sabato 15 dicembre 2012

CAMILLO RAMAGINI: INCANTO E STUPORE DEL MAGICO MONDO NAIF

Camillo Ramagini - " Il Natale di Ollimac"
Inserita nel calendario eventi del Comune di Lerici, la mostra del pittore Camillo Ramagini, inaugurata sabato 15 Dicembre alle 10,30 in Sala CarGià
La “Stagione in Arte dedicata a Carla Gallerini” – Promozione Arte e Cultura 2012 a cura di Ezia Di Capua, direttrice di Sala CarGià - Galleria d’arte ha ampliato il Calendario Eventi 2012 ospitando dal 15 al 30 Dicembre la personale di pittura dell’artista Camillo Ramagini dal titolo: Il Natale di Ollimac.

La mostra che ha il patrocinio del Comune di Lerici e della Pro Loco di San Terenzo si inserisce nella programmazione degli eventi che in ricordo di Carla Gallerini vogliono, promuovere  il territorio attraverso l’Arte e la Cultura.

Il vernissage straordinariamente coinvolgente, apostrofato da un clima assai avverso, non ha limitato la presenza di amici, intervenuti in Sala CarGià per visitare la bella mostra che non chiude il calendario eventi di Sala CarGià che, per il Santo Natale ha organizzato, con il patrocinio del comune di Lerici, insieme al Centro sub La Spezia, la pubblica assistenza di Lerici, il Natale Subacqueo 2012, nelle acque entro diga, antistanti  San Terenzo. 

L’allestimento della mostra a cura di Ezia Di Capua, bene ha tradotto il clima natalizio, con i colori, l’albero di natale fiabesco e l’enorme Babbo Natale, allegro custode delle opere di Ramagini .
Presenti al vernissage, artisti, pittori, ceramisti, scrittori, letteralmente rapiti, incantati dalle opere di Ramagini.Tutti gioiosamente hanno ascoltato il discorso di accoglienza di Ezia Di Capua che non ha perso occasione per parlare della promozione che Sala CarGià ha fatto alla mostra, mostrando gli articoli scritti in Exibat, Città della Spezia, Cronaca 4, La gazzetta della Spezia, Antenna 3, TLS, Art Open Space ecc., e orgogliosamente ha parlato dei risultati ottenuti dal blog che ha superato le 27850 visite e che è letto nelle seguenti Nazioni:
ITALIA, STATI UNITI, FEDERAZONE RUSSA, REGNO UNITO, GERMANIA, FRANCIA, TAILANDIA, GIAPPONE, ALBANIA, AUSTRALIA, PAESI BASSI, SPAGNA, SVIZZERA, BRASILE, UCRAINA, TERRITORI PALESTINESI, GEORGIA, ROMANIA, COSTA RICA, MALTA, ISRAELE, INDIA, REPUBBLICA CECA, GRECIA, COSTA D'AVORIO, VENEZUELA, CINA, BOSNIA ERZEGOVINA, AUSTRIA, MONACO, SVEZIA, CROAZIA, COREA DEL SUD, SLOVENIA, MONTENEGRO, IRLANDA, NORVEGIA, POLONIA, CANADA, TAIWAN, .....
( Le Nazioni che visitano il blog vengono aggiornate quotidianamente)

Dopo la presentazione del Prof. Coluccia, che più volte con affetto ha ricordato Carla Gallerini, ideatrice di Sala CarGià, la poetessa Donatella Zanello ha letto alcune della sue poesie inedite donando all’evento un caldo e significativo eco poetico. Gli auguri, i baci e gli abbaracci si sono moltiplicati e diffusi in un gustoso aperitivo, tra fotografie e scambi di pensieri. Ezia ha donato alle donne presenti il biglietto per partecipare al concerto di Jenny Fumanti  organizzato dalla F.I.D.A.P.A : " Concerto recital d'inizio anno della cantautrice spezzina: NOI DONNE NOI " sabato 12 gennaio alle ore 21:00, in Sala Dante, sita in  via U.Bassi a La Spezia.

