lunedì 20 aprile 2026

"ANIMA" – spettacolo celebrativo per i vent'anni di RL Dance Studio - Riflessioni di Ezia Di Capua.


"L'arte è lo strumento più potente per creare connessioni reali."
 ANIMA, lo spettacolo celebrativo per i vent'anni di RL Dance Studio

Quando la danza diventa un abbraccio collettivo. 
Ci sono serate che restano scalfite nella memoria non solo per la bellezza estetica, ma per la forza del messaggio che riescono a trasmettere. ANIMA, lo spettacolo celebrativo per i vent'anni di RL Dance Studio, è stato esattamente questo: un’esplosione di vita, un rito collettivo che ha trasformato il Palasport Mariotti in un luogo dell'anima.

Dire che è stato "uno spettacolo di danza" sarebbe riduttivo. Le coreografie di Niccolò Di Stani sono state un capolavoro di dinamismo e precisione, capaci di dare forma visibile a emozioni invisibili. Ogni movimento dei ballerini non era solo tecnica, ma un grido di identità, un racconto di crescita e appartenenza che ha letteralmente ipnotizzato il pubblico.

Il valore aggiunto di questa produzione è stata la presenza magnetica di Paolo Ruffini. Il suo monologo si è incastonato perfettamente nella narrazione, portando quella dose di umanità, ironia e profondità a cui l'artista ci ha abituati. Ruffini ha saputo dare voce al tema centrale della serata: il bisogno autentico di essere "visti" e riconosciuti in un mondo spesso troppo veloce e distratto.

Ma il vero cuore pulsante dell'evento è stata l'energia di Monica Cidale e di tutta la famiglia della RL Dance Studio. Celebrare vent'anni in questo modo significa aver seminato bene: sul palco non c'erano solo allievi, ma persone consapevoli, unite da un linguaggio comune che va oltre il passo di danza.

ANIMA ci ha ricordato che l'arte è ancora lo strumento più potente che abbiamo per combattere la solitudine e creare connessioni reali. Uno spettacolo intenso, vibrante e profondamente umano.

In una società che spesso ci vuole invisibili, ANIMA ci ha urlato che esistere significa essere visti e ascoltati. È stata una serata indimenticabile, capace di riconciliarci con il senso più profondo dell’arte e di ricordarci che essa rimane lo strumento più potente per combattere la solitudine e creare connessioni reali. Uno spettacolo intenso, vibrante e profondamente umano, che non si è concluso con l’ultimo applauso, ma che continuerà a risuonare a lungo nel cuore di chiunque abbia avuto il privilegio di essere presente.

Testo di Ezia Di Capua -  #RLDanceStudio  

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giovedì 16 aprile 2026

La Bohème Teatro Civico della Spezia 23 maggio ore 21 – Manifesto d'autore firmato Ezia Di Capua


La storia del manifesto d’opera d’autore è un viaggio affascinante che affonda le radici in un’epoca in cui la pubblicità non era ancora un algoritmo, ma un atto creativo purissimo, capace di trasformare i muri delle città in una pinacoteca a cielo aperto. Guardando all’eredità delle Officine Grafiche Ricordi e ai maestri come Hohenstein o Metlicovitz, nel mio percorso di curatela artistica per il Coro Lirico La Spezia, ho inteso il manifesto non come sussidio informativo, ma come estensione semantica dell’opera. La locandina diventa il luogo di una "critica in immagine", dove la miniatura — mia cifra stilistica d'elezione — incontra la monumentalità del melodramma, con la ferma volontà di restituire a questo supporto la sua dignità di opera d’arte totale. Realizzare i manifesti per titoli come Il Barbiere di Siviglia o La Traviata non è stato per me un semplice esercizio di grafica, ma una ricerca di alta qualità estetica volta a creare un ponte tra lo spartito e lo sguardo dello spettatore.

In questa mia "Mimì" per La Bohème, ho voluto che il disegno diventasse soglia dell'anima, rifuggendo la freddezza del digitale per abbracciare la vibrazione del pastello, l'unico medium capace di assecondare e tracciare ogni singolo respiro della protagonista. La figura emerge con una bellezza malinconica e una delicatezza preraffaellita, dove il movimento armonioso del corpo dialoga con uno sfondo parigino appena accennato, etereo come un ricordo. La centralità dell'opera risiede nelle mani: una, colta in un gesto di estrema cura mentre regge fiori e indica il il tamburello da ricamo, dove i fiori ricamati sembrano prendere vita come simbolo di una primavera interiore che sfida il gelo del destino; l’altra, agile, gioca con il fiocco della cuffietta rosa, altro simbolo cruciale dell’opera. Proprio questa mano agile, gioca con il fiocco della cuffietta rosa, simbolo cruciale dell’opera e pegno d'amoree,  questo gesto, nella sua estrema delicatezza, parla allo spettatore della 'gelida manina' pucciniana, ma ne rivela anche il lato più autentico: quel tono squisitamente femminile e lievemente civettuolo che appartiene a Mimì. È il gioco della giovinezza che resiste al destino, una grazia innata che trasforma un semplice nastro in un atto di seduzione garbata e vitale. Ogni dettaglio, dalla precisione delle forbici da ricamo ai rocchetti di filo e all'ago, non è un mero ornamento, ma una metafora della trama stessa dell'esistenza che si consuma filo dopo filo. È una scelta di resistenza estetica che cerca la verità emotiva nel segno pittorico, offrendo al pubblico non un semplice annuncio, ma un frammento di bellezza immortale che anticipa il pianto e il riso del dramma.

