenzali” e “Il colore del mare”, coinvolgendo nella lettura in lingua francese gli artisti ospiti, nella luce del tramonto sullo splendido mare di fronte all’antico borgo di Tellaro.


L’isola  di Calipso  (da “Il colore del mare” di Donatella Zanello)

La musica del mare
è dentro di me,
risuona nel mio petto.
Io sono Calipso,
occhi colore dell’acqua,
tutta oro e scaglie di luce,
tutta intera e amata,
occhi e bellezza sublime.
Tutti mi cercheranno,
i naviganti
che percorrono
i mari e le correnti
e torneranno qui,
alla fine del tempo,
alla mia isola sacra.

Nota: L’isola di Calipso rappresenta il concetto universale di Arte, che riunisce tutte le arti come rappresentazioni della realtà e potente alternativa atemporale alla realtà stessa.


Erano voli  (dalla raccolta “Poesie Provenzali” di Donatella Zanello)

Erano voli
sulla lunga spiaggia.
Anfiteatro di Picasso,
mani di artisti.
Le case affacciate sul mare
e quel tramonto blu
che ci rubava l’anima.
La notte era nostra,
festa ininterrotta
di musiche straniere.
Erano pensieri zingari,
senza futuro.
Erano voli.

                                     Donatella Zanello


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