Camillo Ramagini
Camillo Ramagnini, in arte Ollimac artista toscano che “per scommessa‘’ – così racconta lui stesso – si avvicinò negli anni 70 alla pittura Naif. Dopo una lunga esperienza all’estero e gli studi compiuti alla Chambre Belge de Comptable, Ollimac torna in Italia nella sua amatissima Toscana, assai spesso protagonista delle sue tele e miniature, e si dedica interamente alla pittura riscuotendo lusinghiere recensioni da critici e giornalisti di settore. Paesaggi campestri, collinari o montuosi, scene di vita quotidiana – spesso immagini della vendemmia, della mietitura o del lavoro nei campi – rivivono con gaiezza, fantasia e sentimento nei suoi quadri, ingenui e complessi al tempo stesso.
Le rappresentazioni, semplici, frivole ed ingenue – come nello spirito dell’Arte Naif – si rivelano ad uno sguardo più attento, articolate e dense di poesia e nostalgia, capaci di farci uscire dal presente e trasferirci nella dimensione di una realtà lontana nel tempo.’’Un poeta naif che scrive con i colori e le sfumature ‘’ cosi è stato opportunamente definito Ollimac dal giornalista Roberto Benatti. Nelle sue opere, infatti, ogni singolo dettaglio è vissuto e interpretato con un’immediatezza ed un candore che in alcuni casi indulgono al poetico e al fiabesco

Così scrive di Ollimac, Ezia Di Capua direttrice di Sala CarGià:
" Camillo Ramagini è un pittore di particolare sensibilità, i suoi dipinti non sono solo un racconto del quotidiano ma, ma in essi è evidente  la ricerca intima, interiore che l’artista  compie per  proiettare su ogni tela, il  suo magico mondo naif intriso di una insolita semplicità poetica  .
Ogni sua opera, figlia di una ricca produzione è avvolta da un velo di malinconica purezza descrittiva e miniaturista che evidenzia  talento nella conoscenza del disegno e grande maestria nell’uso del colore che sorprende per la schiettezza dei toni. L’artista compie un dialogo naturale  con la tela che usa come  specchio ove riflettere il fantastico mondo fiabesco che è vivo in Ollimac,  artista del magico mondo Naif ".

La Mostra, in Sala CarGià  sita in via  A.Trogu,54 a San Terenzo,sarà visitabile sino al 30 dicembre  
Visitabile tutti i giorni - festivi compresi con il seguente orario: 10-12 / 17-20
Ingresso Libero.


Ezia Di Capua




GIOCO E SFIDA DI UN ARTISTA TOSCANO " IL NATALE DI OLLIMAC " del critico d'arte Giuseppe L. Coluccia.