© Opera manifesto e testi a cura di Ezia Di Capua – Tutti i diritti riservati.


lunedì 13 aprile 2026

Lerici, Benemerenze Civiche per tre donne - Si tratta di Sabrina Chiappa, Ezia Di Capua ed Eliana Bacchini. Ecco le motivazioni.

Bacchini, Chiappa, Di Capua
https://www.lanazione.it/la-spezia/cronaca/dal-comune-benemerenze-civiche-per-7e04b5b2

 Autore:   - 13Aprile 2026

L’amministrazione comunale ha approvato il conferimento delle Civiche Benemerenze per l’anno 2026, riconoscimento con cui l’Amministrazione intende valorizzare cittadini che, attraverso il proprio impegno umano, professionale e sociale, hanno contribuito in modo significativo alla crescita e al prestigio della comunità lericina.

Le benemerenze rappresentano uno dei più alti attestati di riconoscenza della Città e vengono assegnate a personalità che si sono distinte nei campi sociale, culturale, economico, sportivo, artistico e civile, promuovendo valori di solidarietà, partecipazione e senso civico” spiega il Sindaco di Lerici, Leonardo Paoletti. A seguito delle proposte pervenute e della valutazione effettuata dalla commissione, la Giunta Comunale ha deliberato all’unanimità di conferire la Civica Benemerenza 2026 a tre cittadine.

Queste le motivazioni:
Sabrina Chiappa, per l’importante attività svolta nella promozione dello sport, del commercio e dell’associazionismo, contribuendo alla crescita sociale e all’immagine pubblica del territorio ben oltre i confini comunali. Ultramaratoneta di livello internazionale e preparatrice atletica qualificata, rappresenta un esempio di dedizione, professionalità e capacità di coinvolgimento, avendo inoltre vestito i colori della Nazionale Italiana ai Campionati Mondiali IAU 24h 2025;
Ezia Di Capua, per l’elevato valore umano, culturale e professionale espresso in oltre quarant’anni di attività. Fondatrice e anima della Sala Culturale CarGià di San Terenzo, promotrice culturale, scrittrice e critica d’arte, ha dato impulso alla valorizzazione artistica del territorio, offrendo visibilità a numerosi talenti locali e contribuendo alla diffusione dell’identità culturale del Golfo dei Poeti anche a livello internazionale, 
Eliana Bacchini, per il lungo e significativo impegno a favore della comunità educativa, culturale e civile. Già dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo di Lerici, ha rappresentato un punto di riferimento per generazioni di studenti, famiglie e docenti, distinguendosi inoltre per la promozione dei diritti delle donne e delle pari opportunità e per l’attività culturale e sociale svolta sul territorio, anche attraverso la guida dell’Unitre di Lerici.

Desidero rivolgere le più sincere congratulazioni a Sabrina Chiappa, Ezia Di Capua ed Eliana Bacchini per il riconoscimento ricevuto. Quest’anno il conferimento assume un significato ancora più speciale perché premia un parterre interamente femminile: tre donne che, con percorsi diversi ma accomunate da passione, competenza e spirito di servizio, hanno lasciato un segno concreto nella nostra comunità. Il loro esempio racconta bene quanto il contributo femminile sia oggi fondamentale nei diversi ambiti della vita pubblica: nello sport, nella cultura, nell’educazione, nel volontariato e nell’impegno civile. Sono donne che non hanno semplicemente svolto un ruolo, ma hanno costruito relazioni, opportunità e crescita collettiva. Valorizzare queste esperienze significa riconoscere il valore quotidiano dell’impegno femminile, spesso silenzioso ma determinante per la coesione sociale e lo sviluppo del territorio” commenta ancora Paoletti.
Il conferimento ufficiale delle Civiche Benemerenze avverrà nel corso di una cerimonia pubblica istituzionale, la cui data sarà comunicata prossimamente.


martedì 31 marzo 2026

"La Bohème" di G. Puccini: TEATRO CIVICO DELLA SPEZIA 23 MAGGIO ORE 21 – Informazioni e Biglietteria


