domenica 25 gennaio 2026

Ezia Di Capua: Vi racconto come Puccini ha trasformato la sua povertà in La Bohème

Giacomo Puccini

Dietro le quinte di un capolavoro:

Volevo portarvi con me in un viaggio speciale tra storia e sentimenti. In attesa di incontrarci al Teatro Civico il prossimo 23 maggio, dove metteremo in scena La Bohème, ho pensato di raccontarvi come è nato questo capolavoro e cercare di capire l'uomo che l'ha scritta: Giacomo Puccini. Spero che questi aneddoti vi aiutino a entrare nel clima della soffitta parigina insieme a me.

Tutti conosciamo le note struggenti di "Che gelida manina", ma ho scoperto che quella soffitta parigina Puccini l'aveva abitata davvero. Prima di diventare il compositore celebre che tutti amiamo, Giacomo era un giovane studente con misere disponibilità economiche a Milano.

Mentre scriveva La Bohème, Puccini non stava solo componendo: stava ricordando. Nei suoi anni milanesi divideva una stanza con il fratello e l'amico Pietro Mascagni. Nel suo diario di allora raccontava di pasti saltati e di come dovesse "impegnare" il cappotto per pagare l'affitto. Questa verità biografica è ciò che cerco di sottolineare come memoria di vita vissuta.

Anche l'anima dei quattro amici — Rodolfo, Marcello, Schaunard e Colline — è nata dalla realtà. A Torre del Lago, Puccini aveva fondato il vero "Club della Bohème": tra una battuta di caccia e un bicchiere di vino in una capanna di legno, viveva con lo stesso spirito goliardico dei suoi personaggi.

Il "calvario" del libretto e lo scontro con Leoncavallo -  Mi affascina sempre pensare alla determinazione di quest'uomo. Sapevate che litigò furiosamente con Ruggero Leoncavallo? Entrambi volevano scrivere un'opera sullo stesso soggetto. Puccini fu tranchant: "Egli scriva, io scriverò. Il pubblico giudicherà". E il tempo gli ha dato ragione.

Ma la vera sfida fu con i suoi librettisti, Illica e Giacosa. Puccini era un perfezionista maniacale: li tormentò per tre anni, facendo riscrivere versi decine di volte. Voleva un linguaggio immediato, moderno, che passasse in un istante dalla gioia del Quartiere Latino al gelo della morte. Voleva che la parola fosse schiava dell'emozione, proprio come cercheremo di fare noi sul palco.

La Mimì di Puccini - Puccini non cercava eroine distanti, ma donne vere. La sua interprete ideale era Rosina Storchio, una soprano capace di sfumare le note come sospiri. Sebbene alla prima di Torino nel 1896 cantò Cesira Ferrani (di cui possiamo ancora ascoltare rare registrazioni), il Maestro cercava sempre quella fragilità che rende Mimì così umana. È a quella verità, fatta di sguardi e piccoli gesti, che guardo mentre prepariamo lo spettacolo.

Sapevate che a dirigere la prima assoluta fu un giovanissimo Arturo Toscanini? Esiste una sua registrazione del 1946 che è per me straordinariamente preziosa e, 'unico legame audio diretto con la volontà di Puccini. La registrazione di Arturo Toscanini del 1946 con la NBC Symphony Orchestra è considerata una pietra miliare assoluta, poiché Toscanini è l'unico direttore ad aver registrato quest'opera dopo averne diretto la prima assoluta (Torino, 1896). 

  • Opera Completa (Audio): Puoi trovare l'intera opera caricata in un unico video qui. Puoi ascoltare questa versione storica, che vede Licia Albanese come Mimì e Jan Peerce come Rodolfo, 

  • Testo di Ezia Di Capua Vice Presidente Associazione Coro Lirico La Spezia

  • "Tutti i testi e quanto in archivio di Sala Culturale CarGià Blog è di proprietà intellettuale di Ezia Di Capua/Sala CarGià e non puo' essere riprodotto senza autorizzazione e link diretto alla fonte"Per info 348 8964150

    • Broadcast Originale NBC (3 e 10 Febbraio 1946): Una versione che include i due momenti della trasmissione radiofonica originale 

Il Coro Lirico La Spezia ti aspetta al Teatro Civico per la sua 7ª produzione: la straordinaria rappresentazione de "La Bohème" di Giacomo Puccini! Vieni a emozionarti con la storia d'amore più celebre di sempre,




PERCORSO DI LETTURA


sabato 24 gennaio 2026

SALA CARGIA' VI INVITA A DIPINGERE IL CARNEVALE 2026 A SAN TERENZO DOMENICA 15 FEBBRAIO

Cari amici, cari pittori, Sala CarGià 
Vi invita a dipingere il  Carnevale di San Terenzo. 
Dipingerete in P.zza della libertà

Lancio dei palloncini in memoria di Carla Gallerini Regina del Carnevale

Partecipazione gratuita 

Vi aspetto numerosi !!! 