                Camillo Ramagini, Massa 1960.
                “Ollimac”, in arte. Inversione del nome Camillo. Spirito di avventura, curiosità, destino: queste cose insieme hanno influito su Ramagini nella scelta della pittura naïf. Si porta dietro cultura italiana, solare classica e cultura francese; sappiamo che ha abbracciato un po’ per gioco un po’ per sfida lo stile naïf, dagli anni Ottanta a oggi. Pittore maturo, con una esperienza in cui si è potuto confrontare con gli indirizzi e le mode del tempo. La sua pittura è una espressione esistenziale, che non si lega alla forma di alcun maestro, ma approfondisce il canone della nuova corrente estetica, carica anche di pensiero. Dentro un involucro apparentemente elementare, direi grezzo, Camillo-Ollimac si è creato spazio inventivo e sfondo cromatico, in cui intesse un dialogo con la natura, col paesaggio toscano in particolare. Certo, i pittori che hanno scelto il naïf sono stati numerosi e hanno preceduto Ramagini con istinto, dispersi nella plebe, in atteggiamento indipendente e primitivo –vengono chiamati anche neoprimitivi per distinguerli dai primitivi tradizionali realisti, anche classici secondo alcuni critici che risalgono addirittura all’epoca umanistico-rinascimentale. Se ne parla ne La pittura dalle caverne ai nostri giorni (traduzione di Mario Andreose, 1961), i cui autori fanno risalire al Rinascimento gli stimoli adatti ma l' “arte  naïve” è rimasta qualcosa di artigianale, per alcuni estremamente semplice, goliardica, burlesca. Non siamo di questa opinione, se abbiamo lo specchio della pittura di Camillo Ramagini, il cui rapporto con la natura è fatto di percezioni visive nuove, di quadri solidamente costruiti e magnificamente dipinti.
                Ramagini, se ancora c’è bisogno di identificarlo, appartiene alla schiera dei pittori autonomi, aschematici. E alcuni sono perfino autodidatti. Una notazione frettolosa è quella che vorrebbe collocarli o relegarli nel modo infantile, nell’irrazionale, nel folclore. Il pittore Ramagini è dunque proteso a ricercare lo “stato di natura”, come vogliono gli illuministi, ma anche i decadenti e i simbolisti. Come parecchi sanno, in Paul Gauguin si è realizzata questa ricerca  di un modello di cultura che fosse alternativo a quello europeo. Camillo conosce la esperienza di Henri Rousseau (1844-1910), naïf, che inserito nell’avanguardia parigina e internazionale ha creato opere che hanno attratto pittori cubisti  e impressionisti alla fine dell’Ottocento e inizio Novecento. Il paesaggio di Camillo come nella pittura di Rousseau, è visione della natura e raffigura “ciò che è, ciò che dura, ciò che si lascia misurare, toccare, plasmare”: E' studio della natura, da cui egli trae forza immaginativa e sentimento, come avviene in momenti contemplativi ed estatici, tanto più se sono  “selvaggi”. Se lo sguardo cade sui paesaggi – riportati anche su Internet – osserviamo la “natura” del pittore, dolce a tratti, rupestre, collinosa ma pure solare, azzurra, verdeggiante. Sembra che il pittore voglia estrarre dalle sue viscere armonia segreta, simmetrie reali e immaginate, presenze arboree e monumenti che vogliono collegare la visione alla storia umana, ma è soprattutto il colore la energia di questi momenti ispirativi, ingenui, in un gioco di rapporti semplici e di pose studiate, come avviene in un girotondo di fanciulli. E' sempre il colore che attrae l'attenzione dell'artista, che vi coglie vigore, definizione, cura quasi minuziosa. Credo che davanti alle opere di Ramagini occorre farsi piccoli e curiosi come lui, come fanciulli, per adire nel suo mondo favoloso, e lasciarsi condurre dal sogno verso un mondo diverso, il mondo ideale, che entra ed esce dai pensieri semplici e puliti della fanciullezza. Camillo parla di incanto, di serenità, di limpidezza di visione. Angelo Tonelli descrive certi sfondi naturali e naturalistici di Ramagini, di scorci agresti, di vendemmie, di nevicate, di raccoglimento e di contemplazione. In tutti questi anni che sono decenni, l'artista massese che ha conosciuto una parte di Europa, ha esteso la sua visione all'Italia, con spirito allegro e con senso umoristico, cui l'arte naïf è stata una scelta indovinata, e una visione anche metafisica del messaggio. E mi basterebbe ora commentare il dipinto sulla locandina: Il Natale di Ollimac.  Presepio e poesia visiva, densa di dettaglio. Linee, colori, purezza di immagini, prospettiva. La natura osservata da Camillo è un incanto: neve sui colli, neve sugli alberi, candore e splendore agli occhi che vedono, al cuore che ama. Lo stile naïf di cui Ramagini è maestro respira su tutto il paesaggio nevoso e si anima di liete allusioni. I colori sono tenui – rosa, celeste, bianco, rosso, e levità di violetto – rendono bene la visione nel tempo, in questo nostro inverno (carico di tensioni e segnato dalla crisi). E c'è a badarci bene, la presenza umana, in basso verso sinistra, in rosso e blù. Quasi voce, la sua, di un augurio rivolto a noi tutti. Grazie, Camillo. Te ne ricambiamo.