LA BOHÈME Opera lirica in quattro quadri

Musica di Giacomo Puccini - Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica
Data: 23 maggio 2026 – ore 21:00
Sede: Teatro Civico, La Spezia
Produzione: Associazione Coro Lirico La Spezia
Con il patrocinio del Comune della Spezia e di Regione Liguria
 
FINALITÀ BENEFICA
Il ricavato della serata sarà devoluto al Centro Antiviolenza Irene.
Un gesto concreto di solidarietà per sostenere le attività del centro a favore delle donne vittime di violenza
Nella Parigi bohémienne del XIX secolo, quattro giovani artisti vivono tra stenti e grandi sogni. Il poeta Rodolfo incontra la fragile vicina di casa, Mimì: è l'inizio di una storia d'amore travolgente, nata in una gelida soffitta e destinata a scontrarsi con la dura realtà della malattia. Tra l'allegria del Caffè Momus e la malinconia di un'alba invernale, Puccini dipinge un ritratto immortale della giovinezza, dell’amicizia e del sacrificio, culminando in uno dei finali più commoventi di tutta la storia dell'opera.

SI RINGRAZIANO GLI SPONSOR
ENEL E CONAD VIA Maralunga La Spezia

Curatore del Progetto Ezia Di Capua
Immagine Manifesto : Opera di Ezia Di Capua  - Titolo "Mimì"


sabato 28 marzo 2026

"IL BAMBOLOTTO DELLA REGINA" di Gabriella Mignani - Ed. Helicon - Recensione di Ezia Di Capua

PRESENTAZIONE DEL LIBRO " Il Bambolotto della Regina" a cura di Ezia Di Capua
 SALA CARGIA 7 LUGLIO 2026 ORE 18,15

 L'enigma dell'umano ne "Il bambolotto della regina"

Nella sua raccolta di racconti "Il bambolotto della regina", Gabriella Mignani tesse un raffinato collage di esistenze, un mosaico di situazioni di coppia e sociali che rifuggono la cronaca per farsi archetipo. La sua scrittura, armonica e avvolgente, sembra abitare un tempo universale, dove il particolare diventa specchio di una condizione umana condivisa, capace di parlare a ogni epoca. Questa prosa possiede una nitidezza quasi tattile, capace di costruire luoghi e stati d'animo con una precisione che ricorda la capacità di Katherine Mansfield di catturare l'epifania di un istante, quella rivelazione psicologica che emerge dal più piccolo dettaglio quotidiano. Eppure, sotto la superficie di una narrazione fluida, pulsa un messaggio spesso criptato: un'aura di mistero che avvolge i fatti, un'eco metafisica che evoca le atmosfere di Dino Buzzati, dove l'ordinario appare sempre sul punto di svelare un segreto indecifrabile e affascinante.

Questa precisione descrittiva trova il suo ancoraggio più forte nell'ambientazione spezzina, dove la città non è un semplice sfondo, ma un vero genius loci che riflette gli stati d’animo dei protagonisti. In particolare, il racconto che apre la raccolta ci riporta a una Spezia desolata e semideserta durante l'emergenza Covid: qui, l'unico protagonista maschile che parla in prima persona trasforma la cronaca del lockdown in una riflessione universale sulla solitudine e sull'attesa. Eppure, in questa desolazione, la Mignani non cede mai all'autocompiacimento del dolore, restando fedele alla convinzione che, nonostante tutto, “le barche comunque arriveranno in porto”, offrendo così uno spiraglio di speranza inattesa.

Ciò che più colpisce nel ritmo della narrazione è il distacco netto e improvviso delle chiusure. Se il racconto procede con eleganza, la fine arriva spesso senza preavviso; l'autrice non accompagna il lettore verso un finale consolatorio, ma sceglie un congedo fermo che recide ogni possibile proseguimento. Questa tecnica, che richiama il minimalismo essenziale di Raymond Carver, genera una sottile e persistente nostalgia: i personaggi sfumano d'un tratto, proprio nel momento in cui la loro vita sembrava essersi fatta più densa, lasciando in chi legge il desiderio sospeso di non vederli svanire così velocemente tra le righe.

Il percorso narrativo trova il suo culmine naturale ne "Il bambolotto della Regina", un capitolo che agisce come un potente spartiacque simbolico. Inserendo la data della morte della Regina Elisabetta II nel 2022, l'autrice non si limita a un riferimento cronologico, ma sancisce la fine di un’epoca storica e di un tempo collettivo ormai concluso. Quel momento diventa il perno attorno a cui ruota la riflessione sul distacco, trasformando la fine di un regno nel simbolo di un passaggio universale e definitivo.