Telefonatemi o contattatemi su whatsapp per confermare Vs adesione

Un abbraccio... con 💓 Ezia 348 8964150

PERCORSO DI LETTURA



 

domenica 18 gennaio 2026

"Ezia Di Capua analizza l'artista Nicola Neonato (1912-2006) : il segno, la materia, la luce"

Nicola Neonato - autoritratto 1969

 Il 3 luglio, all'apertura della XVI Stagione "In Arte" la cornice storica di Sala CarGià di San Terenzo si farà custode di un incontro artistico di rara intensità. La mostra antologica  "Elegia a due voci: il segno ribelle e la sua Musa" dedicata a Nicola Neonato e Anna Maria Inglese . La mostra non sarà soltanto un’esposizione di opere, ma il disvelamento di un dialogo estetico e spirituale che ha attraversato il Novecento. In questa occasione, ho voluto tracciare un percorso critico che ne metta in luce la straordinaria modernità: un’analisi che attraversa il vigore della scultura, il rigore del disegno e quella "luce dell'anima" che solo la loro unione artistica ha saputo generare. Quelli che seguono sono i dieci cardini per comprendere l'eredità di un maestro che ha saputo incidere la materia con la forza della fede e della ragione.


1. Il "segno ribelle" di Neonato e il confronto con Inglese
Il "segno ribelle" di Neonato si inserisce nel Novecento come una reazione vitale al classicismo statico: è un segno che non cerca la pace, ma la tensione. Nel panorama della scultura, la sua opera dialoga con la forza di maestri come Wildt o la plasticità di Arturo Martini, ma con una foga grafica tutta sua. Il confronto con la pittura di Inglese era necessario per rivelare la completezza dell’uomo: se Neonato è la "tempesta" della forma, Inglese è la "quiete" riflessiva che permette di comprendere le radici intellettuali di quella stessa furia creativa.

2. Linguaggio distintivo e "architettonico" di Neonato
Il suo linguaggio è architettonico perché ogni figura, per quanto muscolarmente tesa, risponde a una statica rigorosa. La caratteristica distintiva è la linea di forza: Neonato non riempie lo spazio, lo incide. I suoi bronzi non sono masse inerti, ma strutture dove il vuoto è studiato tanto quanto il pieno, rendendo le figure monumentali anche quando sono di piccole dimensioni.

3. La luce di Inglese e la matericità di Neonato
Il dialogo avviene per ossimoro. Mentre Neonato lavora su una matericità terrosa e bruna, quasi a voler estrarre la figura dal fango primordiale, Inglese utilizza la pittura per smaterializzare. La sua ricerca sulle trasparenze agisce come un contrappunto luminoso: lei introduce una "luce spirituale" che stempera la "luce fisica" e drammatica delle opere di lui. Insieme, creano un equilibrio perfetto tra corpo e anima.

4. Il processo dietro i grandi cicli (es. Zoagli)
Per Neonato, l’opera pubblica era una missione civile. Il suo processo partiva da un’immersione totale nel testo sacro o storico, seguita da centinaia di bozzetti anatomici. Non dipingeva mai "per decorare", ma per costruire un racconto che fosse leggibile dal popolo. La sua preparazione era quella di un umanista del Rinascimento trapiantato nel Secolo Breve.

5. Tecnica: disegno anatomico e scultura
La precisione millimetrica del disegno è l'ossatura della sua scultura. Per Neonato, la scultura era "disegno fatto materia". Questa disciplina gli ha permesso di osare torsioni anatomiche estreme senza mai perdere la verosimiglianza. Se nella pittura cercava il volume, nella scultura cercava la sintesi definitiva del segno grafico.

6. L'autonomia artistica di Inglese
Inglese emerge per una straordinaria capacità di sintesi astrattiva pur restando figurativa. La sua autonomia risiede nell'uso del colore come indagine psicologica. Non cercava l'impatto muscolare di Neonato, ma una profondità lirica e silenziosa. È una pittrice di "interno", dove l'interno non è solo la stanza, ma lo spazio dell'anima.

7. "Scolpire la luce"
Nelle opere scultoree, la luce non scivola semplicemente sulle superfici, ma viene intrappolata da incavi e sporgenze nette. Neonato rendeva dinamica la materia statica attraverso piani spezzati che costringono l'osservatore a girare intorno all'opera, scoprendo che la figura cambia espressione a seconda di come il raggio luminoso la colpisce.