G.Luigi Coluccia
San Terenzo-Sala Cargià, 15 dicembre 2012


lunedì 10 dicembre 2012

DALLA MATERIA ALLA COSCIENZA: UN SALTO QUANTICO


Ezia Di Capua
Acquerello 2007 - particolare
La fisica quantistica implica un ribaltamento totale del paradigma di base su cui la nostra cultura ha fissato i propri valori e le proprie credenze (anche la visione materialista ahimè è una "credenza", un "atto di fede", supportato dai 5 sensi ma pur sempre un atto di fede). Purtroppo la cultura generale è legata ancora alle leggi della fisica classica newtoniana, dove spazio e tempo hanno la valenza che hanno nell'esperienza quotidiana concreta,così come pieno e vuoto, reale e irreale, visibile e invisibile e tutte le coppie di opposti che vi vengono in mente e che costituiscono la dualità in cui è immerso tutto ciò che è "manifesto", ovvero che esiste sul piano fisico "visibile".
La nuova scienza, attraverso l'assiduo lavoro di tanti pionieri che ormai quasi da un secolo hanno fatto scoperte incredibili sia sul piano teorico che su quello sperimentale, ci  dice che il mondo "visibile" che noi chiamiamo realtà rappresenta nel Cosmo soltanto il 5% di tutto ciò che esiste, e il restante 95% è costituito da "materia oscura" (circa il 25%) e da “energia oscura” (circa 70%) che noi volgarmente chiamiamo "vuoto" o "nulla", e si tratta di un'energia che è molto ma molto più potente di quella della materia solida: il “vuoto” pesa molto di più del “pieno”, quindi ciò che non vediamo è molto più pesante di ciò che vediamo e ruota a velocità infinitamente maggiori.
Certe verità scientifiche hanno dei risvolti profondi anche sul modo di intendere la vita e la morte e che in modo incredibile confermano certe Verità espresse con altro linguaggio migliaia di anni or sono da antiche civiltà come quelle dei Veda e Vedanta o anche dalla filosofia greca di certi autori illuminati come Parmenide, Pitagora, Socrate, Platone e di molti altri.
La Fisica Quantistica che cosa è?
La fisica quantistica è quella branca della fisica che si occupa di indagare il mondo nelle sue componenti microscopiche, quel mondo infinitamente piccolo (al di sotto della scala atomica) che lo sviluppo delle nuove tecnologie (microscopi a scansione elettronica) ci consente di osservare da molto vicino.
Da Democrito in poi l’uomo ha sempre cercato di capire cosa fosse la materia, quali ne fossero gli elementi costitutivi di base, quali i mattoni fondamentali con cui tutto l’edificio della Natura fosse costruito.
Ma l’osservazione delle particelle sub-atomiche, iniziata negli anni ’20 del secolo scorso, ne mise da subito in evidenza alcuni comportamenti completamente imprevedibili e inspiegabili dal punto di vista della fisica classica e delle sue leggi.
Ezia Di Capua
Acquerello 2007 . Particolare
La stessa identità di “particella” come corpuscolo, avente una data dimensione (per quanto infinitesima) e posizionata in un dato punto dello spazio, in un certo momento e avente una certa velocità, viene meno perché queste imprevedibili particelle in certi momenti si trasformano in “onde”, e similmente alle onde del mare, non sono misurabili secondo i parametri classici, sono a-dimensionali, perché diffuse potenzialmente ovunque, senza un inizio e senza una fine. Delle onde non si possono descrive comportamenti determinati e certi ma solo comportamenti possibili. Le onde pertanto rappresentano una realtà esclusivamente potenziale e possibile.
La materia quindi nel suo stato fondamentale non è costituita da piccoli “mattoni” ma da qualcosa che è sostanzialmente “duale”: la particella-onda, che ha una identità visibile e invisibile, concentrata e diffusa, temporale (qui ed ora) e a-temporale (ovunque e in ogni tempo, il famoso eterno presente).
Ma questa particella-onda quando è particella e quando è onda e perché?
Da migliaia di esperimenti fatti a partire dagli anni ’80 si è capito che la particella-onda si comporta da onda quando non è osservata (dai microscopi a scansione laser) e si comporta invece da particella quando è osservata (per chi volesse approfondire si veda l’esperimento delle doppie fenditure di Young applicato agli elettroni). Come se la particella-onda stessa fosse dotata di una propria coscienza, di una sua propria intelligenza,  che le fa scegliere in un dato momento un certo comportamento.