Una vera chiave di volta che segue il viaggio in Inghilterra di due amiche. Il contrasto tra loro è fortissimo: una affronta il peso di una maternità messa in discussione e poi accolta, mentre l’altra, lontana da un amore incerto, sceglie di acquistare un bambolotto. In quel gesto sembra consumarsi un travaso di significati: l’oggetto diventa il simulacro di un’innocenza da preservare, il custode silenzioso di un bivio esistenziale condiviso nel silenzio. Mentre la vita delle due donne scorre, l'oggetto rimane immobile, proprio come la figura della Regina a cui rimanda, simbolo di stabilità in un mondo che muta. Il suo ritrovamento, a distanza di decenni, agisce come una violenta epifania: ritrovare il "bambolotto" significa per la protagonista scontrarsi con la versione di se stessa di allora, con quel segreto mai del tutto svelato e con la consapevolezza che siamo tutti, in fondo, come quel simulacro: oggetti nelle mani del destino o delle nostre stesse scelte, che attendono solo di essere riscoperti per rivelare, finalmente, il senso del proprio viaggio.

"In definitiva, l'opera di  Gabriella Mignani non è una semplice sequenza di storie, ma un invito a rallentare per osservare con cura le crepe della nostra quotidianità. È un libro che non si esaurisce all'ultima pagina, ma continua a risuonare nell’anima, spingendo il lettore a interrogarsi su quali siano i propri 'bambolotti' dimenticati e su quali segreti custodiscano ancora le nostre esistenze. Un’opera che, partendo dal particolare, si fa universale, confermando il talento di un’autrice capace di toccare le corde più intime del vissuto."

L'Autrice: Gabriella Mignani

Gabriella Mignani è una giornalista e scrittrice che ha fatto dell’osservazione della realtà il fulcro della sua cifra stilistica. Con una lunga esperienza nel mondo dell’informazione, ha sviluppato uno sguardo acuto e mai scontato sulle dinamiche sociali e relazionali della contemporaneità. La sua scrittura si distingue per una rara capacità di sintesi e per una sensibilità visiva che trasforma la parola in immagine. Nelle sue opere, Mignani esplora spesso i territori del "non detto" e le zone d’ombra dei legami umani, muovendosi con eleganza tra il realismo dei fatti e la profondità psicologica dei personaggi. Con Il bambolotto della regina, l'autrice conferma la sua vocazione per il racconto breve, inteso come frammento di verità universale capace di scuotere e far riflettere il lettore moderno. Mignani è un’autrice di profonda sensibilità, capace di tradurre la realtà in una prosa poetica e coinvolgente. Con la sua raccolta di poesie "Cambio di stagione", ha ottenuto importanti riconoscimenti di critica, vincendo nel 2021 il Primo Premio "Mario Tobino". La forza della sua scrittura è stata ulteriormente confermata da un prestigioso traguardo internazionale: uno dei racconti di questa raccolta è stato selezionato per il Giubileo degli Artisti 2025 a Roma, inserendo ufficialmente l'opera di Gabriella Mignani nel cuore delle celebrazioni culturali dell'Anno Santo.

Ezia Di Capua

Autor Profile - Ezia Di Capua 

Critico d’Arti Visive, Ezia Di Capua estende la sua analisi estetica alla letteratura, curando con sensibilità recensioni di romanzi e raccolte poetiche. Operatore culturale e Curatrice di arte contemporanea, dal 2010 è la mente e l'anima di Sala CarGià – Galleria d’Arte a San Terenzo, di cui è Direttrice. Pittrice, vincitrice di molti concorsi. In oltre quindici anni di attività nel Golfo dei Poeti, ha ideato e condotto innumerevoli eventi artistici, affermandosi come figura di riferimento per la promozione culturale del territorio. Proprio per il suo costante impegno nella diffusione della cultura, nel 2020 è stata insignita di un premio dal Sindaco di Lerici, Leonardo Paoletti. Il riconoscimento le è stato consegnato sul palco del Teatro Astoria in occasione del Concerto Lirico di Capodanno, evento di grande successo da lei stessa organizzato per conto del Coro Lirico La Spezia, con la partecipazione di solisti e orchestra. È l'ideatrice del © Sala CarGià Blog, magazine online di arte, cultura e spettacolo. dove ha aperto le seguitissime rubriche "Interviste dietro al cavalletto" e "Interviste dietro al sipario", spazi dedicati al dialogo profondo con gli artisti e i protagonisti della scena. La sua poliedrica formazione spazia dalle arti plastiche e pittoriche alla scenografia teatrale (recentemente ha firmato le scene dipinte per La Bohème e La Traviata 2025), fino alla scrittura: nel 2011 ha pubblicato il volume “La Misura Dell'Amore”. Dal 2018 Vice Presidente dell'Ass.ne Coro Lirico La Spezia - Dal 2013 ricopre ruoli di primo piano nella produzione operistica e nella comunicazione artistica, curando recensioni d'Opera lirica e progetti internazionali di scambio culturale, tra cui la messa in scena de “L’Elisir d’Amore” a Tokyo e Osaka. Esperta di semiologia e ricercatrice indipendente, affianca alla critica d'arte una profonda attività di studio e osservazione della Lunigiana storica e preistorica a cui sta dedicando la scrittura di un libro .  