8. Il vertice della maturità tecnica
Ritengo che la massima sintesi si trovi in alcuni suoi bozzetti per monumenti pubblici o nei ritratti bronzei più tardi. Lì, il rigore del disegno scompare per lasciare spazio a un’energia pura, quasi espressionista, dove il bronzo sembra ancora vibrare del tocco delle dita dell'artista.

9. Confronto tecnico e rigore intellettuale
Esisteva un confronto costante. Inglese era la prima critica di Neonato. Il suo rigore intellettuale serviva a "frenare" l'esuberanza barocca di lui, riportandolo verso una pulizia formale essenziale. Lei lo aiutava a misurare lo spazio, a dare ritmo alle composizioni monumentali, agendo come una bussola estetica.

10. L'eredità della mostra in Sala CarGià
L'obiettivo è restituire a Neonato il suo ruolo di protagonista del patrimonio nazionale, non solo locale. Spero che i visitatori escano dalla Sala CarGià comprendendo che la forza di un grande artista si nutre anche della sensibilità di chi gli cammina accanto. L'eredità è questa: l'arte è un dialogo continuo che non si esaurisce mai nel singolo autore.

 "Tutti i testi critici e storici e l'archivio di Sala Culturale CarGià Blog sono di proprietà intellettuale di Ezia Di Capua/Sala CarGià e non possono essere riprodotti senza autorizzazione e link diretto alla fonte"Per info 348 8964150

Autor Profile  - Ezia Di Capua Direttore Artistico, Critico d'Arti Visive e Storica dell'Arte.Operatore culturale e Curatrice di arte contemporanea, dal 2010 è la mente e l'anima di Sala CarGià – Galleria d’Arte a San Terenzo, di cui è Direttrice. In oltre quindici anni di attività nel Golfo dei Poeti, ha ideato e condotto innumerevoli eventi artistici, affermandosi come figura di riferimento per la promozione culturale del territorio. È l'ideatrice del © Sala CarGià Blog, magazine online di arte, cultura e spettacolo. La sua poliedrica formazione spazia dalle arti plastiche alla scenografia teatrale (recentemente ha firmato le scene per La Bohème e La Traviata 2025), fino alla scrittura: nel 2011 ha pubblicato il volume “La Misura Dell'Amore”.Dal 2013 ricopre ruoli di primo piano nella produzione operistica e nella comunicazione artistica, curando progetti internazionali di scambio culturale, tra cui la messa in scena de “L’Elisir d’Amore” a Tokyo e Osaka. Esperta di semiologia e ricercatrice indipendente, affianca alla critica d'arte una profonda attività di studio e osservazione della Lunigiana storica. 

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venerdì 16 gennaio 2026

I SEGRETI DELLA CUCINA GIAPPONESE IN 10 LEZIONI CON IL RICETTARIO DELLO CHEF KENTARO KITAYA

L'Arte del Sol Levante: Nuovo Corso di Cucina Giapponese

Scopri i segreti della tradizione con il Ricettario Esclusivo del Maestro Kentaro Kitaya

Dopo il grande successo delle precedenti edizioni, torna a La Spezia l'appuntamento più autentico con i sapori del Sol Levante. Lo Chef Kentaro Kitaya guiderà i partecipanti in un viaggio culinario di 10 lezioni, offrendo un’occasione unica: lo studio e l'utilizzo del ricettario originale scritto personalmente dal Maestro, un compendio di tecniche e sapori tramandati con sapienza. 

La forza dello Chef Kitaya, figura ormai iconica per la gastronomia spezzina, risiede nella sua capacità di rendere accessibile la complessità, trasmettendo con generosità la passione di un vero maestro d'arte. Con lui non si impara solo a "cucinare", ma a padroneggiare la materia prima attraverso le sue dispense esclusive, pensate per trasformare ogni partecipante in un esperto conoscitore della tradizione nipponica.

Il Percorso: Primo Livello

Un corso teorico-pratico ideale per costruire basi solide, ospitato nella splendida cornice del Palazzo dell'Area Verde della Lizza.

 Dettagli e Iscrizioni

  • Quando: Ogni mercoledì mattina, dalle ore 10:00 alle 12:00.

  • Prossimo Incontro: Mercoledì 21 gennaio.

  • Materiale didattico: Include il Ricettario firmato dal Maestro Kentaro Kitaya.

  • Sede: Palazzo dell'Area Verde della Lizza, La Spezia. 

Un'opportunità imperdibile per trasformare la propria cucina in un piccolo angolo d'Oriente.

Per informazioni e iscrizioni:
Chef M° Kentaro Kitaya: 
saizartiscali@gmail.com


Testo di Ezia Di Capua





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