Possiamo quindi affermare in senso lato, sulla base di questi esperimenti, che l’Osservatore influenza il comportamento dell’Osservato, dove l’osservatore è l’Uomo (la Scienza, la mente umana, il Soggetto) e l’osservato è la Natura (l’Oggetto). Il Soggetto non è più al di fuori dell’Oggetto ma ne fa parte e ne è in costante relazione.
Questo legame di interdipendenza tra Osservatore e Osservato è scientificamente ineliminabile e ribalta completamente il paradigma Cartesiano che poneva una divisione netta tra Mente (Uomo) e Natura. Questa divisione non esiste più.
Ricordate il meccanicismo Newtoniano e  il pensiero positivista? Bene dimenticateli!
Ezia Di Capua
La divisione tra soggetto e oggetto è una pura illusione…Nel mondo della fisica quantistica un qualunque oggetto fisico (qualsiasi particella, fotone, elettrone, fermione, quark, o quello che volete) non esiste “a-priori” di chi lo osserva ma esiste, e pertanto è visibile, soltanto in funzione di chi la osserva; è come se il pensiero, l’intenzione di osservare quel pezzetto infinitesimo di natura fosse il processo generatore di quella realtà sul piano fisico, che fino ad un attimo prima esisteva soltanto sul piano energetico invisibile sotto forma di onda potenziale. E’ la nostra osservazione che crea la realtà, o per dirla in altro modo è la coscienza.  I fisici contemporanei che si occupano di questi temi continuano a dirci che l’universo è Pensiero, che l’universo è Coscienza, che tra il nostro misero 5% e il restante 95% non c’è soluzione di continuità, il 5% sono le particelle e il 95% sono onde, ma fondamentalmente sono la stessa cosa, due facce di una stessa medaglia, perché anche la materia è energia, soltanto ad una vibrazione molto più bassa e lo spirito è materia soltanto ad una vibrazione molto, ma molto più alta. La materia oscura vibra a 1026 Herz (vale a dire 1 seguito da 26 zeri) ! Nulla si crea e nulla si distrugge, vi ricordate la prima legge della termodinamica? E’ solo questione di trasformazione, si passa da uno stato all’altro, così come l’onda ad un certo punto decide di trasformarsi in particella e fare la sua comparsa nel mondo visibile per poi sparire ad un certo altro punto ed essere riassorbita nell’oceano delle onde e così in continua evoluzione. Nascita e Morte, o meglio, nascita e Ri-Nascita in un continuo divenire.
Ezia Di Capua
Ermete Trismegisto, grande saggio dell’antica civiltà egizia, diceva “Così in Alto, come in Basso” a testimoniare che esiste una perfetta corrispondenza tra il macrocosmo e il microcosmo: il Sole con i suoi pianeti satelliti non sono poi come un atomo con i suoi elettroni? Anche le stelle sono Vite che diventano visibili per un periodo e poi spariscono, anche loro hanno la loro Funzione d’Onda (quel processo che fa trasformare l’onda in particella o, come si dice in fisica, quando la funzione d’onda collassa), tutto quanto l’universo pullula di Vita, vibra, respira, si trasforma, passa dal Chaos al Cosmos, dal disordine all’ordine, evolve nella continuità di coscienza!
Noi siamo Coscienze Evolventi, il nostro corpo è solo il cappotto della nostra coscienza, di cui ad un certo punto ci liberiamo per tornare nel mare di coscienza dove Tutto è Uno, dove lo spazio non esiste, dove siamo liberi di essere ovunque. E nemmeno il tempo ha più senso quando non indossiamo più il capotto, perché passato presente e futuro sono tutti contenuti in un Eterno Presente. Una dimensione di infinita espansione e libertà dell’essere nel grande oceano della Vita Una, un’oceano 1026 volte più meraviglioso di quello che i nostri finiti 5 sensi possono farci intuire.
Un inciso, è vero che il corpo materiale è solo un cappotto, ma proprio perché spirito e materia sono in continuità, non sono divisi come in apparenza, bisogna rispettarlo e custodirlo al meglio, è la forma con cui si esprime nel 5% l’anima che dimora nel 95%.
Per semplificare, chiamiamo Spirito, quel mare di energia invisibile e oscura che le varie culture, tradizioni e civiltà chiamano con nomi diversi ma che sono sostanzialmente la stessa cosa:
Energia Vitale o Chi (orientali), Etere o tessuto eterico (occidentali  - greci, esoterismo, una parte della scienza), Ordine Implicato (David Bohm), energia nucleare elettrodebole, materia oscura o anti-materia (scienza contemporanea).