PROMOZIONE D'ARTE,CULTURA E SPETTACOLO 2010-2026
a cura di Ezia Di Capua

sabato 21 marzo 2026

CORO LIRICO LA SPEZIA : Emozioni in musica all’inaugurazione del nuovo Conad di via Maralunga

video di Angelo Tomaselli
In occasione del taglio del nastro del nuovo Conad di via Maralunga, l’Associazione Coro Lirico La Spezia ha sorpreso i presenti con un suggestivo flash mob. Le note immortali del "Va, pensiero" di Giuseppe Verdi hanno risuonato tra le corsie, trasformando l’inaugurazione in un momento di autentica celebrazione culturale.

L'iniziativa nasce come speciale ringraziamento alla Presidente Rita Corbani, figura da sempre vicina al nostro cammino artistico. Anche quest’anno, la sua sensibilità verso l’arte si conferma determinante: Conad sarà infatti partner ufficiale della prestigiosa produzione de "La Bohème", che il Coro Lirico La Spezia porterà in scena al Teatro Civico il prossimo 23 maggio alle ore 21:00

Si tratterà di un evento di assoluto rilievo per il territorio, una produzione imponente che vedrà impegnati solisti di fama internazionale, orchestra e scenografie di grande impatto. Un appuntamento di alto profilo culturale che si fregia dei prestigiosi patrocini della Regione Liguria e del Comune della Spezia.

Testo di Ezia Di Capua - Vice Presidente Ass.ne Coro Lirico La Spezia

Il Coro Lirico La Spezia 
 Fash mob al Conad di via Maralunga

foto di Giovanna Landi



 

giovedì 19 marzo 2026

EZIA DI CAPUA intervista Stefania Giorgia Butti, regista di "La Bohème" - Produzione del CORO LIRICO LA SPEZIA al Teatro Civico della Spezia SABATO 23 maggio ore 21

Stefania Giorgia Butti - Regista

LE INTERVISTE DIETRO AL SIPARIO a cura di Ezia Di Capua


"Sette stagioni di grande lirica: il Coro Lirico La Spezia affida la sua nuova Bohème alla regista Stefania Giorgia Butti"

Esiste un filo rosso che collega il rigore del teatro barocco alla vitalità del verismo, la disciplina del canto lirico alla fisicità della pedagogia di Jacques Lecoq. Questo filo è stretto saldamente nelle mani di Stefania Giorgia Butti, artista poliedrica la cui carriera sembra muoversi con la precisione di un metronomo e la passione di un’aria pucciniana. Formatasi alla Civica Scuola di Musica "Claudio Abbado" e specializzatasi in Regia d’Opera al Teatro Coccia sotto la guida di Deda Cristina Colonna, la Butti appartiene a una nuova generazione di registi capaci di integrare visione artistica, competenza organizzativa (affinata alla Berlin Opera Academy) e sensibilità pedagogica (come formatrice ASLICO). Già Mimì sul palco del Teatro Lirico di Milano e futura firma di una Turandot internazionale che toccherà USA e Asia nel 2026, Stefania Giorgia Butti porta al Teatro Civico una Bohème che promette di essere, prima di tutto, un’esperienza di profonda verità umana.

L’INTERVISTA

Regista, ma con un passato (e un presente) da soprano. Stefania hai interpretato il ruolo di Mimì al Teatro Lirico di Milano. In che modo aver "abitato" fisicamente e vocalmente questo personaggio influenza il tuo modo di dirigerlo oggi?

Sono davvero onorata della collaborazione con il Coro Lirico La Spezia e della possibilità di riprendere in mano La Bohème, questa volta con uno sguardo dall’esterno come regista. Conoscere questa meravigliosa opera partendo dalla musica e dal personaggio di Mimì è qualcosa di immensamente speciale. Averla vissuta dall’interno, respirandone ogni sfumatura emotiva e vocale, mi permette oggi di affrontarla con una consapevolezza più profonda, empatizzando con le sue fragilità, ma conoscendo anche la sua forza. Questo sicuramente mi aiuta poi nel guidare gli interpreti, entrando nelle loro difficoltà e accompagnandoli in modo concreto verso una direzione per loro il più possibile vera ed efficace.

"Il TeatroCivico della Spezia è un gioiello di architettura storica che impone un dialogo serrato tra palcoscenico e platea. Qual è il cuore della sua visione per questo specifico allestimento spezzino e come inviteresti la città a riscoprire una Bohème che, sotto la tua regia, promette di essere tanto rigorosa quanto profondamente umana?"

Mi piace immaginare i nostri Bohémienne come personaggi di un dipinto impressionista, ognuno definito da pennellate di colore e tratteggio diverso che ne descrive la propria interiorità e viaggio personale. Come nella vita vera, ognuno viaggia solo, ma sono gli incontri e le relazioni che costruiamo sul cammino a plasmarci come esseri umani. I personaggi de La Bohème sono giovanissimi, si affacciano quasi disarmati su un mondo complesso, vivono alla ricerca della libera espressione di sì stessi rifiutando i valori materiali come fine ultimo della vita, ma subiscono le dure conseguenze reali della povertà. Nella mia lettura dell’opera, sono proprio i pochi oggetti materici in loro possesso a rivelare l’interiorità dei personaggi. Ogni protagonista è legato a uno o più oggetti che non hanno mai un valore semplicemente materiale o consumistico, ma custodiscono memorie, affetti e relazioni. Sono tracce vive del loro mondo emotivo. Basti pensare alla cuffietta rosa che unisce Mimì e Rodolfo, o alla vecchia zimarra di Colline a cui Puccini affida un’intera aria: non è un dettaglio casuale, ma un gesto profondamente narrativo. In questi oggetti si concentra ciò che i personaggi sono stati e ciò che provano. Quando il destino bussa, non sono gli oggetti accumulati a darci gioia, ma il calore delle relazioni. È come un trasloco emotivo: le stanze del cuore si svuotano, il superfluo svanisce e resta solo l’essenziale, il senso autentico del nostro viaggio. E lì, nonostante il dolore, in quell’abbraccio si rinasce.

Questa produzione celebra la settima stagione dell’Associazione Coro Lirico La Spezia al Teatro Civico, che ripropone La Bohème dopo undici anni . Cosa stupirà maggiormente il pubblico spezzino in questa nuova edizione rispetto quella prodotta nel 2014 e alla tradizione?

Ogni allestimento nasce da uno sguardo diverso, e ogni produzione è speciale a modo suo. Tengo molto a rispettare il testo e la drammaturgia, e mi piace lavorare sulle sfumature dello spartito per capire davvero cosa compositore e librettisti volessero raccontare. In questa produzione l’ambientazione e i costumi saranno tradizionali, ma cercherò di esprimere questo senso di “materialismo simbolico” e di “trasloco emotivo” attraverso un particolare uso dell’attrezzeria e degli oggetti di scena. L’obbiettivo è quello di restare fedeli alla tradizione, ma con uno sguardo personale e simbolico coerente con la drammaturgia.

C’è un dettaglio della partitura che da cantante ti sembrava un ostacolo e che da regista è diventato invece una chiave di lettura?

Devo ammettere che sia come cantante che come regista, ho sempre trovato molto sfidante l’approccio con il Terzo Quadro. Da interprete è un momento molto intenso da un punto di vista tecnico ed emotivo: siamo già oltre metà dell’opera e serve gestire bene le energie, mentre il lato più drammatico di Mimì emerge con forza. Dal punto di vista registico, invece, il ritmo cambia rispetto alla vivacità del Secondo Quadro: diventa più raccolto, ma la tensione deve restare viva, perché qui si entra nel cuore della vicenda con il peggioramento della malattia di Mimì. Per questo motivo è importante lavorare con attenzione sulle motivazioni dei personaggi e sulle intenzioni che guidano le loro scelte, così da rendere tutto il più possibile credibile e coinvolgente.

La tua formazione vanta lo studio sulla maschera neutra con Kuniaki Ida, secondo la pedagogia di Jacques Lecoq. La Bohème è un’opera fatta di piccoli gesti e relazioni serrate: come hai tradotto la "consapevolezza del corpo" in una soffitta dove il freddo e la fame devono diventare azioni fisiche reali e non solo convenzioni teatrali?

Il lavoro sulla maschera neutra di Lecoq permette di entrare in contatto con le emozioni attraverso il corpo, prima ancora che attraverso il volto, che spesso rischia di cadere in espressioni stereotipate. Da qui nasce una ricerca di movimenti che siano al tempo stesso funzionali alla scena e autentici, lontani dal cliché. Nel lavoro in palcoscenico con gli artisti cerco di proporre una mia visione, ma anche di lasciare spazio all’ascolto: le loro esigenze e la loro idea del personaggio sono fondamentali. L’obiettivo è costruire insieme un’espressione credibile, che nasca dal testo e dalle intenzioni profonde dei personaggi.

Un punto centrale del tuo percorso è il Master con Deda Cristina Colonna, maestra della gestualità barocca. In un’opera così viscerale come quella pucciniana, quanto ti serve quel rigore formale per "pulire" la scena dagli eccessi del melodramma e arrivare alla "verità interpretativa" che hai approfondito con Pietro De Pascalis?