Acquerello di Ezia Di Capua
2007 - particolare
  Questo oceano di Energia, invisibile ai nostri sensi, ad altissima vibrazione è il principio Vitale, è la Vita stessa, da cui origina tutto ciò che è visibile e con una certa massa. Ma questa massa (M) in sé non è un principio (è solo un cappotto per l’appunto) e deriva da questo infinito serbatoio di energia (il tessuto di cui è fatto il cappotto) da cui di volta in volta prende forme diverse per fare esperienza e diventare auto-cosciente.
A questo proposito Goethe (che era un iniziato) nel suo Faust sentite cosa scriveva:
“Nelle ondate della vita,
nel tumulto dell’azione,
salgo, discendo, vado, ritorno.
Nascita e tomba.
Un mare eterno.
Una mobile trama.
Una vita rovente.
Così al telaio sublime del tempo
Lavoro al Divino la veste vivente.”
Ezia Di Capua  2007 Acquerello
"Come ogni cosa si intesse in un tutto
 e una nell'altra opera e vive"
In questo senso si comprende anche il significato della Legge di Rinascita (re-incarnazione) cara agli orientali. L’evoluzione è lenta, impieghiamo migliaia di vite ad espandere sempre più la nostra coscienza, a essere sempre più omni-comprensivi, a fondere le nostre coscienze con quelle degli altri, a riconoscere un giorno che l’umanità è un unico grande essere che evolve attraverso giusti e retti rapporti all’interno dello stesso regno umano così come con gli altri regni di natura (minerale, vegetale, animale e spirituale).
Ogni cosa manifesta nel suo substrato un fattore intelligente. Ogni ente non è isolato ma sempre connesso con altri enti a qualunque dimensione e grado possano appartenere. Dobbiamo quindi sostituire ad una visione Antropocentrica una visione Cosmocentrica dove tutto è in reciproco rapporto e ogni parte ha una sua ragion d’essere, unità nella diversità.
Sempre il Faust di Goethe:
“Come ogni cosa si intesse in un tutto e una nell’altra opera e vive!”
Ecologia ante litteram oltre che sublime poesia… ma ve ne proponiamo un'altra di un poeta inglese dell’800 (Francis Thompson)
“Tutte le cose vicine o lontane,
Sono misteriosamente connesse tra loro da un potere immortale,
E non puoi toccare un fiore senza turbare una stella”
(“All things by immortal power,
Near and Far
Hiddenly
To each other linked are,
That thou canst not stir a flower
Without troubling of a star.”
)

Diverse discipline hanno oramai sconfessato l’impostazione Darwiniana di un’evoluzione che procede esclusivamente per selezione competitiva, al contrario, il fattore chiave della sopravvivenza è la cooperazione basata sul sostegno reciproco (anche in questo campo sono stati fatti un’infinità di esperimenti). La competizione è distruttiva perché ci pone costantemente in conflitto all’interno di una dualità separativa e dissipativa che è contro la grande legge di coesione dell’Uni-verso e rappresenta l’evoluzione nel suo stadio iniziale. La cooperazione invece diventa risorsa per risolvere la crisi ed esprime l’evoluzione nella sua fase matura. Così ha sempre proceduto l’evoluzione dei sistemi viventi:


unità        individuazione         tensione/conflitto        negoziazione      risoluzione    cooperazione      unità (su un nuovo livello)
Se incominciamo a considerarci come un organismo altamente interconnesso allora capiremo che la cooperazione (che è una qualità dell’Amore) tra umanità e pianeta, tra esseri umani e tra umanità e regni di natura aiuterà l’evoluzione dell’intero sistema.
L’Unità e l’Amore, dal latino A-mors ovvero non-morte, sono la prima legge che tiene insieme il nostro Uni-verso. L’Amore è la grande forza coesiva senza la quale nulla potrebbe stare insieme.

E come diceva Platone… “L'amore è il primo di tutti gli Dei...”

Benedetta Galazzo
Benedetta Galazzo Architetto, vive e lavora a Milano, ricercatrice spirituale da circa 15 anni. Pratica meditazione e segue gli insegnamenti spirituali del maestro tibetano  Dwual Kuhl attraverso gli scritti di Alice Bailey. Si interessa di esoterismo, guarigione spirituale, filosofie perenni e scienza. Su questi temi ha tenuto delle conferenze in alcune associazioni culturali e centri di meditazione.


mercoledì 5 dicembre 2012

ABBAZIA DI SAN CAPRASIO AD AULLA - San Caprasio: un Santo, un luogo dell'anima, un gioiello della storia

San Caprasio
San Caprasio: un  santo, un luogo dell’anima, un gioiello della storia?
Come descrivere le sensazioni che tutto il nostro essere prova, percepisce quando come novelli pellegrini fermiamo la nostra attenzione su questo piccolo ma prezioso diamante grezzo che da alcuni anni illumina il nostro cuore,la nostra anima,il nostro essere più intimo e nascosto e insieme riverbera la sua luce su tutta questa particolare,affascinante,magica terra di Lunigiana? Cosa desiderare di più:reliquie di antichi
Santi, absidi nascoste da secoli,tesori di pietra e di marmo respirano oggi nuova vita…….
Ciottoli che passi pesanti di pellegrini antichi e moderni hanno calpestato….e calpestano, serate archeologiche illuminate da una luna che solo questa terra sa offrire, in un chiostro profumato di gelsomino,che ancora risuona di preghiere e canti monastici…..
Ebbene tutto e forse altro ancora è San Caprasio.

Sito Internet:  www.sancaprasio.it

La tomba di San Caprasio
L’Abbazia di Aulla, fondata il 27 maggio 883 da Adalberto di Toscana, è uno dei più interessanti monumenti sorti lungo il percorso della via Francigena. Qui è visibile la chiesa che Sigerico, arcivescovo di Canterbury, visitò’ nel suo celebre viaggio a Roma tra il 990 e il 994. Qui è tornata alla luce dopo mille anni, la monumentale tomba di San Capraio, monaco eremita, guida spirituale di Sant’Onorato, morto nell’isola di Lerins (Cannes). A questa tomba giungevano i pellegrini diretti a Roma o a Santiago di Compostela. All’interno della chiesta sono visibili i resti di altre due chiese più antiche. Una conserva tracce di un importante pavimento in marmo, realizzato con frammenti di epoca romana, tra cui l’epigrafe risalente al I secolo .C.
La terza chiesa, molto più piccola, forse risale ad un’epoca anteriore al IX secolo.
Interno dell'Abbazia di San Caprasio
Aulla
Molto interessante il repertorio delle sculture, con motivi vegetali e animali, realizzati in marmo e pietra tra i secoli VIII e XIII.
San Caprasio monaco ed eremita, ispiro’ la diffusione del monachesimo in Provenza, a pratire dagli inizi del V secolo, quando si ritirò con, Sant’Onorato, nell’isola di Lerins. La fama di San Caprasio fu grande e quando morì nel 433, nell’isola era già sorta una grande comunità monastica.
Molti secoli dopo le sue spoglie furono portate ad Aulla per sottrarle alle incursioni dei Saraceni, forse ad opera del figlio di Adalberto di Toscana, fondatore dell’Abbazia. Sepolte sotto l’altare maggiore, dopo più mille anni le sue reliquie sono tornate in luce e nella chiesa sono visibile le due tombe di S.Caprasio - Le sue reliquie sono esposte alla venerazione.

Ringrazio sentitamente il dott. Riccardo Boggi, direttore delle ricerche archeologiche all’interno dell’Abbazia di San Caprasio ad Aulla, responsabile dell’allestimento dell’esposizione museografica, studioso di tradizioni popolari e autore di numerose pubblicazioni di carattere storico e storico–etnografico che, in accordo con i suoi collaboratori  ha fornito le notizie e le fotografie relative all'Abbazia di San Caprasio,    autorizzandone la pubblicazione, nel Blog di Sala CarGià

Ezia Di Capua
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