Gli studi con Deda Cristina Colonna sono stati fondamentali per la mia formazione: ho la fortuna di poterla chiamare Maestra ed è da lei che ho imparato molto del mio approccio. Insieme abbiamo approfondito l’importanza dello spazio, della profondità scenica e sicuramente abbiamo in comune un gusto e una visione di teatro simbolico e contemporaneo, aperto alla sperimentazione, ma sempre nel rispetto del testo. Con Pietro De Pascalis, invece, ho lavorato soprattutto sulla presenza in scena: sul riuscire a stare in palcoscenico in modo autentico, senza pregiudizi, imparando davvero a lasciarsi guardare. In entrambi i percorsi, il punto di incontro è la centralità del corpo e della relazione con gli altri: è da lì che nasce una narrazione viva, capace di restare nel qui e ora e di arrivare a una verità espressiva.

Il tuo futuro prossimo è segnato da una Turandot globale tra Italia, Stati Uniti e Asia nel 2026. Approcciarsi oggi all’intimità di Bohème in uno spazio storico come il Teatro Civico della Spezia rappresenta per te un esercizio di introspezione o una sfida per sottrazione, in attesa delle grandi masse del repertorio tardo-pucciniano?

Non si tratta di sottrazione, ma di un uso diverso dello spazio scenico. A La Spezia il palcoscenico del Teatro Civico è più intimo e compatto: qui la vicinanza tra artisti e pubblico permette di concentrarsi sulle sfumature, sui dettagli, sulla tensione emotiva, e di far emergere con più delicatezza le relazioni e i legami tra i personaggi. Turandot è invece per antonomasia un’opera legata al macro e alle grandi masse, in particolare in Corea e in Cina dove il palcoscenico è molto ampio ho dovuto lavorare molto sull’apertura delle scene, sull’impatto visivo e sulla forza collettiva, senza però perdere di vista l’interiorità dei personaggi. La regia che porto avanti con la mia collega e co-regista Livia Lanno è volta ad osservare e immaginare un viaggio interiore del protagonista Calaf, alla ricerca dell’accettazione e cura di un trauma irrisolto e quindi indirizzato alla sua evoluzione emotiva e psicologica. In questo senso affrontare La Bohème oggi è per me un segno di continuità: cambiano le dimensioni dello spazio scenico, ma l’obiettivo resta lo stesso, quello di raccontare storie con profondità emotiva, verità psicologica e autenticità interpretativa, a prescindere dalla grandezza del palcoscenico.

Avendo firmato lavori come Juliette e opere contemporanee, quale aspetto della struttura drammaturgica di Puccini trovi ancora oggi rivoluzionario? C’è un sottotesto nel libretto di Illica e Giacosa che hai deciso di illuminare per parlare al pubblico del 2026?

Credo che La Bohème parli ancora tantissimo ai giovani di oggi, in particolar modo ai Millenial e alla Gen Z, generazioni che hanno vissuto molte difficoltà nel loro affacciarsi al mondo degli adulti e che spesso si trovano a vivere una condizione di precarietà anche dopo i trent’anni, ma che continuano comunque a modo loro ad essere sognatori. Trovo rivoluzionaria proprio la scelta di Puccini di partire da un testo che racconta “Scene della vita di Bohème”, qui non ci sono più grandi eroi o vicende lontane, ma frammenti di vita semplice e quotidiana. In questo senso, il sottotesto che mi interessa far emergere è proprio questa umanità semplice e fragile, molto vicina a noi, con il loro bisogno di amare, di trovare il proprio posto nel mondo, di resistere anche quando le condizioni non sono facili. È qualcosa che, secondo me, il pubblico di oggi può riconoscere immediatamente sulla propria pelle.

Come formatrice per i progetti Opera Domani di ASLICO, tu educhi i più giovani al linguaggio operistico. Se dovessi sintetizzare l'essenza di questa produzione per un ragazzo che entra a teatro per la prima volta, su quale "emozione universale" punteresti la sua lente d'ingrandimento?

Direi loro che è difficile racchiudere quest’opera in una sola emozione, ma se dovessi scegliere una lente attraverso cui guardarla, indicherei la speranza. È la stessa speranza che Rodolfo canta nella sua aria, una fiducia fragile ma ostinata nella vita, nell’amore, nel futuro. Oggi, in tempi complessi, è facile perdere questa qualità tipica della gioventù e lasciarsi scivolare nel cinismo. La Bohème non nasconde il dolore, ci parla di povertà, malattia, perdita e ci ricorda che la sofferenza fa parte della vita, sta a noi provare a tenere accesa la nostra scintilla. In fondo, è questo quello che fanno l’opera lirica, il teatro e l’arte: ci aiutano a restare vivi nonostante il grigiore della realtà.

Hai un sassolino nella scarpa?

Nessun sassolino, solo tanta voglia di continuare a sperimentare ed emozionarmi ogni volta che il sipario si alza su un nuovo spettacolo.

Testo di Ezia Di Capua – Vice Presidente dell'Ass.ne Coro Lirico La Spezia

Intervista concessa in esclusiva a Ezia Di Capua per Sala CarGia' Galleria d'arte per la pubblicazione integrale nel BLOG © Sala CarGià Blog http://salacargia.blogspot.com, e parziale pubblicazione su quotidiani online e organi di stampa - ogni diritto è riservato.


PROFILO DELLA REGISTA STEFANIA GIORGIA BUTTI

Stefania Giorgia Butti è una regista d'opera che ha costruito la propria identità artistica fondendo una solida formazione musicale come soprano a una ricerca teatrale profonda. Dopo essersi diplomata in canto lirico alla Civica Scuola di Musica Claudio Abbado e aver conseguito un master in regia al Teatro Coccia di Novara, ha perfezionato il suo approccio scenico attraverso lo studio della maschera neutra di Lecoq e il training sulla verità interpretativa. Questa doppia anima di cantante e regista le permette di coniugare il rigore musicale con un'attenzione particolare al corpo e alla drammaturgia. Il suo percorso professionale spazia dalle produzioni contemporanee ai grandi classici del repertorio. Ha debuttato nel 2023 con Juliette, per poi firmare diversi titoli per il Teatro Coccia, tra cui Artemisia Gentileschi. La sua carriera ha preso una dimensione internazionale grazie al sodalizio con Livia Lanno, insieme alla quale ha vinto il concorso T4T che la porterà a dirigere Turandot in una tournée mondiale tra Italia, Stati Uniti, Corea del Sud e Cina nel 2026. Nello stesso anno curerà inoltre il progetto Orobea legato alle Olimpiadi Milano-Cortina. Oltre all'attività registica e alle significative esperienze come assistente per registi di chiara fama, mantiene un forte impegno in ambito pedagogico come formatrice per i progetti di Opera Domani con AsLiCo. La sua visione artistica è costantemente alimentata dalla sua esperienza di interprete, che l'ha vista calcare palcoscenici prestigiosi come il Teatro Lirico di Milano, il Teatro Grande di Brescia e il Malibran di Venezia, garantendole una gestione efficace del lavoro collettivo e una profonda comprensione delle dinamiche del palcoscenico.

INFO E BIGLIETTERIA

  • Opera: La Bohème di G. Puccini (Integrale - 4 Atti)

  • Produzione: Associazione Coro Lirico La Spezia

  • Patrocini: Regione Liguria, Comune della Spezia

  • Dove: Teatro Civico della Spezia

  • Quando: 23 Maggio 2026

  • Biglietti: Disponibili presso il Botteghino del Teatro o sui circuiti online autorizzati.


Informazioni e Biglietteria

L'appuntamento con la poesia di Puccini è per il 23 maggio al Teatro Civico della Spezia.

Nota Bene: I biglietti per lo spettacolo non sono ancora in vendita. Sarà possibile acquistarli prossimamente presso i canali ufficiali del Teatro.

Contatti Botteghino Teatro Civico (Ingresso da Corso Cavour, 20

  • Orari: dal lunedì al sabato ore 9:00-12:30; il mercoledì anche dalle 16:00 alle 19:00.

  • Telefono: 0187 727 521

  • Email: teatrocivico.botteghino@comune.sp.it

Online (prossimamente): biglietti.teatrocivico.it

Autor Profile - Ezia Di Capua  Critico d'Arti Visive e Storica dell'Arte.Operatore culturale e Curatrice di arte contemporanea, dal 2010 è la mente e l'anima di Sala CarGià – Galleria d’Arte a San Terenzo, di cui è Direttrice. Pittrice, vincitrice di molti concorsi. In oltre quindici anni di attività nel Golfo dei Poeti, ha ideato e condotto innumerevoli eventi artistici, affermandosi come figura di riferimento per la promozione culturale del territorio. È l'ideatrice del © Sala CarGià Blog, magazine online di arte, cultura e spettacolo. La sua poliedrica formazione spazia dalle arti plastiche e pittoriche alla scenografia teatrale (recentemente ha firmato le scene dipinte per La Bohème e La Traviata 2025), fino alla scrittura: nel 2011 ha pubblicato il volume “La Misura Dell'Amore”. Dal 2018 Vice Presidente dell'Ass.ne Coro Lirico La Spezia - Dal 2013 ricopre ruoli di primo piano nella produzione operistica e nella comunicazione artistica, curando progetti internazionali di scambio culturale, tra cui la messa in scena de “L’Elisir d’Amore” a Tokyo e Osaka. Esperta di semiologia e ricercatrice indipendente, affianca alla critica d'arte una profonda attività di studio e osservazione della Lunigiana storica e preistorica a cui sta dedicando la scrittura di un libro .

PROMOZIONE D'ARTE CULTURA E SPETTACOLO 2011-2026
a cura di Ezia Di Capua

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